A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

Per quanto possa apparire pleonastico e superfluo forse è il caso di ribadire alcuni concetti elementari relativamente alla fattispecie che ci occupa:

  1. Il Subbuteo o CDT che dir si voglia è un gioco e non uno sport;
  2. La F.I.S.C.T. è un’Associazione e non una Federazione;
  3. L’età media dei concretamente praticanti il circuito è circoscrivibile in un range 45/55 anni con punte maggioritarie nella fascia over 40, poco sotto gli over 50, a seguire gli over 60;
  4. I giovani e/o giovanissimi che frequentano “il movimento” sono pochi, pochissimi, ove si eccettuino, in termini qualitativi e di numero, eccellenze assolute quali Barcellona Mortellitto e Messina (un altro PROF. Natoli e i MERAVIGLIOSI NUMERI UNO FRANCESCO, CONCETTO LA TORRE & COMPANY non nasceranno più), forse Casale (i ragazzi piemontesi sono diventati adulti) e qualche altra sparuta realtà locale. Invero la crescita e lo sviluppo delle succitate realtà sono ascrivibili perlopiù alla ammirevole dedizione e alla encomiabile passione di straordinari genitori che vi hanno coinvolto i relativi figli;
  5. L’Esecutivo in carica sta facendo un lavoro degno della massima stima – dall’autore più volte rimarcato – su diversi fronti, ove si eccettui quello agonistico-sportivo su cui tutto tace, nulla è dato sapere, men che meno reso noto attraverso i consueti canali;
  6. Al 99% dei praticanti interessa (o forse meglio dire interessava) solo giocare: di Statuto, di Protocollo OPES, di Nomina di Funzioni e Collegi, di iniziative quali quella del 2 per 1000 e quant’altro inerente, interessa men che zero, una cippa per intenderci;
  7. Si parla di un gioco nell’ambito di un’Associazione, perciò il fine è quello di giocare; a maggior ragione se si considera l’età media degli associati e dei tesserati;
  8. Giocare significa trascorrere un weekend tra amici, in relax, divertirsi per il piacere di stare insieme attraverso ciò che, nella fattispecie in disquisendo li accomuna, ovvero il Subbuteo/CDT.

Ci sarebbero numerosi altri punti da evidenziare ma ritengo che quelli sovra esposti bastino ed avanzino.

In tali presupposti, tanta, troppa gente non capisce una serie di cose, ad esempio:

  • Perché nel periodo della pandemia non sono state raccolte da chi preposto alla carica le adesioni delle associazioni disponibili ad organizzare un evento per il circuito nel corrente anno, al fine di preparare un potenziale calendario agonistico e renderlo noto, ovviamente previa determinazione di date e location da confermare allorquando si sarebbe potuto riprendere a giocare? Data che, come noto a tutti, è stata fissata al 1° giugno prossimo per le attività in cui anche il Subbuteo/CDT rientra.

D’altro canto, se guardiamo all’ambito politico il Premier in carica, con ragionevole ed apprezzabile logica rispetto al suo predecessore, aldilà se vieppiù eccessivamente penalizzante per molteplici categorie, ha disposto e fissato con largo anticipo le date relative alla di ripresa di ogni attività in modo certo ed inequivocabile (salvo di recente anche anticiparne talune). Con il preciso scopo di permettere a tutti gli operatori sopravvissuti (non alla pandemia ma al disastro economico ed agli scempi provocati in un paese da anni in devastante default) di organizzarsi e di essere pronti a ripartire sin dal primo giorno, dopo un anno e più di prigionia scellerata e scriteriata;

  • Perché, se è stato indetto un sondaggio, sia pure non vincolante, che ha visto nettamente predominare il SÌ (ovvero le Associazioni che hanno manifestato in modo netto e chiaro la volontà di riprendere a giocare) tutto continua a tacere e si parla della qualunque tranne che della pratica del gioco?
  • Perché, se all’interno di un’Associazione, ci sono alcune Associate (la minoranza per fortuna) i cui soci resterebbero asserragliati nelle rispettive camere da letto, ermeticamente chiuse a chiave, fino al 2057, tutte le altre devono adeguarsi e fare altrettanto? Quando mai si è visto che in un Circolo, un’Associazione, in un Ente, ecc., se manca qualcuno non si gioca, tantopiù se questo qualcuno rappresenta la minoranza?

Dovrebbe essere ovvio e scontato che chi vuol giocare gioca (chi e perché avrebbe titolo per vietarlo aldilà delle pressioni e della riluttanza dei soliti riottosi dinieganti). Allo stesso tempo chi non vuole giocare non gioca (da chi e per quale ragione dovrebbe essere obbligato?)

  • Perché quando fu indetto un analogo sondaggio, del pari per fini unicamente consultivi e non vincolante, relativamente alle decisioni sui responsi dei Campionati Federali, in quel caso le risultanze vennero pedissequamente applicate mentre nell’ultimo sondaggio, nonostante la schiacciante maggioranza degli aperturisti al gioco, tutto continua a tacere, quasi a voler prendere e far passare tempo?
  • Perché se dal 1° giugno il nostro gioco rientra tra le attività che possono riprendere in ottemperanza all’applicazione di protocolli governativi statuiti e ben precisi, il nostro gioco dovrebbe invece continuare a restare fermo? Su quali basi e presupposti scientifico-normativi?

D’altronde sempre dal Governo Draghi sono arrivate precise indicazioni non solo sulle date delle riaperture ma anche sull’applicazione di aspetti fattuali e comportamentali quali il numero massimo di avventori consentiti all’interno di una struttura, tenendo in debita considerazione metratura e capienza, regole precise su sanificazioni e norme sanitarie da seguire con imprescindibile rigore.

Queste sono solo alcune delle domande che gli agonisti e gli amanti del gioco si sono posti e continuano a porsi indarno.

A tutti coloro che continuano a formularle all’autore, mi premuro di rispondere sempre nello stesso identico modo:

“Da giugno seguite e iscrivetevi agli eventi che le Associazioni aperturiste (siano benedette queste associazioni) di sicuro decideranno di promuovere (qualora non l’abbiano già programmati e resi noti), nel rispetto dei protocolli normativi e sanitari disposti dalle Autorità Governative e prescindendo da tutto il resto. Non ho contezza di nulla beninteso, è solo una mia percezione ma conoscendo molto bene l’ambiente e le persone sono certo di non sbagliarmi.

Forse a qualcuno non è ancora chiaro che Il desiderio è quello di giocare e di riprendersi la propria vita qualunque sia l’ambito, Subbuteo/CDT, Monopoli, Risiko e Gioco dell’Oca inclusi. Perciò che si tratti di un evento regionale, locale o nazionale, poco importa. Così come nulla importa se detti eventi conteranno zero ai fini del Ranking e non saranno un federale, il classico Open, un Maior o qualsiasi altra cosa.

Perché sia ben chiaro a tutti che se i sodalizi rispetteranno i protocolli governativi nulla e nessuno potrà impedire loro di organizzare un evento subbuteistico e/o calciotavolistico.

D’altro canto, e per chi non lo sapesse, in qualche Regione non si è mai smesso di giocare che piaccia o meno.

Per quanto concerne, invece, le aspettative degli agonisti incalliti e di coloro che giocano non per divertirsi ma per vincere lo scudetto (di un gioco e non di uno sport), partecipare ai mondiali (di un gioco e non di uno sport), alla Champions o all’Europa League (di un gioco e non di uno sport), sanno già a chi rivolgersi.

Sempre ammesso che quando tali attività riprenderanno a regime ci siano ancora i numeri per comporre quattro serie nazionali e calendarizzare un’annata agonistica decente, al netto di abbandoni, depressioni e sopravvenuta caduta di interesse verso il gioco del Subbuteo e quello del Calcio da Tavolo.

Il numero dovrà calare per forza considerando che i demagoghi del Covid, i propugnatori e gli urlatori quotidiani di argomentazioni che vertono su morti, bare, ecatombe, rigorosissimo uso di mascherine all’aperto (figurarsi al chiuso) e ogni altra fattispecie apocalittica, difficilmente si rivedranno su un parquet intorno ad un panno verde. Almeno (e neppure ne sono sicuro) fino a quando il Padreterno non avrà dall’Alto dei Cieli, proclamato il “rischio zero”!

Roma, 18.05.2021
Dott. Prof. Rosario Ifrigerio 

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