CARNE O PESCE?

D’intesa con il Direttore della testata, da questa settimana prende il via una nuova rubrica, “il Rosario del Venerdì”.

Il focus resta sempre il Subbuteo/CDT, lo stile dell’autore non cambia, così come prosa e contenuti.

L’articolo tradizionale lascia il posto ad un compendio incentrato su un argomento specifico, uno spunto di riflessione con l’amico calciotavolista mentre si sorseggia un caffè al bar”. La penna è quella solita, dolce e leggera per meriti conclamati e riconosciuti, dura, rigorosa, graffiante e scevra da condizionamenti di chicchessia quando il caso, a parere dell’autore, lo richiede.

E allora buona lettura a tutti.

CARNE O PESCE recita il titolo di questa settimana, dedicato esclusivamente al mondo del Calcio da Tavolo.

Due categorie che annoverano, da una parte, quei club a caratterizzazione tipicamente locale, con rose composte perlopiù da giocatori del posto: si tratta di associazioni che privilegiano l’attività regionale, quale che sia la finalità di scopo (ludico-amatoriale o agonistica). La Lazio e il Messina, ad esempio, rappresentano due casi simbolo. Dall’altra i sodalizi da sempre incentrati sull’agonismo elevato, i cui componenti sono calciotavolisti geograficamente eterogenei, italiani ma anche stranieri. Club che giocano indifferentemente nel belpaese come all’estero, le cui rose sono ampie e di qualità eccelsa. Fiamme Azzurre, F.lli Bari e Salernitana gli esempi tipici.  

Che si segua una strada piuttosto che l’altra va bene ugualmente, cambia poco ed entrambe conducono a Roma.  

Il problema risiede in coloro che non sono né carne, né pesce. Club che per mettere insieme un quartetto decoroso pescano ovunque e chiunque, gente di etnie diverse e variegate, tutt’altro che autoctone rispetto al territorio in cui questi sodalizi sono nati e risiedono.

Associazioni che non “girano”: a parte gli eventi federali e qualche sparuto torneo sotto casa, non te li ritrovi mai al punto che ti dimentichi persino che esistono.

Qual è la logica ?

Ove i reggenti di tali Associazioni dovessero ristorare i tesserati delle spese viene da chiedersi chi glielo fa fare. Ma anche per gli stessi giocatori, pur rimborsati in toto, tale per cui viaggerebbero, pernotterebbero e giocherebbero senza tirar fuori un quattrino, la domanda non muta, Ma chi glielo fa fare ?

Zero spirito associazionistico, zero spirito di Gruppo, zero coesione di Gruppo, persone che si incontrano di tanto in tanto e giocano insieme, così per arrivare a quattro o cinque e magari centrare una onorevole e faticosa salvezza nei Campionati Italiani a squadre.

E allora non sarebbe meglio prendere un po’ di ragazzini dalla strada o dall’oratorio e provare ad iniziarli al gioco ? Non tirerebbero fuori un soldo (nell’eventualità lo facciano) e farebbero un’opera di bene oltre a rendere un servizio alla comunità.

Chiedere al Maestro Pierceleste Zambello cosa ha fatto a Casale Monferrato e dintorni nell’ultimo ventennio per farsi un’idea.  

A proposito, se volete sapere i nomi di questi club, nella remotissima eventualità qualcuno non li conoscesse, basta chiedere al salumiere sotto casa, o prendere la rubrica telefonica e chiamare dei numeri a caso, vedrete che, prima o poi, qualcuno vi risponderà correttamente.

Rosario Ifrigerio
05.11.2021

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