La gioia, il gol decisivo in semifinale, gli abbracci e un titolo europeo sfiorato. Alessandro Amatelli racconta la Champions League del Casale attraverso le emozioni e i legami che hanno accompagnato la squadra fino alla finale.
Ci sono tanti modi per raccontare una finale europea. Si può partire dai risultati, dai gol, dalle partite che hanno deciso il percorso. Alessandro Amatelli, quando gli chiediamo quale immagine conserverà di questa Champions League, sceglie invece il bar fuori dal palazzetto. Oppure una cena in albergo, insieme ai compagni.
“La semplicità è ciò che tiene unito un gruppo. I campi ed i risultati sono solo il contorno“.
È da qui che passa il racconto del Casale vicecampione d’Europa. Da una squadra arrivata a un passo dal titolo e dalle persone che hanno condiviso ogni momento di quel cammino. Amatelli, miglior marcatore del Casale nel torneo, ci accompagna dentro quelle giornate: dalla tensione della semifinale alla tranquillità davanti al panno della finale, fino alle prime battute scambiate dopo la delusione.

La felicità e quel briciolo di amarezza
A distanza di qualche giorno, le emozioni convivono ancora.
«Come già detto in altre occasioni, felicità ed un briciolo di amarezza. Ci siamo andati davvero vicino. Ma è un risultato dal quale ripartire».
La consapevolezza dell’occasione sfiorata rimane. Nelle parole di Alessandro, però, il risultato ha già assunto anche un altro significato: è qualcosa su cui costruire.
Per arrivare a giocarsi il titolo, il Casale ha dovuto attraversare una semifinale con Murcia che Amatelli ricorda come «una battaglia fino all’ultimo secondo». Alla fine sono arrivate la gioia, forse un po’ di stupore e soprattutto un urlo liberatorio, «quasi vitale».
Dentro una partita così combattuta trova spazio anche il ricordo dell’avversario.
«Tengo in ogni caso a fare i complimenti al mio avversario Juan Noguera: una stretta di mano bellissima al termine della partita».
E, ripensando alla semifinale, Alessandro aggiunge un messaggio per il compagno: «E che giocatore che sei Zambo».
Il gol del 5-4 e quell’ultimo assalto da difendere
Gli chiediamo di scegliere un gol fra quelli segnati durante il torneo. La risposta è immediata: quello del 5-4 in semifinale.
«Esultanza sopra le righe ma immediata attenzione a difendere l’ultimo assalto della partita».
In poche parole c’è tutta la tensione di un incontro ancora aperto: la gioia per la rete e la necessità di tornare subito a concentrarsi. Restava un ultimo assalto da affrontare prima di potersi lasciare andare davvero.
È uno dei momenti che danno un volto al percorso del Casale. Accanto al risultato rimane il ricordo di ciò che è servito per raggiungerlo, fino agli ultimi secondi.

Un ricordo per ogni compagno
Quando gli chiediamo di portarci dentro un momento che da fuori non abbiamo potuto vedere, Amatelli sceglie di dedicare un ricordo a ciascuno.
«L’abbraccio alle spalle del mio pres Alex al termine della semifinale; le fiamme negli occhi di Zambo in ogni partita che conta; le lacrime negli occhi di Bode dopo la finale; gli incitamenti di Chri a bordo campo per tutti e 30 i minuti della finale».
Sono immagini diverse, che raccontano quanto ciascuno abbia vissuto intensamente questa esperienza. Un abbraccio, uno sguardo, la voce di chi continua a incoraggiare i compagni.
Poi arriva Paolino. E qui, per Alessandro, bastano pochissime parole:
«Con Paolino invece ogni parola è superflua, “dalla D alla Champions insieme” è sufficiente per esprimere il concetto».
Una frase che contiene un percorso condiviso e spiega quanto possa significare ritrovarsi insieme a giocare una finale europea.
La finale, con la tranquillità di chi sa di giocare bene
Una finale di Champions può pesare sulle mani e sui pensieri. Alessandro racconta di aver sentito la tensione nei minuti precedenti al fischio d’inizio, ma di aver trovato subito serenità una volta cominciata la partita.
«In realtà ho giocato la finale molto tranquillo e non ho affatto patito il momento: sapevo di star giocando bene e che avrei avuto le mie chances. Averla sbloccata quasi subito forse mi ha un po’ aiutato».
La fiducia nel proprio gioco lo ha accompagnato anche nell’appuntamento più importante.
«La tensione l’ho sentita qualche minuto prima del fischio d’inizio ma è svanita immediatamente».



Due sorrisi fuori dal palazzetto
Dopo la finale, l’amarezza ha trovato presto la compagnia dell’orgoglio. Gli chiediamo come sia avvenuto quel passaggio e Alessandro risponde con la stessa naturalezza con cui ha raccontato il resto del torneo.
«L’orgoglio non è tardato ad arrivare: due sorrisi, due battute e due sigarette fuori dal palazzetto bastano e avanzano».
Il pensiero del titolo sfiorato resta, naturalmente.
«Certo, il pensiero è rimasto e rimarrà ancora… ma è un nuovo punto di partenza».
È forse proprio in quei primi momenti fuori dal palazzetto che si ritrova il senso del suo racconto: poter condividere la delusione con le stesse persone con cui si è appena vissuta una gioia enorme.
Quello che resterà
Fra qualche anno, quale sarà la prima immagine a tornare?
«Probabilmente l’immagine di noi al bar fuori dal palazzetto o di noi a cena in albergo».
Dopo i gol, la semifinale e la finale europea, Alessandro torna ancora lì: al tempo trascorso insieme.
«La semplicità è ciò che tiene unito un gruppo. I campi ed i risultati sono solo il contorno».
Il Casale torna da questa Champions con un secondo posto europeo e la consapevolezza di essere arrivato vicinissimo al titolo. Amatelli ci lascia anche il ricordo di un abbraccio alle spalle, degli incitamenti durati un’intera partita e di una cena fra compagni. E quelle poche parole che raccontano una strada percorsa insieme: dalla D alla Champions.