Il Subbuteo dalla A alla Zëugo – P…ortiere

Peruzzi!!!! Così urla un noto giocatore del circuito, quando riesce a salvare la sua porta grazie ad una parata.

Qualcun altro urla frasi decisamente incomprensibili. Ci sono invece quelli che esultano a gesti, come se avessero fatto un gran goal. Altri, impassibili, non sollevano neanche la testa e restano iper concentrati sulla fase di gioco successiva.

Di certo il gesto tecnico della parata, soprattutto quando viene fatto coscientemente, è spesso una delle cose più soddisfacenti della partita. Tempo fa il portiere era esclusivamente in plastica e in una posa inequivocabilmente orientata al togliere la pallina dal sette.

Oggi, in funzione dell’evoluzione del gioco e della modifica di forme e materiali delle basi, il portiere usato nel Calcio da  Tavolo è in metallo e con una posizione esteticamente discutibile.

Il portiere di plastica si trova nelle confezioni vendute nei negozi ed è anche disponibile dai produttori artigianali sparsi sia in Italia che all’estero, e viene utilizzato nel Subbuteo tradizionale. Mentre quello in metallo usato nel Calcio da Tavolo, si trova esclusivamente dagli artigiani.

Cambiano anche le regole della parata.

Quello in plastica, nel gioco tradizionale, deve restare a contatto con il campo fino allo scoccare del tiro, mentre nel Calcio da Tavolo può essere tenuto sollevato a mezz’aria. Che cosa sia più facile, più difficile o esteticamente più bello, diventa un problema soggettivo e, ovviamente, legato al tipo di disciplina praticato.

Sicuramente uno degli errori più frequenti riguarda l’aspetto proporzioni che spesso è motivo di discussione e di confronto anche acceso. Per quale motivo è un errore? Semplice. Il Subbuteo e anche il Calcio da Tavolo, sono due tipologie di gioco che prendono spunto dal calcio (undici contro undici, la palla, le porte, fare goal, il fuorigioco, il calcio d’angolo, ecc.) ma che hanno regole a sé che con il calcio c’entrano poco o nulla (l’uso del portierino, il back, le dimensioni della pallina, i movimenti di piazzamento, i quarti di campo, ecc.). Quindi analizzare o discutere della differenza di dimensioni e, conseguentemente, delle proporzioni tra il portiere da Subbuteo tradizionale e quello da Calcio da Tavolo è abbastanza inutile se non per l’esclusivo e personale gusto estetico.

Lo stesso gusto estetico che invece lascia apprezzare soprattutto la tecnica della parata. Indovinare dove l’attaccante vuole tirare e in che modo (pallonetto, rasoterra, forte alto) equivale a fare il 50% della parata stessa. L’altro 50% è dato dal movimento necessario per intercettare il tiro e salvare la propria porta.

Difficilissimo provare a spiegare e insegnare come si para. Spesso è un gesto istintivo che non ha regole ferree e inattaccabili.

Caso emblematico la posizione da tenere nel caso di tiro dell’attaccante con, davanti alla pallina, la miniatura difensiva. Solitamente genera il pallonetto più infame e beffardo quasi mai riproducibile una seconda volta per altezza o direzione. Anche in questo caso ci sono varie scuole di pensiero.

C’è chi predilige stare pochi millimetri all’interno della propria porta, chi resta praticamente sulla riga o chi resta vicino alla riga dell’area piccola, nel caso del Calcio da Tavolo, altissimo, pronto ad intercettare la palombella maledetta.

Quale sia il metodo corretto non è assolutamente un dato certo. Ci sono metodi che vanno bene per Tizio ma non per Caio perché ognuno ha, in realtà, il proprio sistema. Perché questo è un gioco insegnabile per quello che riguarda le regole, incontestabili, e basta.

Tutto il resto sono, in realtà, indicazioni generiche e soggettive. Ed è giusto così, perché bisogna lasciare totale libertà di poter esprimere le proprie caratteristiche e potenzialità a prescindere dal proprio modo di giocare.

Spesso si commette l’errore di voler “creare” dei cloni di se stessi pensando magari di soddisfare ambizioni represse o frustrazioni mai sopite. Ogni nuovo giocatore, sia bambino che adulto, deve saper giocare e poter contare su un supporto continuo sia pratico che mentale, poi deve riuscire a capire come mettere tutto in pratica.

E qui, per chi vuole insegnare, comincia il difficile…

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