“LEI NON SA CHI SONO IO”

  • Sembra passato un secolo da “il pallone è mio e se vuoi giocare decido io come, sennò me lo prendo e me ne vado”;
  • sembra passato un secolo dalle telefonate caldeggianti (o meglio imponenti) questo o quello;
  • sembra passato un secolo dalle telefonate dell’amico dell’amico a tizio o a caio che in quel momento faceva loro comodo, notoriamente di aspetto caratteriale mansueto e accomodante, obnubilati dal chiamante di turno;
  • sembra passato un secolo dal periodo in cui prima in veste di Commissario, poi di Vice – Presidente e Tesoriere ricevevo mediamente cinquanta telefonate al giorno, gran parte delle quali avevano come unico fine il raggiungimento di scopi tipici del “cicero pro domo sua”. E guai se ti azzardavi a fare il conto della serva, l’ispettore delle tasse, il controller super partes scevro da qualsiasi condizionamento e da qualsivoglia amicizia interessata.

La storia i più la conoscono, si finiva per essere tacciati di voler fare il professore, il revisore dei conti, il “fermi tutti i conti non tornano” per poi dover prendere atto che i conti non tornavano per davvero. Ma si sa, in Italia si è soliti mettere le sbarre alla stalla quando i buoi sono già scappati da un pezzo.

LEI NON SA CHI SONO IO solevano pensare e animosamente e atteggiosamente affermare in un tempo non lontano una folta pletora di personaggi della specie.

Sembra passato un secolo e invece no. Qualche anno, al massimo cinque, a voler amplificare un retrodatato raggio d’azione forse dieci. E sì, perché allo stato attuale sembra davvero si sia finalmente voltata pagina con un Esecutivo che continua a lavorare in modo encomiabile, propositivo e fattivo, in piena sinergia e cooperazione con gli associati.

In tempi di pandemia qualche mala lingua potrebbe appellarsi alla circostanza che, in assenza della parte agonistica, a cos’altro si sarebbero dovuti dedicare i componenti del nuovo Esecutivo se non a porre in essere le molteplici iniziative di cui correntemente veniamo resi edotti e compartecipi?

Eh già, come se l’accordo di collaborazione con TEAM ARTIST, la redazione del NUOVO STATUTO, il PROGETTO DI PADRE IN FIGLIO, la creazione e la valorizzazione delle PIATTAFORME DIGITALI e dei SOCIAL, solo per citarne alcune, fossero cose di tutti i giorni. E quand’anche lo fossero state, perché fino ad oggi tutti i direttivi precedenti (beninteso i direttivi e non l’Esecutivo attuale) non se n’erano occupati e/o lo avevano fatto in modo raffazzonato, superficiale e senza alcuna competenza di merito e/o spirito di iniziativa e/o voglia di cambiare, di migliorare, di crescere, tantopiù in un momento in cui ci si sente più morti che vivi?

Ed è notizia di questi ultimi giorni anche il perfezionato e ufficializzato accordo di collaborazione con l’OPES. Finalmente, ribadisco! Era ora che qualcuno cooperasse con e per unità d’intenti, per il rafforzamento dell’attività attraverso l’utilizzo di ogni risorsa utile al raggiungimento di non più procrastinabili obiettivi di recupero di credibilità e del movimento nella sua interezza.

Già siamo quattro gatti, anzi forse meno. Ve la ricordate la canzone del grande Gino Paoli “eravamo quattro amici al bar” il cui finale è “son rimasto io da solo al bar”?

Ebbene, alla stessa stregua, già il gioco parrebbe destinato ad un triste quanto definitivo declino. Chissà che, invece – attraverso un’opera comune di dedizione, abnegazione, impegno, volontà e non da ultime, competenze, tutte cose che ineludibilmente passano attraverso il coinvolgimento di quante più potenzialità espresse ed inespresse possibili, immaginabili ed inimmaginabili – non si arriverà a scrivere una nuova storia.

Ma questa volta il copione deve essere diverso da quello del passato. La spada di Damocle che nell’ultimo decennio ha caratterizzato il movimento deve essere rimossa e definitivamente eliminata.

Credo che la direzione sia quella giusta anche perché, sempre a proposito dell’accordo con l’OPES, devo ritenere con ragionevole certezza, logico, scontato, ovvio che vi sia stata unanimità di convergenti pareri favorevoli.

Non posso e non voglio pensare che anche in questa occasione qualcuno abbia provato a remare contro: sarebbe inverosimile, immotivato e immotivabile, ancorché nel nostro microcosmo di inverosimile non v’è e non vi sarà mai nulla e di immotivato sempre tanto.

E qualora, per assurdo, anche stavolta avessero marcato il cartellino forze idiosincrasiche, avverse, ostative e ostraciste, sono immarcescibilmente certo che l’eventuale pletora diniegante sarebbe sempre la stessa. Coloro meglio noti come i cronici, atavici e anacronistici esponenti di un subbuteistico e calciotavolistico comunismo conservatorista che non esiste più. Coloro i quali, ricondotti sul piano di un parallelismo politico italiota, non hanno nulla a che fare con una sinistra modernista e moderata.

A costoro, sempre per rimanere in tema di parallelismi fattuali, suggerirei di creare una nuova Lega, quella dei Subbuteisti Conservatori fossilizzati e ancorati ail Super Santos è mio e se non giochi come dico io mi prendo il pallone e me ne vado”.

Chissà quanti adepti finirebbero con l’arruolare? Credo pochi anzi pochissimi. Ma costoro avrebbero sempre un’ultima chance, quella di unirsi con la frangia di oldisti altrettanto conservatori e retrogradi, in modo da cercare di alimentarne il numero.

Gli oldisti per l’appunto: quelli che dicono di andare ai tornei in maglione, di fermarsi a mangiare a pranzo tutti insieme, di giocare solo per il piacere di stare insieme. Quelli che dicono che il risultato finale non interessa nulla ma che poi puntualmente si azzuffano e si insultano nel corso dell’evento per un back o un back al volo perché, in fondo, tutti vogliono vincere anche al gioco dell’oca con i propri figli e a perdere non ci sta nessuno.   

Un’altra soluzione per la Lega dei Subbuteisti Conservatoristi potrebbe essere quella di prendere la rubrica telefonica e chiamare numeri a caso, tanto qualcuno prima o poi risponderebbe e lo troverebbero di sicuro.

L’importante, però, è che non telefonino a coloro che hanno sposato in pieno il nuovo corso (leggasi quest’ultima parola rigorosamente come sostantivo e perciò con la lettera minuscola). Ove dovessero avere la scellerata idea di farlo si ritroverebbero stavolta le porte sbarrate, tuttalpiù qualcuno pronto a rispondere con un cordiale “grazie ma non ci interessa”.

Ne tantomeno servirebbe ancora urlare “Lei non sa chi sono io”.

Dott. Prof. Rosario Ifrigerio
19.04.2021  

2 pensieri riguardo ““LEI NON SA CHI SONO IO”

  • 23/04/2021 in 18:33
    Permalink

    Io non so con chi ce l’hai (e sinceramente non condivido tutto ciò che scrivi) ma vorrei esprimere un paio di concetti che mi stanno a cuore sul meraviglioso mondo old.

    Agli “olders” talebani, anzi a coloro che hai annoverato tra i neo “subbuteisti conservatori fossilizzati” che d’ora in avanti qualificheremo come “SubConFoss” per risparmiare inchiostro, non gliene frega un accidente di nulla di entrare a far parte del meraviglioso mondo tutto ranking ricchi premi e cotillons del calciotavolismo più sfrontato e sfrenato (che a me fa abbastanza schifo), o del Subbuteo 2.0 sdoganato in versione 2021 dopo il recente upgrade tra Fisct e Opes/Lega.

    Loro si divertono così, schiccherando sui panni anni ’70 possibilmente macchiati di sugo della nonna, montati su tavole tarlate di compensato imbarcate e ammuffite e possibilmente appoggiate su cavalletti malfermi pendenti ad Occidente con lo scappellamento a sinistra. Basta che si gioca, “se beve e se magna”, e guai a parlare di calcio giocato sul loro forum, e soprattutto mai manifestare la tua appartenenza o la tua simpatia verso colori diversi dai loro… Rischi il linciaggio mediatico ed incluso nel prezzo anche il ban permanente in omnia saecula saeculorum dai “padroncini del vapore”, gente frustrata nella vita reale che non trova di meglio che accanirsi contro chi non la pensa come loro.

    Te lo dice uno che ha reiniziato a giocare 7 anni fa dopo essere passato attraverso varie realtà associative in cui sembrava che l’unico scopo fosse quello esclusivamente ludico. Macchè! Poi come spesso accade in certi contesti, le frange più OLDranziste si scontravano con altre orientate verso quell’apertura (non solo mentale) da molti auspicata ma che giocoforza naufragava nel mare magnum del ristagnum ad libitum, e le possibilità di evoluzione diventavano nulle, complice l’idiozia demente di chi ancora sponsorizza il Pensiero Unico Permanente figlio di patetici giuramenti in nome di Coso (che alcuni decerebrati appellano Zio Sub).

    In tutto questo grande marasma considero purtroppo molto improbabile che si possa trovare un punto di convergenza tra il talebanesimo old e la new wave OPESCT. Ma spero di sbagliarmi di brutto.

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    • 24/04/2021 in 09:29
      Permalink

      Gentile STEFANO buongiorno,
      anzitutto La ringrazio per il Suo contributo. Il confronto, quando costruttivo, è sempre positivo a tutti i livelli.
      Nel merito del mio pezzo e delle Sue osservazioni, aldilà della “componente giornalistica” che contraddistingue le specifiche competenze e le peculiarità di forma, prosa e contenuti di ogni collega addetto ai lavori, il riferimento agli oldisti trae spunto da alcuni episodi ai quali ho, purtroppo, assistito in occasione di eventi della specie. Durante alcuni di questi, purtroppo, si sono verificati fatti non propriamente edificanti eguali se non peggiori di ciò che non di rado caratterizza “il movimento calciotavolistico e subbuteistico” per come lo pratichiamo e lo intendiamo noi altri a livello mondiale, da diversi decenni nel primo caso, da alcuni anni nel secondo”.

      Per il resto, il mondo si evolve ma è legittimo che ciascuno, in facto, resti coerente e fermo nella posizione sportiva e/o ludico-sociale che ritiene, il vero punto nodale è che il gioco non muoia come, a più riprese, ho cercato di far comprendere esplicitamente e tra le righe, cui ad Ella di sicuro non sarà sfugguito.

      Un caro saluto, ad maiora semper e lunga vita per il Subbuteo, in ogni forma di gioco o sport che sia, almeno si spera, la speranza (di questi tempi da leggere rigorosamente con lettera minuscola, è sempre l’ultima a morire) !!.

      Dott. Prof. Rosario Ifrigerio

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