IL CALCIOTAVOLO DI DIO E’ AZZURRO

Mi perdonerà il mio Direttore se il tema in trattazione questa settimana esula da quelli che sono gli argomenti che abitualmente affronto.

Peraltro, dal momento che il Subbuteo/CDT è un gioco (sport lo è solo per i fanatici e gli alienati) ed è giusto dedicare lo spazio che merita ad personaggio unico e inarrivabile per tutti, pertinente, per l’appunto, con la “componente gioco”.

Qual è, allora, a tal proposito, il nesso tra il titolo e l’argomento in trattando ?

IL NESSO SI CHIAMA DIEGO ARMANDO MARADONA, IL DIO DEL CALCIO.

Ricordo ancora, come fosse oggi, il suo arrivo a Napoli, la sua presentazione al San Paolo, gli oltre 100 palleggi con una mela, l’ovazione e la commozione dei circa 100 mila spettatori presenti sugli spalti gremiti in ogni ordine di posti, oltreché riversatisi sul campo. La gioia incontenibile di una città in festa come mai era accaduto prima.

E ricordo perfettamente, limitandomi all’aspetto calcistico-sportivo, tutto quello che D10’S ha fatto per noi napoletani negli anni, partita per partita, minuto per minuto, qualsiasi aneddoto, episodio, particolare che ha caratterizzato la sua permanenza a Napoli e ciò che ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà sempre per il popolo azzurro.

IL NUMERO 1, L’IMMORTALE, IL RE, IL PIU’ FORTE CALCIATORE DI TUTTI I TEMPI, DIO SCESO IN TERRA.

Certo non vanno dimenticati altri campionissimi del passato come Pelè, Cruijff, Van Basten e via discorrendo, così come i Messi e i Ronaldo di oggi, ma DIEGO È E SARA’ SEMPRE UNICO E INARRIVABILE PER TUTTI.

Ma evidentemente il Padreterno quando si impersonificò nel DIO DEL CALCIO decise che fosse giusto impersonificarsi anche in un altro Dio, quello DEL CALCIO DA TAVOLO, ponendosi e ponendoli entrambi sullo stesso piano, un piano parallelo, unico, simbiotico.

E così insieme a DIEGO ARMANDO MARADONA creò DIEGO ARMANDO BOLOGNINO, IL MARADONA DEL CALCIO DA TAVOLO O DEL SUBBUTEO, la sostanza non muta.

manfredelli e bolognino giocano a subbuteo
Massimo Bolognino, a destra, allena un giovane campione di Napoli

Ne conoscevo la sua fama sin da piccolo ai tempi dei primi approcci al gioco ma quando nel 2010 lo incontrai di persona e lo vidi giocare per la prima volta le sensazioni che mi pervasero furono le stesse di quelle che mi attraversarono e mi incantarono il giorno della presentazione di DIEGO al San Paolo.

Aldilà di tutto quello che ha vinto nella sua carriera regale, quello che vidi e vedo fare tuttora a Massimo sul panno verde è impareggiabile, imparagonabile con tutto, tutti e soprattutto per tutti.

Va da sé che anche nel CDT ci sono stati i Pelè, i Cruijff, i Van Basten, ecc., così come oggi ci sono i Messi e i CR7 ma, al pari del Maradona calcio anche il Maradona del CDT per costoro è inarrivabile, così come per qualsiasi essere umano che giochi a Calcio Tavolo.

Tra i cosiddetti top c’è il calciotavolista che gioca alla velocità della luce, c’è quello che fa del pragmatismo la sua arma vincente, il “pallettaro” che ti porta allo sfinimento, quello brutto, bruttissimo a vedersi, ma terribilmente efficace, quello che struscia ma vince, quello che accompagna, imbroglia e così di questo passo.  

E poi c’è Massimo che fa storia a sé, ogni colpo uno spettacolo, un gioco fatto di tecnica sopraffina e di una bellezza estetica unica che ti lasciano a bocca aperta.

Non di rado mi è capitato, in occasione di eventi, di udire da giocatori che durante quel turno non giocavano, erano stati eliminati o aspettavano il turno successivo: “C’è Massimo che gioca, andiamo a vedere Massimo, andiamo ad ammirare le sue giocate“.

In un contesto attuale dove la piattizzazione e le performances di basi ultra moderne, spesso personalizzate e modificate all’occorrenza, permettono di colpire la pallina da qualsiasi posizione, il Maradona del CDT scende in campo solo ed esclusivamente con delle C8, ingiocabili per tutti, tranne che per LUI.

Se poi si aggiunge il fatto che è napoletano, allora le analogie con Diego diventano totali e non ti stupisci più di nulla, considerando anche la fantasia e le peculiarità più uniche che rara insite in un ragazzo cresciuto all’ombra del Vesuvio.

Purtuttavia nel caso di specie l’autoctonia geografica, in particolare per ciò che concerne l’ambito sportivo, non assume rilevanza per chi scrive. La sostanza non sarebbe cambiata fosse stato anche veronese (nota città che noi partenopei adoriamo per l’affetto che i suoi abitanti/tifosi dimostrano ogni anno sul campo di calcio per la nostra squadra, stante il gemellaggio a suon di “Vesuvio lavali col fuoco” contrapposto a “Giulietta è ‘nà zoccola”) o anche bergamasco (altra meravigliosa città che ama i napoletani a tal punto che anni addietro un tifoso della Val Seriana, talmente felice perché il Napoli vincesse lo scudetto, pensò bene di lanciare una monetina sulla testa di Alemao (che si tramutò in un 3-0 a tavolino e spalancò le porte agli azzurri verso il titolo azzurro di campione d’Italia).

La speranza, per tutti gli amanti del calcio tavolo è che Massimo giochi fino a 100 anni perché il giorno in cui dovesse decidere di smettere, il sipario su questo gioco calerà definitivamente, perché senza DIEGO ARMANDO BOLOGNINO IL CALCIO TAVOLO NON AVRA’ PIU’ RAGIONE DI ESISTERE.

Dott. Prof. Rosario Ifrigerio

17.03.2021


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