El Rey Leon – 3

Terza puntata

Mia madre è fuori completamente. Si mette a citare pure la legge? Boh, secondo me i miei sono convinti che abbia perennemente dieci anni. Sarà così per tutti? Fino alla quinta ti dicono che sei troppo grande per le barbie e per arrampicarti al contrario sullo scivolo. Oppure che sei sufficientemente grande per tagliare l’erba del prato e caricare la lavastoviglie. Passano sì e no tre anni e tutto si blocca. Smetti di crescere e resti il poppante che ha bisogno di esser imboccato. Eccezione per alcuni tornei, visto che all’occorrenza negli open posso giocare con gente di quarant’anni!

Non ha finito, proprio lei che sulla caviglia sfoggia l’ideogramma giapponese di “amore e “famiglia”, mi dice pure:

– Le tre magliette blu col tuo segno nel cuore sono più che sufficienti!

La pressione sale, potrei scoppiare da un momento all’altro. Un solo tatuaggio? Dodici me ne faccio. Uno per segno zodiacale. Il dilatatore da sette millimetri all’orecchio e il piercing sulla lingua!

Che poi sarebbe un male? La mia personalità cambierebbe? No, sarei sempre io, ma con qualcosa che mi identifica. Un senso d’appartenenza. Un simbolo estetico forte e ben visibile per dimostrare che esisto e faccio parte del mondo pure io. Forse dovrei trovare il modo di contrattare meglio i miei desideri.

Proviamo.

– Per favore, vorrei sentire sulla pelle il coraggio, la lealtà e l’altruismo che voi mi avete insegnato. Prometto: niente piercing, sigarette e nemmeno neknomination.

Non ci credo, mio padre si è ribaltato dalla sedia di plastica e mia madre… quasi canuta, come Maria Antonietta sul patibolo.

– Sto scher-zan-do. Però sono informata. Non sono tonta e un briciolo di testa credo proprio di averlo.

Il mister, che era seduto accanto a papà, l’ha aiutato a ricomporsi. Strana specie gli adulti. Se una mia amica fosse ruzzolata così dalla sedia altro che risate, almeno un click su Facebook noi altre lo avremmo fatto. Loro, invece, si sono fatti serissimi e in coro mi hanno risposto:

– Ok, se vinci i campionati puoi farti tatuare. Chiuso il discorso.

Terminata anche l’attenzione ricevuta, dopo la mia infelice battuta, visto che se ne sono tornati tutti a osservare la Ref.185 HW Motherwell e la scatola delle C3 tamburate. Tante storie per un piccolo segno indelebile sul petto, quando questi pseudo quarantenni vanno in visibilio per degli omini di plastica da duecento euro! Plastica non più alta di tre centimetri! Le passioni non hanno età, quindi io voglio un leone tatuato, fosse anche non più alto di una miniatura del subbuteo! Vincerò e non potranno più proibirmelo.

– Primo girone under quindici. Campo 1 Giulia Dell’Ambra e Stefano Tauri. Arbitra Roberto Mani.

Ci siamo. Neppure mi accorgo delle pacche sulle spalle dello stravagante gruppo atletico, che mi ritrovo a lucidare le basi sul tappeto verde, sfidando in velocità e precisione del tocco il mio avversario. Non ho paura. Non l’ha neppure lui. Perché sono femmina?

Tre due uno, gioco. Silenzio tra i tavoli, silenzio sugli spalti.

Unico impercettibile suono le scarpe da ginnastica che sibilano sul parquet, mentre ruotiamo per colpire un attaccante o allungare la presa sul portiere.

Fine terza puntata

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