“La mia vita sul panno verde”

di Stefano De Francesco

Questa che sto per proporvi è una bellissima anteprima! La portata di quanto state per scoprire è qualcosa che una volta completato sarà la Storia del subbuteo moderno!

In questi giorni mi sono imbattuto per caso in un messaggio di Stefano De Francesco dove scriveva in risposta ad una domanda che gli era stata posta in un gruppo WhatsApp: “Ci sto lavorando e chissà che qualcosa non ne venga fuori. Per ora ho scritto solo degli spezzoni, ve ne faccio leggere uno”.

L’ho letto e ne sono rimasto affascinato perché leggere la storia da chi l’ha vissuta, chi c’era, ha un valore completamente diverso da chi la riporta perché glie l’hanno raccontata. La maggior parte di giocatori attuali la storia del subbuteo italiano non l’ha vissuta.

Cosa avrei potuto fare se non “blindare” immediatamente Stefano con un contratto stilato dai migliori studi legali di Londra!!?? A parte gli scherzi, ci siamo parlati e mi ha autorizzato a pubblicare questo primissimo stralcio del suo racconto, “La mia vita sul panno verde”. Saremo i suoi divulgatori se gli farà piacere e raccoglieremo i suoi racconti in un’unica categoria a lui dedicata, “panno verde”, per far sì che chiunque voglia leggere per intero la storia, potrà farlo in un click!

Stefano De Francesco, quarto da sinistra, presso gli uffici di Parodi

Per ora godetevi questo estratto di “Correva l’anno 1975″…

Se il 1968 viene ricordato a distanza di anni, come l’anno del cambiamento e di una rivoluzione che fu portatrice di anni affollati, meravigliosi e maledetti, il 1975 rappresentò praticamente lo stesso per il subbuteo.

Il cambiamento fu complessivo, facendo deflagrare le consuetudini, ci fu il cambio delle regole, l’introduzione del lucido, l’introduzione dei tornei a squadre, l’esordio della nazionale e cosa ancora più importante la creazione della FICMS, federazione italiana calcio miniatura subbuteo, il 27 Marzo 1975.

Una svolta epocale che iniziò a fare diventare il movimento più adulto e più pronto a gestire le migliaia di appassionati che si avvicinavano alle competizioni.

Abbiamo detto le regole. Fino a quel momento il regolamento era molto semplice. Un giocatore giocava e l’avversario attendeva l’errore, per potere giocare a sua volta. Solo una volta entrati in area, il difensore aveva tre mosse difensive, per rendere più difficile la conclusione al giocatore in possesso di palla. Il gioco quindi era piuttosto statico e nel momento in cui giocavano i migliori che si limitavano ad un gioco cortissimo, gli errori diminuivano e rendevano il gioco a tratti ripetitivo.

L’inizio del 1975 portò con se l’introduzione del nuovo regolamento, definito con una certa enfasi “Internazionale”. Il cambiamento che andava a stravolgere il gioco, così come lo si era visto sino a quel momento era la possibilità per il difensore di avere a disposizione una mossa difensiva, in contrasto ad ogni tocco dell’attaccante, esattamente come la conosciamo e l’applichiamo oggi.

Il gioco cambiava radicalmente introducendo quella che nel calcio si chiama la fase di non possesso, permettendo a chi difendeva di avere un ruolo attivo e introducendo soprattutto la regola che avrebbe stravolto il gioco, il meraviglioso e fantasioso back al volo.

La modifica delle regole però fu accompagnata da un secondo e altrettanto decisivo cambiamento: l’introduzione del lucido. I due poli più importanti del subbuteo italiano dell’epoca, Genova e Roma avevano scoperto che utilizzando un normale prodotto per la lucidatura dei mobili, si potevano pulire le basi in modo da farle scorrere e non ruzzolare come capitava sino a quel momento. Gli accosti da lontano che fino ad allora erano effettuati sfruttando una traiettoria di effetto, potevano essere fatti con un colpo unico diretto verso la palla.

Chiaramente dopo avere giocato con chi utilizzava questo stratagemma, tutti si ponevano il dubbio sul come si potevano raggiungere simili performance.

A titolo di curiosità, vi racconto come ne entrammo a conoscenza noi di Perugia.

Nell’estate del 1975 si svolse un amichevole tra ACS Perugia composta da Cavalierini, Mariotti e da me e una selezione romana composta dal grande Carlo Giovannella, Lombardo e Giannì. Fu la prima competizione a squadre di cui si ha notizia in Italia. Fini 2-1 per i laziali ma la cosa più importante fu la scoperta del lucido da parte nostra. Prima della prima partita, il capitano dei laziali ci disse che si sarebbero assentati un attimo per decidere la tattica.

Si giocava su un campo solo e la cosa parve strana ai più. Al rientro in sala, Giovannella travolse Mariotti, vuoi per la maggiore classe, vuoi per il fatto che i suoi giocatori marciavano dritti come fusi. Prima della seconda partita, la scena della riunione tattica si ripeté ma il buon Riccardo Mariotti che era meglio conosciuto come Abdul, per la sua carnagione scura e per l’abilità, ahimè oggi persa, di arrampicarsi in ogni dove, gli andò dietro, scalò in qualche modo il muretto e sentì uno strano fruscio, come di un prodotto spruzzato e le parole “puliscilo bene”.

Il dado era tratto, si provò di tutto, cera per pavimenti, cera per auto e anche cera per mobili e si scoprì l’arcano.

Eravamo pronti anche noi e la volta successiva avremmo venduto cara la pelle. Ma questa è un’altra storia come il resto delle rivoluzioni del 1975…

Selezione qualificazione europei 1975 (De Francesco terzo da sinistra)

…continua…

Grazie Stefano, grazie per voler condividere con noi la storia moderna del subbuteo e farne un testo ad uso e consumo dei tantissimi appassionati del nostro gioco!

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