Basi Subbuteo DUX originali e repliche moderne

Dalle origini misteriose alle reinterpretazioni contemporanee di Astrobase e Top Spin.

Grazie ad Andrea Sartori (Sarto) del Club “Old Subbuteo Club River Po Cremona

Aggiornamento 2026: le basi DUX appartengono ormai alla categoria dei “fantasmi” del Subbuteo. Non vengono più prodotte da decenni, sono introvabili sul mercato e la loro storia è avvolta da un alone di mistero. Tra testimonianze frammentarie, ricordi di vecchi giocatori e pochissimi esemplari sopravvissuti, le DUX continuano a esercitare un fascino unico. In questo articolo ripercorriamo ciò che sappiamo — e ciò che ancora non è del tutto chiaro — su uno dei modelli più enigmatici mai apparsi nel nostro gioco.

Queste particolari basi sono da sempre uno degli argomenti più discussi tra i giocatori di Subbuteo. Un oggetto raro, quasi mitologico, che continua a far parlare di sé nonostante siano passati decenni dalla loro scomparsa.

E noi vogliamo forse esimerci dal raccontarne la storia, tra verità e leggenda? Ovviamente no. Anzi: in un periodo in cui l’attività ludica del Subbuteo è stata spesso rallentata — e in cui molti giocatori hanno riscoperto il piacere della lettura e della ricerca — vale la pena raccogliere ciò che sappiamo e condividerlo.

Partiamo dall’inizio: cosa sono, esattamente, le basi DUX? Secondo molti appassionati, erano tra le basi più performanti mai prodotte dalla Subbuteo: stabili, precise nell’accosto, potenti nel tiro e con una sorprendente capacità di “alzare” la pallina. Una combinazione che, ancora oggi, alimenta il mito.

Ma cosa le rende così speciali? Non possiamo dire che nessuno le abbia mai viste, ma è certo che possederne un set originale — e riconoscerlo con certezza — non è affatto comune. La scarsità di esemplari autentici rende difficile stabilire con precisione tutte le loro caratteristiche.

Le repliche moderne, prodotte negli anni più recenti da vari artigiani e aziende, presentano alcune costanti: un bordo più largo rispetto alle basi tradizionali e una superficie d’appoggio meno convessa, più estesa e più piatta. È probabile che queste fossero anche le peculiarità delle basi originali.

Nel panorama attuale del materiale replica, queste produzioni rientrano nella categoria delle cosiddette “repliche larghe”. Riconoscerle a colpo d’occhio, però, non è un’abilità comune: serve esperienza, confronto diretto e, spesso, un pizzico di fortuna.

Tra verità e leggenda

Continuiamo la storia delle basi DUX entrando nel territorio dove realtà e mito si intrecciano. La loro origine, infatti, è avvolta da racconti tramandati tra giocatori, ricordi sbiaditi e qualche testimonianza diretta.

Il Subbuteo nasce in Inghilterra, nel Kent, alla fine degli anni ’40, e per decenni rimane un prodotto semi‑artigianale: miniature e basi venivano assemblate e incollate a mano, e la colorazione era affidata a casalinghe che arrotondavano così il bilancio familiare. Solo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, con la crescente diffusione del gioco, la produzione divenne più industriale.

In Italia l’importatore ufficiale era Edilio Parodi di Genova, e il nostro Paese divenne presto una seconda patria per gli omini basculanti. Questo dettaglio è importante, perché sembra che alcuni collaboratori e giocatori genovesi avessero accesso al materiale prima che venisse messo in commercio.

È proprio da qui che nasce il racconto più diffuso: uno di questi giocatori avrebbe trovato — per puro caso — alcune basi particolari non tra le miniature da gioco, ma tra i portierini venduti in blister. Ricordiamo infatti che le squadre Subbuteo non includevano mai il portiere di movimento nella confezione.

Il nostro fortunato scopritore iniziò quindi a selezionare con cura questi portierini “speciali”, scegliendo quelli che riteneva migliori per assemblare una squadra completa. Li individuò tra i modelli con base bianca e divisa completamente nera (uno di questi è visibile nella foto reperita online).

Da qui al nome il passo fu breve: dovendo battezzare una squadra di fatto “inedita”, il colore nero delle divise suggerì il termine DUX.

Basi subbuteo DUX
Immagine condivisa dall’Old Subbuteo Club River Po Cremona, che ringraziamo per il prezioso contributo

Tuttavia, alcuni dettagli meritano una precisazione: sembra che il nome “DUX” non sia stato coniato all’epoca, ma sia frutto di una scelta commerciale molto più recente, adottata da un produttore che replicò queste basi. Inoltre, pare che le basi originali fossero esclusivamente bianche.

È certo invece che il possessore della prima squadra personalizzò le basi dipingendo di arancione il bordo superiore, per richiamare i colori del club Bottini di Genova (arancione e nero). L’immagine considerata la “DUX madre” mostra proprio questa caratteristica.

Immagine condivisa dall’Old Subbuteo Club River Po Cremona, che ringraziamo per il prezioso contributo

A quanto pare esistette anche una seconda squadra DUX, assemblata da un altro giocatore, ma andò perduta negli anni. Oggi, quindi, sopravvive solo una delle due originali.

Su questi racconti non possiamo esprimerci con certezza: sono testimonianze non verificabili, tramandate più per passione che per documentazione. E forse è proprio questo alone di incertezza a rendere le basi DUX ancora più affascinanti.

L’inizio del mito

Da questo momento prende forma il mito: la ricerca delle basi DUX diventa una vera e propria ossessione per i giocatori più talentuosi e competitivi.

In occasione del 60° anniversario del Subbuteo iniziarono a comparire le prime repliche fedeli delle basi originali. Per realizzare lo stampo fu necessario sacrificare almeno una o due basi autentiche della squadra DUX “madre”, generosamente messe a disposizione “per il bene comune”. A partire da quel momento diversi produttori di materiale replica seguirono l’esempio, ognuno proponendo la propria versione delle DUX. Nel giro di pochi anni — circa una decina — queste repliche ottennero una diffusione significativa nel mondo del Subbuteo old.

La fine della storia

Un capitolo a parte merita il tema dei colori. Inizialmente si riteneva che le basi DUX fossero esclusivamente bianche. Con il passare del tempo, però, alcuni giocatori iniziarono a riconoscerne di nere e, progressivamente, di altre tinte. Oggi qualcuno sostiene addirittura che possano esistere — potenzialmente — in qualsiasi colore.

Da cosa nasce questa teoria, che a ben vedere è piuttosto plausibile?

Dal fatto che è improbabile che la Subbuteo avesse dedicato stampi speciali esclusivamente alle basi bianche. Ancora meno credibile è l’idea che tali basi fossero state prodotte appositamente per i soli portierini. È molto più verosimile che uno specifico stampo, dotato di caratteristiche particolari, abbia generato basi con le qualità che oggi associamo alle DUX… ma in qualsiasi colore venisse utilizzato in quel momento.

Ecco perché, nelle confezioni da 10 giocatori, poteva capitare di trovare due o tre basi DUX mescolate ad altre normali. Questo alimentò la caccia dei giocatori più “sgamati”, che passavano in rassegna più scatole della stessa squadra alla ricerca del maggior numero possibile di basi fortunate. Ovviamente, ciò richiedeva un giocattolaio ben fornito… e soprattutto paziente.

Non vogliamo né osannare né demolire le DUX: hanno sempre avuto i loro estimatori e i loro detrattori (i quali sostengono che, in fondo, conti più il dito della base). Il nostro intento è semplicemente raccontare un capitolo significativo della storia del Subbuteo in Italia, con la speranza di aver fatto cosa gradita e con la disponibilità ad accogliere nuovi aneddoti — meglio se documentati — su questo affascinante oggetto di culto.

Ringraziamento

Un ringraziamento particolare va ad Andrea “Sarto” Sartori dell’Old Subbuteo Club River Po Cremona, autore del primo racconto sulle basi DUX dal quale questo articolo prende ispirazione. Il suo lavoro di ricerca, memoria e divulgazione ha permesso di conservare e tramandare una parte preziosa della storia del Subbuteo in Italia.

La DUX del presente

Negli ultimi anni, mentre le basi DUX originali sono diventate sempre più rare e avvolte dal mito, alcuni produttori italiani hanno raccolto la sfida di reinterpretarle per il gioco moderno. Nascono così le repliche contemporanee: basi che non pretendono di sostituire l’originale, ma che ne recuperano lo spirito, le proporzioni e — per quanto possibile — le sensazioni di gioco. Tra i produttori più attivi in questo campo troviamo Astrobase e Top Spin, ciascuno con una propria filosofia e un proprio modo di riportare la DUX nel presente.

Astrobase e la linea DUXTech

Astrobase ha scelto un approccio molto particolare nel reinterpretare le basi DUX: unire il disegno storico alle tecnologie moderne. Il risultato è la linea DUXTech, una base pensata per il gioco old‑style ma con caratteristiche costruttive attuali.

Le DUXTech mantengono il classico profilo HW con piatto arrotondato, offrendo un feeling di gioco molto vicino alle basi originali. Sono progettate per garantire stabilità, controllo e ottime prestazioni sportive, anche negli agganci lunghi, grazie a un equilibrio ben studiato tra peso e materiale.

Tra gli elementi distintivi troviamo:

  • profilo DUX in ABS lucido, con peso totale di 1,1 g;
  • pesetto in metallo già incollato all’interno, caratteristica unica sul mercato;
  • punto di estrusione spostato all’interno della base, soluzione tecnica che evita scheggiature sul bordo esterno;
  • disponibilità in tutti i colori classici, vendute singolarmente o nel set da 12.

Le dimensioni sono in linea con le repliche moderne: diametro superiore 2,00 cm, altezza 0,6 cm, peso 1,1 g.

Astrobase descrive le DUXTech come una base “eccezionale” per chi cerca una replica fedele delle DUX originali, ma con prestazioni di gioco ottimizzate per gli standard attuali.

Top Spin – La reinterpretazione essenziale delle DUX

A differenza di altri produttori, Top Spin non accompagna le proprie basi con descrizioni tecniche dettagliate: preferisce lasciare che siano le immagini e l’esperienza dei giocatori a parlare. Le sue repliche delle DUX si presentano come una versione pulita, essenziale e moderna del modello storico, pensata per chi cerca una base old‑style solida e affidabile.

Le basi Top Spin si distinguono per:

  • un bordo largo ispirato alle DUX originali;
  • una superficie d’appoggio regolare, che favorisce stabilità e controllo;
  • una costruzione robusta, pensata per un uso intensivo nel gioco tradizionale;
  • disponibilità in diversi colori, come ormai consuetudine nel materiale old‑style moderno.

Pur senza una scheda tecnica ufficiale, le repliche Top Spin sono oggi molto diffuse tra i giocatori old‑style, grazie alla loro semplicità, alla buona resa in campo e alla continuità con la tradizione italiana del materiale artigianale.

Top Spin rappresenta quindi una interpretazione sobria e funzionale delle DUX: orientata alla praticità e all’immediatezza del gioco.

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