LE BASI SUBBUTEO DUX – Tra verità e Leggenda

di Andrea Sartori (Sarto) del Club “Old Subbuteo Club River Po Cremona

Le basi Dux, si sa, costituiscono uno dei più vivi argomenti di discussione tra i giocatori di Subbuteo.

Vogliamo noi esimerci dal raccontarne la storia, tra verità e leggenda? Certo che no!

Specialmente in un periodo in cui l’attività ludica del Subbuteo è ridotta ai minimi storici (non ci può essere distanziamento sociale in un gioco in cui si sta gomito a gomito) ci si può abbandonare alla lettura, raccogliere informazioni e divulgarle.

Partiamo dunque dall’inizio… cosa sono?

Limitiamoci per ora a dire che, a detta di molti, sono tra le basi più performanti mai prodotte dalla Subbuteo, se non addirittura le migliori in assoluto per stabilità, accosto alla palla e tiro, nonché con una spiccata attitudine ad “alzare” la pallina.

Cos’hanno di speciale? Non diciamo che pochi le abbiano viste e possedute, ma certamente esserne venuti in possesso, almeno consapevolmente, non è appannaggio di tutti. Da qui la difficoltà di asserire con assoluta certezza quali siano le loro caratteristiche.

Possiamo dire che le repliche che, in anni più recenti così come tutt’ora, sono state realizzate da vari produttori sono prodotte con un bordo sensibilmente più largo delle basi normali e con una superficie d’appoggio meno convessa, ma più estesa e piana.

Riteniamo quindi che queste fossero le peculiarità delle basi originali.

Ad oggi, nel mondo del materiale replica, le produzioni attuali confluiscono in quell’ insieme di basi definite “repliche larghe”.

Sicuramente riconoscerle ad una prima occhiata non è un’abilità comune.

Tra verità e leggenda

Continuiamo la storia delle basi Dux venendo alla loro origine, alimentata da una buona dose di mito.

Ricordiamo che il Subbuteo è un gioco di origine inglese, prodotto più precisamente nel Kent sin dalla fine degli anni ‘40, e che negli anni ’70 era ancora immesso sul mercato su base semi artigianale: miniature e basi erano assemblate ed incollate manualmente e dipinte, sempre a mano, da volonterose casalinghe assoldate per arrotondare il bilancio familiare.

Solo tra la fine del decennio e l’inizio degli anni 80 la sua sempre più ampia diffusione dovette cedere il passo ad una produzione industriale.

In Italia l’importatore del gioco era Edilio Parodi di Genova e il nostro paese divenne una seconda patria per gli omini basculanti.

Questo ampio preambolo perché pare che, in casa Parodi, avessero libero accesso un certo numero di collaboratori/giocatori genovesi che avevano la possibilità di mettere le mani sul materiale prima che questo venisse posto in commercio.

Da qui la scoperta fortuita di uno di essi, o più di uno, delle suddette basi, ma, inspiegabilmente, non tra le miniature da gioco, bensì tra i portierini confezionati in blister da vendere separatamente (le squadre da gioco Subbuteo non hanno mai incluso il portierino di movimento nella confezione).

Il nostro fortunato amico iniziò quindi a selezionare accuratamente questi portierini scegliendo, a suo giudizio, i migliori per potervi assemblare una squadra completa.

Li scelse tra quelli a base bianca e tenuta da gioco completamente nera (uno di questi è visibile, a destra, nella foto presa dal web).

Il passo è breve per arrivare al nome: dovendo inventarsene uno per una squadra sostanzialmente di fantasia, il colore delle loro divise suggerì al suo creatore il termine Dux.

Basi subbuteo DUX
immagine copiata dalla pagina dell’Old Subbuteo Club River Po Cremona

A questo punto della storia, un altro paio di dettagli sono da chiarire: sembra che il nome Dux non venne dato allora, ma fu una operazione commerciale molto più recente di un produttore che le replicò, e che queste strane basi fossero solo bianche.

Fatto certo è che il suo possessore si concesse una personalizzazione dipingendo di arancione il bordo superiore delle basi per richiamare i colori dell’allora club Bottini di Genova, arancione e nero (in riferimento un’immagine presa dal web di quella che viene ritenuta la Dux “madre”).

immagine copiata dalla pagina dell’Old Subbuteo Club River Po Cremona

A quanto pare un altro giocatore mise insieme una seconda squadra Dux, ma che andò persa negli anni consegnando quindi ai giorni nostri solo una delle due originali.

Ci asterremo qui da ogni qualsivoglia commento sull’attendibilità di queste informazioni che non siamo in grado di verificare.

L’inizio del mito

Da questo momento inizia il mito e la ricerca delle tanto agognate basi da parte dei giocatori più talentuosi e competitivi.

In occasione del 60° anniversario del gioco iniziarono ad essere prodotte repliche fedeli delle basi originali sacrificando, per la realizzazione dello stampo, almeno una o due basi originali della squadra Dux “madre”, gentilmente immolata per il bene comune.

Diversi produttori di materiale replica seguirono a ruota, ognuno producendo la propria versione delle Dux che una decina d’anni fa iniziarono ad avere una larga diffusione nel mondo del Subbuteo old.

La fine della storia

Una menzione a parte merita il tema dei colori. Come abbiamo già detto, inizialmente si ritenne che le basi Dux fossero esclusivamente bianche, ma, con l’andar degli anni qualcuno cominciò a riconoscerne, tra le squadre da gioco, di nere e, via via, di altri colori, tanto che oggigiorno prende piede presso alcuni la convinzione che si possano potenzialmente trovare in qualsiasi tinta.

A cosa si rifà, di fatto, questa teoria (peraltro piuttosto plausibile)?

Al fatto che difficilmente la Subbuteo avesse dedicato alcuni stampi con caratteristiche particolari specificatamente a basi bianche. Ed è ancora più improbabile che le suddette basi fossero dedicate volontariamente ai soli portierini.

Certo è che qualche stampo conferisse alle basi quelle particolari caratteristiche che le resero celebri, ma in quegli stessi stampi potevano essere prodotte, in modo del tutto casuale, basi di qualsiasi colore.

Ecco perché era possibile trovare nelle confezioni da 10 giocatori due o tre basi Dux tra altre normali, alimentando la ricerca dei giocatori più “sgamati” che scandagliavano più scatole della stessa squadra alla ricerca di quante più Dux potessero trovare (naturalmente per chi poteva permettersi la fiducia di un giocattolaio non solo ben fornito, ma anche paziente ed accomodante).

Non vogliamo qui né affossare né osannare le Dux che hanno, ed avranno sempre, i loro estimatori ed i loro detrattori (i quali sostengono che, fondamentalmente, più che la base conti il dito).

Abbiamo solo voluto raccontare un capitolo, certamente significativo, della storia del Subbuteo in Italia, sperando di aver fatto cosa gradita e pronti a raccogliere qualche altro aneddoto (meglio se documentato) in merito a questo particolare prodotto.

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