I DIARI DELLA… VALIGETTA… 13 settembre 2013

Caro diario… Treviso è stata una bella esperienza. La location, come dicono quelli bravi, era sicuramente di ottimo livello. Il nostro torneo a squadre è andato abbastanza bene, tutto sommato. L’individuale invece è stato un po’ sotto tono, forse perché lo “sentiamo” sempre un po’ meno rispetto al torneo che ci vede coinvolti tutti insieme.

Nota decisamente positiva, in diversi si sono accorti della mia nuova valigetta e questo è un buon risultato, anche se i commenti, a volte, sono stati fintamente positivi (complimenti, tutto sommato ti è venuta bene) o furbescamente negativi (ah… l’hai fatta tu, hai visto che belle quelle che fa Giuseppone?) ma è normale che sia così.

Aldilà della soddisfazione personale, c’era comunque l’esigenza di avere una valigetta comoda, pratica, economica ed esteticamente accettabile e così è stato. Dopo tutto, nel nostro micro mondo, siamo abituati a soddisfare e ad accontentarci, solo con alcuni dei requisiti normalmente necessari, soprattutto di quelli strettamente utili al gioco.

Per quello che riguarda il resto ci si accontenta, anche per non offendere la suscettibilità di nessuno. Alla fine, siamo degli adulti ingrigiti e parzialmente sovrappeso con un ego troppo spesso oppresso dalle vicende quotidiane, siano esse collegate a casa, lavoro o affetti. Quindi ci accontentiamo di dare una bottarella al nostro morale, con una vittoria schiacciante contro il neofita mal capitato, o saltellando dopo un goal, come se fossimo stati colpiti dalla 220 dopo aver toccato, scioccamente, un filo scoperto!

Tornando al torneo, nella classifica finale, formalmente siamo arrivati quinti, avendo perso contro i vincitori subito dopo i gironi eliminatori. Una sconfitta abbastanza prevedibile visto che la squadra milanese è sicuramente più forte di noi. Registriamo comunque un risultato non schiacciante come quelli di un paio d’anni fa, come se gli allenamenti stiano iniziando a dare buoni frutti. Potrebbe anche essere che, per simpatia, si accontentino di vincere e non di stravincere, ma preferisco pensare che sia anche merito nostro.

Lo scorso fine settimana siamo andati a Casale Monferrato, altra tappa di avvicinamento alla serie D che giocheremo, in casa, a marzo. Certo qui si viene per giocare, ma anche per la zona, il buon cibo, il buon vino ed i buoni rapporti con il club nerostellato.

Dopotutto non sono queste le cose che ci piacciono in un torneo? Se sei una squadra “Top”, giri nei tornei importanti per vincere. Il divertimento è soprattutto quello. Se sei una squadra forte, nei tornei vai, spesso, per cercare di colmare quel divario che ti separa dalle squadre più forti. Quindi la concentrazione resta fissa su campi, palline e avversari.

Se sei una squadra che sta nel mucchio, quindi con ambizioni abbastanza ridotte, valuti anche il contorno del torneo. La valutazione comprenderà il club che organizza e la città dove si gioca. Con un occhio alle squadre partecipanti ed un altro alla simpatia degli ospiti e a ciò che si potrà vedere extra torneo.

Qui oltretutto, ci siamo sempre sentiti a nostro agio, con gli organizzatori condividiamo visioni del futuro molto simili, tanta voglia di fare e quella giusta dose di “sano cazzeggio” che non guasta mai.

La parte sportiva, non è andata benissimo. Essere in quattro contati, probabilmente non ci ha aiutato, ma quello che è certo, è che abbiamo ancora un sacco di strada da fare se vogliamo migliorare.

Il prossimo appuntamento sarà a fine ottobre a Castiglione del Lago. Più di 350 chilometri. Si preannuncia un bel viaggio per andare a giocare un torneo molto apprezzato nel circuito, sia per merito di chi organizza che per la meraviglia del posto.

Poi ci sarà Ferrara, che da alcuni anni è un appuntamento fisso, l’internazionale di Milano a dicembre, il nostro regionale a febbraio ed infine la serie D a Castelvetro Piacentino.

Per Castiglione mi sto organizzando per un week-end – vacanza con mia moglie. Sabato giocherò a squadre, mentre la domenica farò, anzi faremo, i turisti e i piccioncini. D’altronde non si vive di solo Subbuteo… A Ferrara invece faremo la domenica a squadre, mentre il sabato mi dedicherò a seguire i nostri ragazzini. Stiamo organizzando una trasferta bella piena.

Intanto che scrivo, inizio a chiedermi come riusciremo a conciliare famiglia, lavoro e tornei con l’organizzazione della serie D.

serie D subbuteo cremona

Spesso la voglia di fare ti porta a non considerare, che le giornate sono da 24 ore e non da 30 e i giorni della settimana sono 7 e non 12! Dobbiamo ancora preparare tutto. Sistemare i campi, decidere come organizzare la sala e dove organizzare la cena del sabato, prendere i premi, gestire la comunicazione, contattare le autorità locali. Ritorna ancora la domanda che ciclicamente mi assale. Chi me lo fa fare? Investire tempo, energie e anche denaro, sottraendoli a famiglia e vita privata, senza avere nulla in cambio… perché? Perché costruire una valigetta quando potevo comprarne una già pronta?

Domande diverse ma un’unica risposta… È come quando mangi i tortellini confezionati e poi un giorno, decidi di farteli tu. Compri gli ingredienti, quelli giusti, buoni, genuini. Poi prepari il ripieno, mischi tutto ciò che serve, ovviamente non aggiungi porcherie chimiche. Magari ti concederai qualche “licenza poetica”, aggiungendo un pizzico di questo o quello “perché secondo me ci sta bene”.

Prepari il tavolo con l’asse di legno, prendi la farina, le uova e via ad impastare. Una volta finito, dovrai solo aspettare che l’acqua vada in ebollizione. Alla fine del pasto, il commento sarà sempre lo stesso: “Si, quelli già pronti sono pratici e sono buoni, ma vuoi mettere con quelli che facciamo noi?”


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