Il Subbuteo dalla A alla Zëugo – Q…into

Essere o non essere? Essere il Quinto o fare il Quinto?

Per molti questo è un dilemma, sportivo, veramente importante.

Nelle competizioni a squadre si scontrano quattro giocatori contro i quattro della squadra avversaria. Resta fuori il Quinto, il sostituto. Qui arriviamo al fatidico quesito. Essere o fare?

C’è chi si sente sminuito da questa definizione e chi invece preferisce entrare dopo i primi quindici minuti, in corsa. Nelle partite a squadre diventa, a volte, fondamentale la presenza del quinto.

Ma partiamo dall’inizio. Lancio della monetina. La squadra che perde il sorteggio, chiamiamola “Gialli”, ha l’obbligo di schierare un proprio giocatore. A questo punto, l’altra squadra, che chiameremo “Neri”, sceglie il giocatore da abbinare. Così si delinea la prima partita dell’intero match (4 partite totali). Ora tocca ai Neri schierare il loro giocatore ed i Gialli, replicheranno abbinando un loro giocatore. Così avremo la seconda partita. A seguire toccherà ai gialli schierare. I Neri abbineranno per avere la terza partita e poi schiereranno il loro quarto ed ultimo giocatore. I Gialli procederanno all’ultimo abbinamento. In questo modo si arriverà alla composizione delle quattro partite che comporranno l’incontro.

Foto: http://blackrose98roma.blogspot.com/

Resteranno a disposizione, a referto, altri due giocatori per squadra ma solo uno, a fine primo tempo, potrà essere scelto dal capitano per subentrare su uno dei campi.

Per fare questo, la squadra deve essere composta da almeno 5 giocatori, regolarmente inseriti a referto. La squadra potrà essere composta anche da dieci persone, ma a referto ne andranno inserite sempre minimo 3, massimo 6.

Essere in 5 permette di poter scegliere gli abbinamenti in base alle caratteristiche dei giocatori e di poter gestire gli accoppiamenti.

Il Quinto diventa, spesso, fondamentale. Alcune volte è il giocatore meno efficace che viene sacrificato contro quello più forte degli avversari. Altre invece è l’arma segreta da sganciare al bisogno a fine primo tempo. Ma chi si ritrova fuori dal quartetto di partenza, come si identifica?

Diventa molto soggettivo e spesso dipende molto dal rapporto che si crea all’interno della squadra, del gruppo. Personalmente è un ruolo che mi piace molto, anche perché mi permette di guardare i miei compagni, di tifare per loro, di soffrire con loro. Oltretutto ho, da sempre, la certezza che ognuno dei miei compagni darà sempre il 110 % e che tutti sono in grado di fare i punti necessari per arrivare alla vittoria. Perché, secondo me, questa deve essere la visione di squadra. A prescindere da come potrebbe finire.

Non quattro Re e un paio di pedoni. Bensì 6 alfieri pronti tutti a dare il massimo per il risultato finale. Poi come finisce, finisce. L’importante è ricordarsi che si vince tutti insieme e si perde tutti insieme. Se vinco la mia partita ma la squadra perde, non sono contento per nulla. Al contrario se perdo ma la squadra vince, il dispiacere si disperderà in un attimo.

Ma chi non si sente Quinto? Spesso la visione del capitano è solo sua, così come lo sono le scelte finali. Perché il capitano ha questo compito. Deve fare delle scelte e, in caso negativo, dovrà accettarne le conseguenze e portarne il peso fino alla prossima decisione. Ed il quinto deve saperlo. Deve sapere che per lui o per la squadra ci potrebbe essere un disegno, uno scopo. Che la scelta non è mai una punizione ma un esigenza collettiva.

Certo a volte ci si ritrova in alcune squadre solo per portare i caffè ma in altre si può diventare punta di diamante o addirittura capitano.

Quello che conta però, alla fine, sono i rapporti che si vengono a creare.

Quelli non dovrebbero essere mai sacrificati su chissà quali altari o senza farsi due domande. Alla fine però poco importa. Essere il quinto o fare il quinto non deve mai diventare una sconfitta. Al contrario deve diventare qualcosa di importante. Magari si potrebbe scoprire di avere delle doti da quinto o, perché no, addirittura da futuro capitano, mai neanche sospettate.

Fare il capitano da quinto… il buon Maurone una volta mi disse: se vinciamo è merito mio, se perdiamo, è colpa loro!

Giusto? Sbagliato? A voi che leggete, pensando ai prossimi accoppiamenti, la risposta!

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