SUBBUTEO E PUNTI DI SVISTA

Capitolo 7

Gianni, oggi, è un omaccione dal volto burbero e spesso dai modi al limite dell’aggressivo.

Le differenze rispetto a quando scoprì la passione in comune con Sandro, riguardano i capelli oggi cortissimi, allora lunghi fino a cadere sulle spalline del chiodo, strettamente necessario per guidare la sua Honda 125.

Per il resto poco è cambiato. Quando ti fissa mette ancora timore e i suoi modi, quando non gli vai a genio, sono sempre provocatori. Questa è la facciata. Ciò che si cela dietro invece, è un carattere certamente difficile, ma estremamente buono e sincero. Cresciuto con valori e principi solidi, quando ha conosciuto Sandrino lo aveva inquadrato come uno dei tanti rompiscatole da tenere alla larga, salvo poi scoprire che avevano molte più cose in comune di quello che si poteva anche solo immaginare.

Da lì in avanti nasce un’amicizia fondata su rispetto, condivisione e un affetto fraterno. Una delle cose che faranno da collante e accompagnerà i due amici nel tempo è il subbuteo.

In un pomeriggio come tanti, passati su una panchina a raccontarsela insieme al resto della compagnia, qualcuno, nei mille discorsi, tira fuori il subbuteo e subito Sandrino, gonfiando il petto, si auto celebra giocatore professionista.

Gianni, nel più classico gioco delle parti, lo sfida promettendogli una sonora lezione. Detto fatto, ci si ritrova nella cantina di Sandro per una serie di sfide infinite che continuano ancora oggi e che, nel conteggio delle vittorie, vedono un risultato di 8624 a 8627, ma non si sa bene per chi.

Poi li accomuna anche la passione e la voglia di costruire qualcosa di più grande e che vada oltre le loro interminabili sfide. Così decidono di mettere in piedi un club di Subbuteo e poi di iniziare a coinvolgere giovani leve che dovranno, un giorno, sostituirli nelle trasferte e portare avanti un progetto ambizioso, difficile, ma anche estremamente stimolante.

Nel frattempo, si continua a giocare ed ad andare in giro per tornei, divertendosi sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Ma la parte agonistica, ovviamente, deve esserci e deve avere il giusto peso, quindi ci si ritrova al club per giocare, divertirsi certamente, ma anche per allenarsi o almeno per mettersi alla prova con giocate che in torneo difficilmente si provano.

Così qualche risultato inizia ad arrivare e si scala la classifica regionale fino a conquistare il diritto a partecipare ai Campionati Italiani a Chianciano nella categoria Cadetti. Una bella soddisfazione da condividere con l’amico Sandro e con le rispettive mogli pronte a seguire i compagni in quella che viene descritta, inizialmente, come una gita fuori porta.

Così Gianni si ritrova sabato mattina in palestra, a guardare il suo girone scuotendo la testa e pensando alla passeggiata che farà con la moglie Giulia. Sandro, accanto a lui, alza le spalle un po’ sconsolato e prova a rincuorare sé stesso e l’amico: “Massì dai, sapevamo che sarebbe stata durissima. Giochiamo e boh!”.

Gianni annuisce e, come previsto dal suo carattere pacato, replica “Certo! Chi se ne frega!”. Detto questo, viene chiamato il primo turno di gioco ed i due amici si ritrovano a giocare uno accanto all’altro come accade quasi sempre negli incontri a squadre. Quindi i rituali sono gli stessi. Frasi di incoraggiamento, abbracci, pacche sulle spalle ed infine i “pugnetti porta fortuna”.

Si parte. A fine partita entrambi mettono i primi tre punti in cascina. Quando si ritrovano davanti ad uno dei settemila caffè del weekend, Gianni, con la determinazione che lo contraddistingue, esclama: “Si, ma a me di farmi prendere a pallate non mi va mica! Io ci voglio provare!” Sandrino lo guarda e alzando un sopracciglio gli risponde “Non abbiamo mai giocato per perdere… non inizieremo oggi! Passiamo il turno e ci becchiamo in finale. Che ne dici?” Gianni sorride “Raffaella e Giulia non la prenderanno bene…” I due si danno il cinque e ritornano in sala per ricominciare a giocare.

Finiscono i gironi. Sandrino si è qualificato a stento. Gianni, in forma strepitosa e con la grinta di un guerrigliero delle Ande, arriva secondo. Entrambi qualificati e pronti a ritrovarsi in finale. Ma gli accoppiamenti sono già definiti in base alle posizioni ottenute nei gironi.

Ci sono i sedicesimi e gli ottavi da superare e, solo a quel punto, sarà derby.

Questo è proprio un fine settimana strano. I due amici non giocavano entrambi così bene da tempo. Buon gioco ed un pizzico di buona sorte, li portano all’ennesima sfida fratricida. Quarti di finale, campo numero otto. Tutto pronto.  I due amici si ritrovano, valigette aperte, volti tesi, testa abbassata sul campo per cercare di dimenticare che l’avversario è il tuo migliore amico. Si sorridono augurandosi buona partita e via. A Sandrino la battuta iniziale. Gianni è pronto, vuole vincere. Le prime fasi di gioco sono al limite dell’imbarazzante. I due avversari sbagliano di tutto e di più fino a metà del primo tempo quando Sandro fa un tocco e Gianni, con una delle sue difensive millimetriche, riesce ad intercettare la pallina.

L’arbitro, evidentemente indeciso, dopo qualche secondo chiama fallo. Gianni è convinto del contrario ma sa che davanti ha Sandrino. Mai e poi mai si metterebbe a discutere per una decisione non condivisa. Il problema però viene risolto immediatamente dallo stesso Sandro che senza pensarci un attimo esclama: “Neanche per scherzo, è cambio tutta la vita!” i due si sorridono mentre l’arbitro allarga le braccia in segno di resa. Il gioco riparte e dopo pochissimo si ripresenta la stessa situazione ma a parti invertite.

Ovviamente Gianni si comporta allo stesso modo, restituendo palla all’amico, ma purtroppo per lui l’episodio è molto vicino all’area di tiro in una di quelle azioni che Sandro predilige. I due si conoscono a memoria Sandrino lancia, come previsto e Gianni prova la difensiva.

Sandro però è teso come un violino e sbaglia la misura del lancio ingannando involontariamente l’amico. La difensiva è corta. Sandro segna e Gianni impreca fra i denti per la sfortuna, poi alza la testa ed incrocia lo sguardo del giovane Rocco piazzato in mezzo tra uno spettatore incuriosito ed un probabile giornalista che continua a scattare foto col cellulare.

Gianni si carica. Via, testa bassa e si riparte. Ora manca circa un minuto alla fine del primo tempo riesce a rubare palla e parte a mille all’ora… un tocco, un altro, lancio in area e tiro al volo, palla nel sette. Sandro non è riuscito a fare neanche una difensiva. Praticamente non “c’ha capito nulla” se non di aver preso goal, e che goal.

Finisce il primo tempo fra gli applausi scroscianti dello spettatore, le foto del giornalista, gli apprezzamenti di chi ha visto l’ultima azione e i complimenti e il cinque dati dall’amico.

Nel frattempo, anche il responsabile allo sport della Fisct, che si era fermato a guardare le fasi finali, invita tutti a guardare la partita sul campo otto, giocata da due amici, con spettacolarità e correttezza.

Tutto pronto per ricominciare. I due ricominciano anche se l’arbitro è ancora intento a rispondere alle domande incalzanti dello spettatore. Le fasi iniziali del secondo tempo sono agitate e confuse qusi come nel primo. Errori da entrambe le parti.

Il tempo passa e i due amici alternano belle giocate a scelte pessime, d’altronde si conoscono troppo bene per cui serve una giocata inattesa, imprevista, imprevedibile e questo aumenta il coefficiente di difficoltà di ogni singolo tocco.

Arriviamo all’undicesimo, qualcuno dagli spalti inizia a prevedere i tempi supplementari ed invece Sandrino cerca una giocata in velocità prendendo in contropiede Gianni che muove ma manda la sua miniatura ad impattare su quella dell’avversario. Fallo. L’arbitro si blocca a riflettere e chiede ad entrambi di fermare i cronometri. Si gira alla ricerca di qualcuno che lo aiuti nell’interpretazione del regolamento. Sandro, consapevole che Gianni è il più ferrato dei due sulle regole, gli chiede “Che dici? Secondo te cos’è?” Gian, per un secondo, vorrebbe non rispondere, ma di fronte a sé ha il suo amico e a bordo campo c’è Rocco che li guarda.

“Fallo per te!”. Pochi dubbi. L’arbitro si riavvicina al campo e conferma, punizione per Sandro. Il fallo è appena dentro l’area di tiro, una brutta notizia per Gian consapevole di trovarsi in una brutta situazione. Sandro batte piano e poi tira uno dei suoi rasoterra maligni sul secondo palo. Goal e raddoppio.

Gianni sistema i suoi omini e prova a recuperare la concentrazione. Deve provare ad inventarsi qualcosa se vuole recuperare il risultato e allora abbandona gli indugi ed inizia a giocare al volo per cercare di sorprendere l’amico avversario.

Due tre azioni spettacolari con conclusioni al volo ed altrettante parate da parte di Sandro. La partita si complica. Sandro dovrebbe tener palla e rallentare ma un po’ per carattere ed un po’ per l’amicizia che lo lega a Gianni, non riesce a fare più di quattro tocchi senza regalare palla all’amico.

Manca un minuto alla fine Sandro ha il controllo della pallina vicino alla linea del fallo laterale. Gianni cerca una difensiva difficile ma si mette proprio a favore di una forzatura da parte di Sandro che invece di prendersi la rimessa laterale, cerca un aggancio da quaranta centimetri ovviamente sbagliandolo.

Gianni lo conosce come le sue tasche, si ferma, alza la testa e con tono discretamente burbero, gli dice “Ma sei scemo? Perché non hai preso il laterale?” la risposta è quasi scontata “Lo sai… se era un altro forse… ma con te… neanche sotto tortura”. Gianni riconquista palla, alza la testa e guarda il cronometro.

Non manca molto e potrebbe provare un ingresso al volo. Ma si ritrova a pensare alle migliaia di partite giocate, alle avventure condivise ed al valore dell’amicizia. Sandro poteva tranquillamente fare come molti “Top Player” e portare a casa comodamente la partita.

Ma anche per lui l’amicizia è un valore, motivo per cui aveva rinunciato al fallo laterale regalando di fatto all’amico l’ultima chance per pareggiare. Gianni sorride tra sé e spara una cannonata fuori campo fra gli sguardi increduli di quasi tutti. Sandro alza la testa ed incrocia lo sguardo sorridente dell’amico. Si sorridono mentre Rocco e lo spettatore si spellano le mani applaudendo. La partita è finita i due si abbracciano.

Quanto vale un’amicizia?


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