L’ALTRA FACCIA DELLA CATOLOGNA: FIGLI DI UN DIO MINORE? ANCHE NEL SUBBUTEO :-(

Quando si parla di Catalogna, si parla di una regione della Spagna che può essere considerata tranquillamente come un’enclave a se stante e non sta a noi ritornare su vicende di carattere politico che nulla hanno a che fare con il football ma che, inevitabilmente, vanno a contaminarlo.

Quando si parla di “Derby della Turia” ovvero di “Derbi Barcelloni” è facile pensare al Valencia nel primo caso e al Barcellona nel secondo ma i suddetti derby (o derbies come scriverebbero quelli bravi) non sarebbero nulla senza la controparte rappresentata, nello specifico, da Levante ed Espanyol.

La stracittadina di Barcellona vede difronte due squadre che nacquero più o meno simultaneamente anche se, grazie ad un signore svizzero di Winterthur – Hans Gamper -, furono proprio i blaugrana a vedere la luce qualche anno prima dei rivali, più precisamente nel 1899. I colori rossoblu del Barcellona richiamavano quelli del Basilea, in omaggio alle origini elvetiche del fondatore e il primo nucleo di giocatori era composto in prevalenza da svizzeri ed inglesi. Al contrario i “Blanquiazules” nacquero con lo spirito opposto grazie ad alcuni studenti della facoltà di ingegneria di Barcellona, i quali vollero fondare un club con una forte identità nazionalista dando vita alla Sociedad Española de Football che, già dall’anno seguente alla fondazione, divenne Club Español de Football.

Il primo derby si giocò il 22 dicembre del 1900 e terminò con la netta affermazione dei Blaugrana per 7 – 0, una supremazia schiacciante che rimarrà una costante negli anni: troppo il divario tecnico ed economico che contraddistingue da sempre la storia delle due compagini della città di Gaudì.

Mentre, infatti, il Barcellona inanellava successi in patria e all’estero acquistando campioni del calibro di Cruijff e Maradona prima e di Messi e Neymar in tempi più recenti, l’Espanyol rimaneva con la bacheca decisamente più vuota, ferma a quattro Copa del Rey, il tutto condito da due grandi delusioni in campo internazionale, la prima delle quali nel 1988 allorchè, in finale di Coppa UEFA contro il Bayer Leverkusen, sfiorò il successo dopo la vittoria interna al Sarrià per 3 – 0, ribaltata dalla sconfitta ai calci di rigore nel ritorno in Germania. Il bis quasi 20 anni dopo in una nuova finale di Coppa UEFA, stavolta tutta spagnola contro il Siviglia, con lo stesso tragico epilogo: sconfitta nuovamente dagli 11 metri.

Nonostante un palmares tutt’altro che ricco, L’Espanyol è stato tuttora autore di qualche tranello perpetrato ai danni degli opulenti cugini del Barcellona. Siamo ancora nel 2007 e il Barcellona era in lotta con il Real per il titolo di campione di Spagna: un pari proprio contro l’Espanyol (con l’attaccante Raul Tamudo dell’Espanyol sugli scudi) sentenziò la vittoria del Blancos in campionato.

Se ci spostiamo di 300 chilometri in direzione sud, arriviamo a Valencia, una delle città spagnole più apprezzate dai turisti per una giusto mix tra cultura e divertimento: chiese, musei e il parco oceanografico non passano inosservati.

Ma se c’è qualcosa che accomuna Valencia alle altre grandi città della Spagna, è la passione della gente per il calcio e, in particolare per il Derby della Turia che vede scontrarsi Valencia e Levante, una stracittadina che non ha la storia di quella di Barcellona anche in virtù del numero esiguo (solo 35) di match disputati. Il Levante anticipò i cugini in tema di fondazione, essendo nato nel 1909 nel quartiere La Malvarrosa e prese il nome a prestito da quella zona della Spagna chiamata “Levante espanyol”.

I “pipistrelli” (questo il loro soprannome) del Valencia nacquero solo 10 anni dopo e il primo presidente fu scelto con il…lancio della monetina presso il Bar Torino in Plaza del Ayuntamiento.

Il primo derby, vinto per 1 – 0 dal Valencia, si giocò solo a 1 anno dalla fondazione del Valencia ed era anche la sfida della borghesia (Valencia) al popolo dei cantieri navali (Levante).

Il primo derby in prima divisione si disputò solo nel 1963 e si concluse con la vittoria del Valencia per 5 – 3 (tripletta di Guillot), subito vendicata nella gara di ritorno grazie alla prestazione di Ernesto Dominguez. La storia delle due squadre di Valencia proseguì su binari decisamente divergenti con i pipistrelli vincitori di 4 titoli di campione di Spagna (3 negli anni ’40 e un quarto nella stagione 1979/71) e di una Coppa delle Coppe nel 1980 battendo in finale l’Arsenal grazie alle giocate e alle reti del fuoriclasse argentino Mario Kempes. Il 2004 fu testimone dello splendore del calcio valenciano con il Levante promosso in Liga e il Valencia vincitore di Campionato e Coppa UEFA contro il Marsiglia.

Se in campionato le “rane” (questo il soprannome dei giocatori del Levante) si sono aggiudicate 7 dei 35 incontri disputati (20 le vittorie del Valencia), in Copa del Rey i numeri sono ancora peggiori con 6 vittorie su 6 per i “pipistrelli”.

Ma gustiamoci un po’ più da vicino i fatti e gli uomini che hanno dato vita a Espanyol e Levante partendo proprio dai rivali di una delle squadre più forti e gloriose del pianeta.

RCD ESPANYOL

Come già anticipato, la società fu fondata il 28 ottobre 1900 con il nome di Sociedad Española de Football da Octavi Aballí, Lluís Roca e Àngel Rodríguez Ruiz, tre studenti di ingegneria dell’Università di Barcellona. Solo l’anno seguente, il club assunse la denominazione attuale e ancora un anno dopo esordì in Copa del Rey divenendo la prima squadra a segnare una rete nella competizione.  

Negli anni successivi l’Español vinse quattro volte il titolo di campione regionale di Catalogna (1904, 1912, 1915 e 1918) (Fig. 1), mentre negli anni venti la squadra cominciò ad affermarsi anche a livello internazionale sia in Europa che in Sudamerica (dove sfidò anche le nazionali argentina e uruguayana), mettendo in vetrina diversi giocatori, tra cui il portiere Ricardo Zamora ed inaugurando, nel 1923, lo stadio Sarrià.

Fig. 1 – Una formazione dell’Espanyol, vincitore del campionato regionale catalano del 1904

L’Español fu iscritto di diritto alla prima edizione del campionato spagnolo di massima divisione finendo al settimo posto ma battendo per 2-1 il Real Madrid in finale di Coppa.

Interrotta l’attività nel 1936 a causa della guerra civile, l’Español centrò nel 1940 la sua seconda vittoria in Coppa del Re (all’epoca Copa del Generalísimo), ottenuta sempre ai danni del Real Madrid (2-1). Nei due decenni successivi solo piazzamenti a metà classifica con l’eccezione di due quarti posti nei campionati 1952/53 e 1953/54.

Nella stagione 1961-62 l’Español esordì in Europa giocando la Coppa delle Fiere fino ai quarti di finale ma retrocesse, per la prima volta nella sua storia, in Segunda Division dove rimase una sola stagione grazie anche alle performances di Alfredo Di Stefano che condusse la squadra al terzo posto in campionato e ad un buon cammino europeo (eliminazione nuovamente ai quarti di finale di Coppa delle Fiere). Al termine della stagione 1968/69 l’Espanyol retrocesse nuovamente per poi tornare subito dopo in Primera Division e partecipare per due stagioni alla Coppa UEFA grazie alla brillante classifica maturata nel 1972/73 e nel 1975/76.

Memorabile il cammino nella Coppa UEFA 1987/88 (Fig. 2) quando, dopo aver eliminato anche Milan e Inter, l’Espanyol affrontò il Bayer Leverkusen in finale ma fu sconfitto ai rigori nella finale di ritorno in Germania (dopo il 3 – 0 dell’andata al Sarrià) complici gli errori dagli undici metri di Urquiaga, Zuniga e Losada.

Fig. 2 – Finale Coppa UEFA 1987/88: i capitani (Buncol e Pichi Alonso) si scambiano i saluti prima del match

La stagione successiva si concluse con una nuova amara retrocessione in seconda divisione dopo la sconfitta con il Maiorca ai play – out ma, anche questa volta, la risalita in prima divisione fu rapida anche se l’avvento di allenatori top come Luis Aragones e Ljubomir Petrovic (campione d’Europa e del Mondo con la Stella Rossa di Belgrado) non si associò a grandi successi né in patria, né tantomeno a livello internazionale.

Al termine della stagione 1992/93 furono nuovamente nefasti i play – out (sconfitta contro il Santander) ma la svolta era dietro l’angolo grazie all’ingaggio di José Antonio Camacho che, al suo primo anno sulla panchina dell’Espanyol, riportò la squadra in massima serie concludendo il campionato al primo posto. Verso la fine della stagione 1994-1995, che si concluse con il sesto posto finale da parte della squadra, fu deciso il cambio di nome della società che assunse il nome di Reial Club Deportiu Espanyol de Barcelona. La parola Deportiu (che sta per Deportivo) non esiste in catalano mentre ila denominazione corretta sarebbe stata Esportiu ma doveva essere mantenuto l’acronimo RCD. Alla sua prima stagione con il nuovo nome, l’Espanyol migliorò ulteriormente la propria posizione in classifica concludendo il campionato al quarto posto, qualificandosi per la Coppa UEFA.

Nella stagione successiva all’abbandono di Camacho, il 1996-1997, la squadra disputò un anonimo campionato che si concluse con l’uscita dalla Coppa UEFA ai sedicesimi di finale contro il Feyenoord e con un dodicesimo posto finale in una stagione caratterizzata dal trasloco nel nuovo stadio Olimpico Lluís Companys. Al termine del campionato 1999/00 l’Espanyol tornò al successo in Coppa del Re, grazie alla vittoria in finale per 2-1 contro l’Atlético Madrid. Nelle stagioni seguenti l’Espanyol continuò a frequentare i quartieri bassi della classifica, toccando il punto più basso nella stagione 2002-03, quando concluse al diciassettesimo posto.

Nella stagione 2004-05, con Miguel Ángel Lotina in panchina, l’Espanyol tornò a disputare un campionato di buon livello, concludendo al quinto posto, ad un solo punto dalla zona Champions League. L’anno successivo, pur conseguendo un misero quindicesimo posto, si assicurò la qualificazione in Coppa UEFA per il secondo anno consecutivo grazie alla vittoria della quarta Coppa del Re dopo aver sconfitto il Saragozza in finale per 4 -1

L’avventura in Coppa UEFA fu nuovamente positiva e a distanza di anni da quella finale del 1988, i nostri eroi raggiunsero nuovamente l’atto finale della competizione superando il girone eliminatorio ed eliminando, nella fase successiva Livorno, Maccabi Haifa, Benfica e Werder Brema in semifinale.

In finale, stavolta, ci fu la scontra fratricida con il Siviglia, già detentore del trofeo ma l’esito, purtroppo, fu lo stesso della volta precedente con una nuova sconfitta ai calci di rigore (Fig. 3)

Fig. 3 – Un’azione di gioco nella finale di Coppa UEFA del 2007

E, se nel giugno del 2007 il club festeggiava Raul Tamudo come il miglior realizzatore della storia dell’Espanyol, nella stagione 2008/09 fu solo l’arrivo di Mauricio Pochettino in veste di allenatore a salvare l’Espanyol da una nuova retrocessione.

Fig. 4 – Lo stadio Cornellà – El Prat, nuova “casa” dell’Espanyol

La stagione 2009/10 segnò l’alba di una  nuova era con il club trasferito al nuovo impianto di gioco,  lo stadio Cornellà-El Prat, inaugurato con una vittoria per 3 – 0 contro il Liverpool (Fig. 4)

Il mese di Agosto 2009 viene ricordato, purtroppo, per un evento tragico che colpì il capitano Dani Jarque, deceduto all’età di 26 anni per arresto cardiaco: da quel momento, il club ritirò la maglia numero 21 e si decise che, in ogni partita casalinga, al minuto 21 parta un minuto di applausi in suo onore (Fig. 5)

Fig. 5 – Lo sfortunato capitano Dani Jarque

Il “regno” di Pochettino coincise con una decisa stabilità del club in termini di risultati agonistici, il tutto condito dal lancio di diversi giovani provenienti dalla “cantera” del club.

La stagione 2012/13 fu piuttosto travagliata con Pochettino esonerato e la squadra ultima in classifica; il messicano Javier Aguirre riuscì a salvare il club e mantenere la panchina anche per la stagione successiva fino all’inizio di quella 2014/15 quando ci fu l’avvicendamento con Sergio Gonzalez, allenatore della squadra B.

Anche Gonzalez non durò molto, rimpiazzato dall’ex – giocatore Constantin Galca nel dicembre 2015, mentre un mese dopo cambiò anche l’assetto societario con l’insediamento del nuovo proprietario, Chen Yanseng che, al termine della stagione, nominò Quique Sanchez Flores, nuovo coach in carica fino al suo esonero avvenuto nell’aprile 2018.

Nella stagione 2018/19 l’Espanyol riguadagnò un posto in Europa League arrivando fino ai sedicesimi di finale stabilendo il record di 26 gare consecutive di imbattibilità in Europa (le sconfitte ai rigori ovviamente non vengono conteggiate). Purtroppo, le cose in campionato non andarono altrettanto bene e, nonostante tre cambi di allenatore, la retrocessione fu inevitabile e sancita dalla sconfitta nel derby contro il Barcellona.

Nella stagione corrente, 2020/21 (fig. 6), il club milita in Seconda Divisione e comanda la classifica con tre punti di vantaggio sul Mallorca a 7 giornate dal termine del campionato.

Fig. 6 – L’Espanyol 2020/21, dominatore del campionato spagnolo di seconda divisione

LEVANTE UD

Il Levante Football Club fu fondato sulla spiaggia della Malvarrosa il 9 settembre 1909, ben dieci anni prima del Valencia Club de Fútbol, e disputò i primi incontro a La Platjeta, nelle adiacenze del porto, su un terreno di proprietà di un imprenditore del settore dei profumi e rimase sempre molto popolare nella classe operaia di Valencia. Nei primi mesi del 1919 sfidò il Valencia CF, appena costituitosi, nel primo derby cittadino, terminato con la vittoria del Valencia per 1-0 ma quella fu l’occasione per inaugurare il nuovo stadio, l’Algirós (Fig.7).

Fig. 7 – Il Levante schierato in campo prima dell’incontro contro il Valencia nel campionato 1918/19

Nel 1928 il Levante mise in bacheca il suo primo trofeo, il campionato valenciano, un torneo regionale ma pur sempre molto sentito dai tifosi locali. Nel 1935 il Levante si aggiudicò il Campeonato Levante-Sur, raggiungendo inoltre la semifinale della Coppa del Re, eliminando Valencia e Barcellona prima di essere eliminato dal Sabadell.

Gli anni della guerra civili (1939-41) furono devastanti per la società civile spagnola e anche lo sport non ne restò immune. Lo stadio del Levante fu distrutto ma la squadra riuscì non solo a mantenere una sua identità ma, anzi, si fuse con il Gimnastico il cui stadio (Estadio de Vallejo) rimase in piedi ma, purtroppo, perse diversi elementi deceduti proprio in occasione degli scontri violenti scatenatisi nel Paese iberico. Dalla fondazione dei due club nacque il Levante Union Deportiva con colori sociali rossoblu per la divisa casalinga (originari del Gimnastico) e bianconeri per quella trasferta (i colori originari del Levante). È a questo periodo che si deve la denominazione dei tifosi levantini come Granotes (rane), dovuta alla vicinanza del campo di Vallejo al corso del fiume Turia (di qui anche la denominazione del derby valenciano), che causava spesso la massiccia presenza di questi animali nelle prossimità dell’impianto.

I tifosi levantini dovettero apsettare fino al 1963 per poter festeggiare la promozione in Prima Divisione, grazie al piazzamento d’onore nel gruppo 2 della seconda divisione successivo alla vittoria contro il Deportivo La Coruna in una doppia sfida di paly – off aggiudicata con il punteggio totale di 4 – 2.

La prima stagione tra i “grandi” fu anche condita dalla vittoria casalinga nel derby contro il Valencia per 1 – 0 ma la stagione successiva (pur impreziosita da una vittoria casalinga per 5 – 1 contro il Barcellona) vide la repentina retrocessione a causa della sconfitta nei play – off contro il Malaga.

I due decenni successivi videro il Levante girovagare tra seconda e terza divisione finchè, nel 1977, si diede vita alla Segunda Division B nella quale confluì la squadre delle “ranocchie”

La stagione 1980/81 resta tuttora memorabile per i tifosi del Levante in quanto, per mezza stagione, ebbero la possibilità di vedere all’opera uno dei più grandi talenti del football mondiale, il “profeta del goal” Johan Cruijff (Fig. 8).

Fig. 8 – Johan Cruijff con la maglia del Levante

Alla resa dei conti, però, l’innesto del talento olandese non spostò troppo gli equilibri ma, anzi, il Levante, dopo un buon inizio di campionato, concluse la stagione con un anonimo nono posto in classifica.

Nella stagione successiva una grave crisi economica portò alle dimissioni della dirigenza del club e, dal punto di vista sportivo, le cose andarono ancora peggio con la retrocessione in Segunda Division B diventata poi Tercera Division a causa dell’insolvenza finanziaria.

Dopo due anni di purgatorio, e proprio nella stagione del 75° anniversario dalla fondazione del club (con relativa nomina del Principe Felipe a presidente onorario), il Levante tornò in Segunda Division sotto la presidenza di Antonio Aragones che, pur non riuscendo a garantire la permanenza nella seconda divisione, ottenne un deciso miglioramento della situazione finanziaria.

Il quadro economico e sportivo si sistemò poi definitivamente con l’avvento, in qualità di presidente, di Ramòn Victoria il quale risanò completamente la situazione finanziaria e consolidò la posizione sportivo in Segunda Division

Purtroppo per i tifosi rossoblu, anche l’inizio del nuovo decennio fu tutt’altro che felice e le ristrettezze economiche comportarono un’inevitabile retrocessione di Segunda Division B.

Dopo alcuni anni di assestamento nella nuova categoria, nel 1993-94 la squadra riuscì a qualificarsi per i play-off promozione, ma non riuscì a risalire in seconda serie, malgrado 13 vittorie consecutive ottenute sotto la gestione del tecnico Juande Ramos.

Finalmente, al termine della stagione 1995-96 il ritorno in Segunda División fu ottenuto con autorevolezza, grazie al primo posto in terza serie. Il tecnico Mané guidò poi i suoi alla salvezza in seconda serie nel 1996-97, annata in cui Pedro Villarroel fu eletto presidente del club.

Gli anni 2000 videro, alfine, il ritorno del Levante nel calcio che conta, più precisamente al termine del campionato 2003 – 2004 sotto la gestione di Manolo Preciado e grazie anche all’esordio di un giovanissimo Predrag Mijatovic futura stella del Real Madrid.

Sotto la guida di Bernd Schuster, il Levante stazionò ai primi posti della classifica di Primera Division nella stagione 2004 – 2005 ma una pessima seconda parte di stagione lo condannò alla retrocessione in Segunda Division dove la permanenza durò un solo anno grazie ad un’immediata promozione nella stagione successiva.

Sono stati quelli gli anni in cui alcuni giocatori italiani, hanno militato nelle fila del Levante: il centrocampista Damiano Tommasi, il portiere Marco Storari, i difensori Bruno Cirillo e Massimo Volta, gli attaccanti Christian Riganò, Robert Acquafresca, Giuseppe Rossi e Giampaolo Pazzini. Ma un tocco italico c’è stato anche alla guida tecnica, con Gianni De Biasi allenatore dal 10 ottobre 2007 al 16 aprile 2008, reduce dall’esonero con il Torino della stagione precedente.

Nel 2007-08 il Levante, iniziato il campionato con un solo punto ottenuto in dieci partite, retrocesse matematicamente in Segunda División nonostante un generoso tentativo di rimonta cercato in ogni modo da De Biasi. L’anno successivo concluse ottavo con 56 punti in seconda serie, piazzandosi in zona tranquillità e risolvendo i vari problemi economici che attanagliavano la società nelle ultime due stagioni. Nella stagione 2009-10 il Levante si classificò terzo con 71 punti, ottenendo nuovamente la promozione in Primera División dopo due anni di cadetteria. Al termine della stagione 2011-2012 il Levante, piazzandosi al sesto posto con 55 punti, si qualificò, per la prima volta nella propria storia, per una competizione europea, più precisamente l’Europa Leagu, eliminato dal Rubin Kazan agli ottavi di finale.

Nuova retrocessione in Segunda Division al termine della stagione 2015/2016 ma, al termine della stagione successiva la squadra riconquistò tuttavia prontamente la massima serie vincendo il campionato di Segunda División. Nelle successive tre stagioni, il club è riuscito ad ottenere altrettante tranquille salvezze in Liga, riuscendo ad ottenere alcune vittorie di prestigio (come il 5-4 casalingo contro il Barcellona, futuro campione, nel maggio 2018 ed una vittoria per 2-1 sul campo del Real Madrid campione d’Europa nell’ottobre dello stesso anno). Nella stagione 2019-2020 ha terminato il campionato al 12º posto, riuscendo ad imporsi in casa sia sul Barcellona (3-1 a novembre) sia sul Real Madrid, vincitore poi del titolo (1-0 a febbraio).

Nella stagione in corso, 2020/21, il club occupa attualmente una tranquilla posizione di metà classifica e si appresta a restare ancora una stagione nella Liga dei “grandi” (Fig. 9)

Fig. 9 – Una formazione del Levante 2020/21

Fin qui la storia calcistica di due outsider del calcio iberico ma cosa succede sui nostri tappeti verdi del Kent ?

Qui le cose si fanno un pochino più complicate perché, almeno su questo versante, si tratta indubbiamente di figli di un dio minore in quanto non esistono referenze, sia HW che LW, appositamente dedicate.

In realtà, qualcosa abbiamo nel vasto catalogo delle LW, soprattutto per l’Espanyol; innanzitutto, la ref 487, dedicata al Goteborg (Fg. 10) che vinse la Coppa UEFA 1981/82

Fig. 10 – La ref 487 LW

Poi c’è anche la ref 3 (Spal, Huddersfield e Brighton) che non si discosta più di tanto, dal punto di vista cromatico, dalla 487 come si può osservare in Fig. 11

Fig. 11 – La ref 3 LW

Le due ref differiscono per le tonalità di celeste e, soprattutto, per i calzoncini che risultano essere blu nel caso della ref 497 e bianchi nella ref 3; lo stesso dicasi per i calzettoni, blu nel primo caso e bianchi nel secondo.

Se il materiale subbuteistico scarseggia per l’Espanyol, per il Levante non esiste praticamente nulla anche se, probabilmente, si potrebbe utilizzare una qualsiasi ref con maglia bicolore rossoblu, vedi Barcellona (ref 19) ovvero Genoa (ref 72).

E dopo questo escursus in terra catalana, potete tranquillamente dedicarvi alla degustazione di una buona paella, ovviamente alla valenciana (Fig. 12)

Fig. 12 – Una splendida paella alla valenciana

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: