AL BARCELLONA (di subbuteo) I MANUALI NON SERVONO

barcellona subbuteo

La nota squadra di calcio catalana non c’entra nulla, qui si parla del Barcellona Pozzo di Gotto Mortellito Longano.

Al pari di quei nobili che portano diversi cognomi così è questo Gruppo meraviglioso, di sicuro nobile nel cuore. D’altro canto se il nome fosse stato banalmente uno, non avrebbe reso bene.

Nel periodo del Covid in cui frequentavo i social, prima di decidere di uscirne per quanto basso e squallido è il livello che caratterizza la stragrande maggioranza dei praticanti quel mondo perlopiù di nulla facenti, ricordo la grande amarezza e il profondo dispiacere di chi regge le fila del sodalizio in argomento, fino a leggere, più volte, della ventilata volontà di abbandonare il circo.

E invece con gioia infinita, scorrendo i nomi degli iscritti al torneo capitolino che da qui a poco si terrà nella città eterna, ho provato una sensazione di grandissima felicità nel ritrovarli tra i presenti.

Il Barcellona per l’appunto, un Gruppo nei cui confronti tutti, nessuno escluso, dovrebbero provare solo ammirazione disinteressata.

L’onestà, la bontà, la sensibilità di questi ragazzi non hanno bisogno di manuali, nascono in modo spontaneo.

Alle brave persone i manuali non servono, non hanno bisogno di leggere e di imparare per essere detentori e portatori di questi nobili sentimenti. Sono innati e alimentati nel tempo dalle loro guida, dai loro genitori, da chi dedica e sacrifica la vita per loro, per i figli, da chi nel portafoglio non porta i soldi ma le foto dei propri ragazzi, da chi desidera sempre dare loro qualcosa anche se non chiedono nulla, da chi dice loro state attenti quando escono di sera e se ne restano svegli fino al loro ritorno senza farsene accorgere.

Questi ragazzi hanno la luce nei loro occhi, una luce virtuosa, una sensibilità fuori dal comune di cui forse neppure loro se ne rendono conto in pieno.

Prima ancora che superlativi talenti, sono ragazzi straordinariamente educati e cresciuti con attributi tanto imprescindibili ai giorni d’oggi quanto rarissimi.

Soleva dire Beethoven: “l’unico segno di superiorità che conosco è la bontà”.

Fosse in vita il grande Maestro gli risponderei: si ma a trovarla in questo mondo !

Per capirlo non sono servite, né serviranno mai frequentazioni assidue, basta soffermarsi su comportamenti e segnali dall’apparenza banali ma non per chi vivendo di verità e sensibilità queste cose le nota e gli restano nel cuore.

E’ evidente che avere dei genitori, delle guide come Francesco, Concetto, Marco che hanno fondato, fondano e, c’è da giurarci, fonderanno sempre i presupposti della loro vita sulla moralità e sull’onestà, li ha aiutati non poco. Ad averne di genitori e di persone così. Ma nei ragazzi del Barcellona c’è anche molto del loro: tutti noi, ad esempio, desidereremmo avere un figlio come Claudio, un ragazzo d’oro, fuori dal comune, per certi versi unico. Vederli fermarsi durante un riscaldamento prepartita per venirmi a salutare e abbracciare di proposito, non è casuale, è pensato, è virtù di pochissimi nella vita, di nessuno o quasi nel circo del CDT. Quando mai si è visto che un ventenne oggi come oggi fa una cosa del genere ?    

Un circo fatto da gente di variegata specie, gente bella e brutta, gente comune, persone perbene, gran signori e grandi uomini. Esattamente come accade nella vita di tutti i giorni.

E chi pensa che le virtù dei ragazzi di Barcellona siano maggiormente radicate nel Sud Italia ha buoni motivi da vendere: in fondo se è vero che sono le persone e non i luoghi a contare (potrei citare diversi esempi di centristi e settentrionalisti degni della massima stima), è altrettanto vero, come diceva il grande filosofo napoletano De Crescenzo che i meridionali sono uomini cresciuti in un certo modo, sono uomini di amore che a Natale privilegiano il Presepe, a differenza dei settentrionali, uomini di libertà che preferiscono fare l’albero. Ma il problema principale è che la stragrande maggioranza delle persone, a prescindere dalle loro origini e dalla loro autoctonia, non sa neppure dove abitano questi fondamenti di vita.

Quando dialogando con amici o colleghi, si affrontano questi argomenti e ci si domanda: “Ma in che mondo viviamo ?” La mia risposta è sempre la stessa: “In italia”.

Rosario Ifrigerio
09.11.2021

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