I valori socio-educativi del subbuteo

Molto spesso sento parlare di calciotavolo, o subbuteo che dir si voglia, come del “giochino”, dei “pupazzetti” ed altri in sinonimi dispregiativi.

In tutta onestà mi dispiace sentire queste parole da appassionati giocatori che, ad onor del vero, potrebbero far dubitare della loro passione. Solitamente, va detto, tali valutazioni vengono fatte quando qualcuno cerca di portare il gioco ad un livello superiore che non sia esclusivamente la partita in sé e regolarmente per cercare di sminuire i discorsi che una persona cerca di affrontare, la controparte sminuisce il gioco per farlo passare come un ridicolo passatempo. Sono i primi, poi, che durante un torneo gridano al complotto per una scorrettezza subita e magari non rilevata dall’arbitro.

A questi “appassionati” chiedo una cortesia: non leggete questo articolo.

Per chi mi conosce sa che ho sempre considerato il calciotavolo molto più di un passatempo e con una grandissima possibilità di essere annoverato tra gli sport veri. Purtroppo fino ad oggi non sono stato premiato, ma essendo cocciuto non demordo! Per portare un po’ di “acqua al nostro mulino” (siamo in tanti a pensarla così), grazie all’amico Cesare Natoli (attivissimo nel Messina Calcio Tavolo) che diversi anni fa mi rese partecipe di un progetto da loro ideato per sviluppare l’attività del calciotavolo nelle scuole, proverò a spiegare tecnicamente perché il calciotavolo è uno sport vero anche se non riconosciuto dalle istituzioni. Ovviamente tutto quanto troverete di seguito lo usiamo regolarmente nel proporci alle scuole come attività integrativa.

IL CALCIOTAVOLO/SUBBUTEO

Il calciotavolo (e subbuteo da ora sarà sottinteso) offrono due sistemi diversi di “educare”:

Educare il movimento. Riguarda l’area morfologica/funzionale con la quale si cerca di raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Favorire lo sviluppo di:
    • Capacità sensopercettive
    • Schemi motori
    • Schemi posturali
  • Sviluppare le capacità:
    • Coordinative
    • condizionali
  • Favorire l’apprendimento:
    • Abilità motorie (gerali e specifiche)

Educare attraverso il movimento. Riguarda le aree affettive – cognitive – relazionali ed ha come obiettivo:

  • Area Affettiva: favorire il controllo dell’emotività;
  • Area cognitiva: stimolare le capacità di iniziativa e di risoluzione dei problemi;
  • Area sociale: sviluppare coerenti comportamenti relazionali

METODOLOGIA E DIDATTICA DELL’ INSEGNAMENTO DEL CALCIO-TAVOLO (CDT) NELLA SCUOLA

PREMESSE METODOLOGICHE

  1. Il CALCIO DA TAVOLO non può essere presentato all’alunno in tutta la sua complessità.

Questo dipende:

  • dalla stessa attività (regolamento agonistico molto complesso, svariate possibilità d’azione dei giocatori/miniatura, ecc.);
  • dalla complessità del soggetto a cui si vuole insegnare (problemi d’ordine affettivo, motorio, psichico).

Obiettivo dell’istruttore sarà, quindi, quello di semplificare il gioco senza snaturarlo, con un procedimento pedagogico che si sviluppa:

  • dal semplice al complesso;
  • dal generale al particolare;
  • dal conosciuto all’ignoto (cioè dall’attività propria del ragazzo verso le esigenze fondamentali del CDT).

2. Il ruolo dell’istruttore non è quello di istruire un giocatore, ma al contrario, è quello di permettergli di capire ciò che fa.

L’alunno all’inizio inventa poi capisce. Egli è capace di spiegare “a posteriori” il suo comportamento, la sua risposta motoria. Non esistono alunni che dal punto di vista motorio, “non sappiano nulla”. Il ragazzo ha in sé delle azioni precostituite che sviluppa allorché è messo in presenza delle esigenze di una attività. INSEGNARGLI IL GESTO NON SEMBRA NECESSARIO, poiché in alcune circostanze mostra di sapere certi gesti.

E’ COMPITO DELL’ISTRUTTORE, dunque, PROPORRE DELLE SITUAZIONI PEDAGOGICHE DI GIOCO A CUI IL RAGAZZO DARA’ UNA PROPRIA RISPOSTA, e non quella che si vorrebbe; il ragazzo non è in grado di comprenderla dal momento che dovrà prima arrivare a confrontare ciò che conosce con le esigenze delle nuove situazioni proposte. Se comunque il principiante non dovesse trovare le giuste risposte, devono essere proposte altre varianti (più semplici, meno complesse della situazione).

Lo scopo che si vuole raggiungere deve essere sempre conosciuto, in modo di motivare alla stessa attività, ed in modo da costringere il principiante a chiedersi il perché della riuscita o meno.

In questa fase di avviamento le forme dell’apprendimento che prediligiamo sono, quindi :

  • PER PROVE ED ERRORI,
  • PER SCHEMI (e non per ripetizione continua degli stessi esercizi, senza errori),
  • PER COMPRENSIONE

In linea generale, lo sviluppo motorio del ragazzo, dalle solite azioni isolate che confrontate con situazioni diverse, si coordinano, si velocizzano, si differenziano, si generalizzano. Questo sviluppo conferisce al ragazzo delle nuove capacità ed abilità. Si arriva così ad una costruzione del saper fare (APPRENDIMENTO)

Il ragazzo è posto di fronte all’esigenza di costruirsi il suo Calcio-Tavolo.

L’insegnamento del CDT dovrà essere fatto mettendo il ragazzo nell’azione ludica allo scopo di farlo reagire nella sua unità-totalità:

  • a livello affettivo,
  • a livello intellettivo,
  • a livello motorio (gestualità)

Nel CDT è indispensabile, a livello dell’apprendimento, privilegiare il livello affettivo (evidentemente senza tralasciare gli altri): un fattore emozionale come per esempio la paura, fa percepire al giocatore delle informazioni false e comporta di conseguenza reazioni inadatte. E’ quindi evidente che l’istruttore deve rendersi conto delle difficoltà dei ragazzi a questo livello e deve aiutarli a risolverle.

Sarà solo quando il contatto non sarà più un problema che il ragazzo avrà lo spirito libero per giudicare ed agire nella maniera più adatta. Sarà possibile solo in questo momento, farlo lavorare sulla comprensione del gioco, perché, tranquillo sul piano affettivo, sarà disponibile a risolvere le situazioni in maniera valida (reazione intelligente- decisione tattica del gioco).

Il CDT deve essere insegnato in modo vivo, per mezzo dell’opposizione e deve essere vissuto immediatamente nella sua realtà che è quella di uno sport di intelligenza, strategia e tattica.

Sul piano della didattica sarà indispensabile per l’istruttore dare il massimo dinamismo e ritmo a tutte le azioni e perciò i suggerimenti verbali nel movimento sono molto importanti.

Questo periodo di ricerca e scoperta del CDT, definito come un periodo genetico, è caratterizzato inoltre da alcune indicazioni metodologiche:

  • NESSUNA DIVERSIFICAZIONE DI ATTEGGIAMENTI TATTICI – all’inizio è importante formare l’intelligenza tattica di un giocatore, successivamente questa sarà una buona base di partenza per la specializzazione e il perfezionamento;
  • STRUTTURAZIONE DEL GRUPPO – formare squadre equilibrate;
  • STRUTTURAZIONE DELL’ALLENAMENTO – organizzato in cicli di allenamenti incontri in cui i problemi emersi nel gioco potranno essere affrontati negli allenamenti seguenti e verificati nell’incontro successivo.
immagine decorativa per formazione istruttori subbuteo

LA SCOPERTA DEL CALCIO DA TAVOLO

Sul piano metodologico tutte queste indicazioni trovano attuazione nella progressione didattica di AVVIAMENTO AL CALCIO-TAVOLO. Il gioco è sempre il punto di partenza e di arrivo di questa progressione ed una graduale introduzione di regole permette di strutturare il gioco stesso a livelli diversi propri dalla comprensione e della padronanza di abilità motorie dei partecipanti.

Attraverso l’introduzione nel gioco delle REGOLE FONDAMENTALI si realizza l’obiettivo di presentare un CDT semplice, facilmente comprensibile a tutti, ma con tutte le caratteristiche proprie del gioco stesso, così come quello di una progressiva e graduale complessità, base di un continuo ed effettivo apprendimento.

Successivamente verranno introdotte anche le REGOLE COMPLEMENTARI relative al modo di riprendereil gioco dopo che questo è stato interrotto.

Questa attività, volta ad una conoscenza e comprensione del gioco sia sotto il profilo regolamentare che di possibilità d’azione che prelude alla creazione di giocatori intelligenti, deve avvenire nel gioco reale.

“Da questa realtà giocatori ed educatore individueranno i problemi urgenti che, se non possono essere chiariti a livello di gruppo completo  (grande gruppo), saranno trattati a livello di squadra (sottogruppo) e poi a livello individuale per giungere, in seguito, alla realtà del Gioco”

Si realizza così il procedimento metodologico “dal generale al particolare,” anch’esso del metodo globale.

Considerato poi che la squadra è un gruppo, cioè un insieme di individualità legate ad una rete di comunicazione più ricca possibile, giocatori ed istruttore, durante la scoperta del gioco, cercheranno di creare un “codice”, una sorta di “linguaggio comune” che raccolga in sé tutti i concetti fondamentali del CDT .


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