OLYMPIAKOS VS PANATHINAIKOS: IL DERBY DEGLI DEI (anche nel subbuteo)

Atene, là dove la cultura ha cominciato a regalare i primi veri vagiti e le prime grandi perle ancor prima della nascita di Cristo e dell’Impero Romano. Una città dalla storia infinita ma, al giorno d’oggi, tramortita da eventi politici ed economici di una portata tale da metterla all’angolo in un’Europa che poco perdona da questo punto di vista. E se un tempo le battaglie erano quelle contro Sparta ovvero Troia, al giorno d’oggi le vere battaglie si combattono sui campi di calcio tra le tante compagini che hanno sede nella capitale dell’Ellade.

Tra le disfide che animano (eufemismo !!!) i rettangoli verdi della nostra splendida città, quella che vince per tradizione, numero di tifosi e pathos è sicuramente la partita che mette difronte Olympiakos e Panathinaikos.

L’inizio delle ostilità va datato al 1925 allorché, in una città che già aveva dato i natali al Panathinaikos (17 anni prima), nacque l’Olympiakos Pireo, dal nome del quartiere portuale a sud della capitale greca, che, con la sua anima più popolana (ma anche più “contaminata” da marinai provenienti da ogni parte del mondo) andò a scontrarsi con quella borghese e snob dei biancoverdi che si riteneva purosangue ateniese.

L’Olympiakos rappresentava un crocevia di etnie in uno stile di vita agli antipodi rispetto a quello praticato dagli esponenti del Panathinaikos, elemento che caratterizzò da subito le sfide tra i due club come quella del 1930 nella quale, certi di vincere, i tifosi dell’Olympiakos si presentarono con diverse bare con le bandiere biancoverdi dei rivali. Ma quello che doveva diventare un film horror per gli avversari, lo divenne proprio per i biancorossi del Pireo che, dopo aver dovuto digerire un 2 – 8 sul campo, le presero anche fuori dal terreno di gioco con le bare divenute oggetti contundenti utilizzate dalla tifoseria rivale.

Qualche anno dopo, siamo agli albori degli anni ’60, le tifoserie cominciarono ad organizzarsi in gruppi sempre più numerosi a partire dagli ultras del Panathinaikos con il loro Gate 13 dello stadio Apostolos Nikolaidis. Dalle parti del Karaiskakis, invece, solo qualche anno dopo nacque l’altrettanto storico Gate 7 che si distinse, da subito, per il copioso utilizzo di fumogeni e grida incessanti. In un derby degli anni 2000 l’ex calciatore francese della Sampdoria, Christian Karembeu, a seguito dell’esultanza nei pressi del Gate 13, fu colpito da alcuni fumogeni lanciati dai tifosi del Panathinaikos, fumogeni che si posarono sui lunghi capelli rasta del calciatore che, fortunatamente, rimase illeso.

Per dovere di cronaca vanno anche segnalati due episodi che, al contrario, hanno evidenziato la vicinanza di una tifoseria all’altra: nel 1971 i tifosi biancorossi tifarono apertamente per i cugini in procinto di affrontare l’Ajax in finale di Coppa dei Campioni, mentre dieci anni dopo la tifoseria biancoverde offrì tutta la solidarietà possibile ai rivali dopo la morte di 21 tifosi (situazione mai completamente chiarita) in un match tra Olympiakos ed AEK Atene.

In totale le due squadre possono sfoggiare 64 titoli, la maggior parte dei quali vinti dai Thrilos del Pireo contro i Trifylli con i primi in netto vantaggio anche negli scontri diretti (82 – 50). Il Panathinaikos, però, annovera il re dei bomber nei derby, Dimitris Saravakos, con le sue 16 reti che batte Giorgios Sideris fermo a quota 13.

OLYMPIAKOS PIREO

La sezione calcistica della Polisportiva del Pireo nacque il 10 marzo 1925 e ha sempre militato nella massima divisione del calcio greco giocando le sue partite casalinghe allo stadio Gergios Karaiskakis del Pireo e vantando la bellezza di oltre 4 milioni di tifosi solo in Patria. I membri del Piraikos Podosfairikos Omilos FC (Club sportivo e calcistico del Pireo) e del Piraeus Fans Club FC decisero, durante una storica assemblea, di sciogliere i due club e di farli confluire in un unico sodalizio, che propugnasse questa visione dello sport in seno alla comunità (Fig. 1). Notis Kamperos, ufficiale superiore della marina militare greca, propose il nome Olympiakos e come emblema l’effigie di un giovane con una corona di ulivo sulla testa, simbolo in grado di ricordare la premiazione degli atleti alle Olimpiadi sin dai tempi dell’antica Grecia

Fig. 1 – I fondatori dell’Olympiakos Pireo (1925)

Nei primi anni dalla fondazione del club, furono i fratelli Andrianopoulos (Yiannis, Dinos, Giorgos, Vassilis e, poco più tardi, Leonidas) a lanciare in orbita il club del Pireo che divenne subito popolare e molto tifato propria per una sua connotazione prettamente “operaia”.

La squadra, che giocava inizialmente i propri incontri al Velodromo Neo Phaliron, si laureò campione del Pireo già nel 1925 e nell’anno successivo, anno in cui venne fondata la Federcalcio ellenica, la quale organizzò il primo campionato nazionale, con squadre del campionato ateniese, di quello macedone e di quello del Pireo, nella stagione 1927/28: la formula prevedeva anche dei play – off e la prima squadra campione fu quella dell’Aris Salonicco.

Nel frattempo l’Olympiakos vinse 4 campionati su 5 nel periodo 1926 – 1931 e, nel periodo 14 marzo 1926 – 3 marzo 1929, vinse 30 partite su 36 (gli altri 6 furono altrettanti pareggi), un record che portò la stampa a coniare il termine di “Trylos” (Leggenda) per il club in biancorosso, Nella stagione 1930/31, l’Olympiakos vinse il primo campionato panellenico perdendo un solo incontro e facendo bottino pieno negli incontri casalinghi.

Fig. 2 – Il trio d’attacco dell’Olympiakos degli anni ’30. Da sinistra

Negli anni ’30 l’Olympiakos vinse cinque scudetti in nove stagioni grazie anche al formidabile trio offensivo composto da Giannis Vazos, Christoforos Raggos e Theologos Symeonidis (Fig. 2); il primo, in particolare, mise a segno 450 reti in 364 partite disputate nell’arco di 18 anni.

A seguito dell’invasione italiana dell’ottobre 1940, diversi atleti si arruolarono nell’esercito greco e molto dovettero abbandonare l’attività agonistica per le conseguenze delle attività belliche, altri, come Nikos Godas, simbolo della squadra, fu giustiziato dai tedeschi indossando la divisa dell’Olympiakos.

Dopo la guerra l’Olympiakos vide ritirarsi molti dei giocatori chiave dei successi prebellici, ritiri che portarono a profondi cambiamenti nella rosa. Il capitano dell’Olympiakos e prolifico goleador Giannis Vazos rrimase in squadra insieme a Giannis Chelmis. Tra i nuovi acquisti spiccarono i nomi di Andreas Mouratis (Fig. 3), Alekos Chatzistavridis, Stelios Kourouklatos e Dionysis Minardos. Quando riprese un regolare campionato, la squadra tornò ad occupare un ruolo egemone nel panorama greco vincendo 9 titoli su 11 dal 1946 al 1959

Fig. 3 – Andreas Mouratis, capitano dell’Olympiakos tra il 1945 ed il 1955

Altri sei campionati vinti consecutivamente tra il 1954 ed il 1959 rappresentarono un nuovo record per il calcio ellenico, primato superato dallo stesso club in due ulteriori occasioni (ben sette vittorie consecutive dal 1997 al 2003 e dal 2011 al 2017).

La squadra dell’Olympiakos degli anni ’50, composta da Andreas Mouratis, Ilias Rossidis, Thanasis Bebis, Ilias Yfantis, Babis Kotridis, Kostas Polychroniou, Giorgos Darivas, Babis Drosos, Antonis Poseidon, Savvas Theodoridis, Kostas Karapatis, Mimis Stefanakos, Thanasis Kinley, Stelios Psychos, Giannis Ioannou, Themis Moustaklis, Vasilis Xanthopoulos, Dimitris Kokkinakis, Giorgos Kansos, Kostas Papazoglou e Aristeidis Papazoglou, segnò un’epoca guadagnandosi il soprannome di Thrylos, “la Leggenda” (Fig. 4)

Fig. 4 – Una formazione dell’Olympiakos degli anni ‘50

Il 13 settembre 1959 l’Olympiakos fece il suo debutto nelle coppe europee, precisamente nel primo turno della Coppa dei Campioni 1959-1960 contro il Milan, divenendo il primo club greco a disputare una coppa europea.

La partita di andata si tenne allo Stadio Karaiskakis del Pireo e vide l’Olympiakos passare in vantaggio con un gol di Kostas Papazoglou, primo gol segnato da un greco e da una squadra greca nelle coppe europee, rete pareggiata da Josè Altafini. Ilias Yfantis riportò i greci in vantaggio al 45º minuto, controllando la palla tra Cesare Maldini e Vincenzo Occhetta e battendo il portiere con un tiro al volo per il 2- ma, al 72º minuto di gioco, ancora Altafini pareggiò con un altro colpo di testa, dopo un calcio di punizione di Nils Liedholm.

Nella partita di ritorno il Milan si impose con il punteggio di 3-1 (marcatori: Giancarlo Danova 12′, 26′, 85′; Psychos 68′) e si qualificò per il turno successivo, ma il club del Pireo uscì dalla coppa a testa alta.

Gli anni ’60 iniziarono con due vittorie in Coppa di Grecia, mentre nel 1963 la vittoria in Coppa dei Balcani segnò il primo trofeo internazionale vinto da una squadra greca.

Altre due coppe nazionali furono vinte a metà anni ’60 ma l’Olympiakos rimase a digiuno di vittorie in campionato dal 1959 al 1965 e, per tale motivo, la dirigenza decise di ingaggiare l’esperto allenatore ungherese Márton Bukovi, con Mihály Lantos, ex componente della leggendaria nazionale ungherese degli anni ’50, come suo vice.

L’innovativo tecnico ungherese, pioniere del modulo 4-2-4 (insieme con Béla Guttmann e Gusztáv Sebes) adottava un gioco offensivo pretendendo molto dai calciatori in allenamento. Le sue tattiche innovative e i suoi moderni metodi di allenamento trasformarono l’Olympiakos, che divenne una squadra votata all’attacco ed in grado di produrre un calcio altamente spettacolare.

Sotto la gestione Bukovl’Olympiakos vinse due campionati greci consecutivi (1965-1966 e 1966-1967); nel primo dei due concluse con 23 vittorie, 4 pareggi e sole 3 sconfitte, mentre nel secondo iniziò vincendo 12 delle prime 14 partite, un record battuto ancora una volta dallo stesso club quando, nel 2013 vinse le prime 13.

Poco prima della fine della stagione, le vicende politiche greche impattarono anche a livello sportivo con conseguenze nefaste per l’Olympiakos. Nel dicembre 1967 Giorgos Andrianopoulos, leggenda del club, di cui fu presidente per 13 anni (1954-1967), fu costretto a lasciare la presidenza dal regime che bloccò anche il trasferimento di Giōrgos Koudas all’Olympiakos e costrinse Márton Bukovi a lasciare il paese perché bollato come comunista.

Per fortuna, la dittatura dei “colonnelli” non durò a lungo anche se mise a dura prova le sorti del popolo greco e, agli inizi del decennio successivo, si aprì un nuovo capitolo anche per l’Olympiakos.

Nel 1972 divenne presidente Nikos Goulandris che ripristinò tutti i ruoli dirgenziali, ingaggiò Lakis Petropoulos come allenatore ed acquistò giocatori del calibro di Giorgos Delikaris, Yves Triantafyllos, Julio Losada, Milton Viera, Panagiotis Kelesidis, Michalīs Krītikopoulos, Takis Synetopoulos, Romain Argyroudis, Maik Galakos, Nikos Gioutsos, Giannis Gaitatzis, Vasilis Siokos, Thanasis Angelis, Lakis Glezos, Petros Karavitis, Kostas Davourlis, Giannis Kyrastas, Dimitris Persidis, Lefteris Poupakis e Babis Stavropoulos.

L’Olympiakos vinse 3 titoli nazionali consecutivi (1972-1973, 1973-1974, 1974-1975) e 2 Coppe di Grecia (nel 1972-1973 battendo in finale il PAOK per 1-0 e nel 1974-1975 battendo in finale il Panathinaikos per 1-0), per un totale di 2 double in 3 anni.

In ambito europeo l’Olympiakos eliminò il Cagliari di Gigi Riva dalla Coppa UEFA 1972-1973, battendolo per 2-1 al Pireo e per 1-0 al Sant’Elia, diventando così la prima squadra greca a vincere in Italia. Purtroppo, nel turno successivo fu eliminato dal Tottenham togliendosi, però, la soddisfazione di sconfiggere gli inglesi al ritorno in terra greca violando l’imbattibilità degli Spurs.

Nella stagione successiva, in Coppa dei Campioni, l’Olympiakos si trovò ad affrontare il Celtic Glasgow di Kenny Dalglish A Celtic Park, dove il Celtic on aveva mai perso (27 vittorie e 9 pareggi) nelle coppe europee dal 1962 al 1974, l’Olympiakos passò in vantaggio con Milton Viera al 36º minuto, ma il Celtic riuscì a pareggiare. Nella gara di ritorno, al Pireo, i greci si imposero per 2-0 con reti di Kritikopoulos e Stavropoulos.

Ai sedicesimi di finale fu l’Anderlecht a eliminare i greci dopo due partite al cardiopalma. Sconfitti per 5-1 all’andata, i greci, chiamati alla missione impossibile nella partita di ritorno in casa, sfiorarono clamorosamente l’impresa in un match caratterizzato dal controverso arbitraggio di Károly Palotai che annullò ben 4 reti e almeno 3 rigori risultati netti agli addetti ai lavori neutrali. Il risultato finale di 3 – 0 sancì l’eliminazione del club greco in un match passato alla storia come il “massacro di Palotai”.

Nell’estate del 1979 il campionato greco divenne professionistico e Stavros Daifas divenne proprietario e presidente del club. L’Olympiakos si riaffermò come potenza del calcio greco, vincendo 4 titoli consecutivi (1979-1980, 1980-1981, 1981-1982, 1982-1983) con un organico composto dal bomber Nikos Anastopoulos, da Martin Novoselac, Vicente Estavillo, Thomas Ahlström, Roger Albertsen, Maik Galakos, Tasos Mītropoulos, Takīs Nikoloudīs, Nikos Sarganis, Nikos Vamvakoulas, Giorgos Kokolakis, Vangelis Kousoulakis, Petros Michos, Takīs Lemonīs, Christos Arvanitis, Petros Xanthopoulos, Stavros Papadopoulos, Meletis Persias, Giorgos Togias e Kostas Orfanos. Kazimierz Górski, allenatore polacco, fu artefice dei successi del 1980, del 1981 e del 1983 (nel 1981 ci fu il nono double nella storia del club, grazie alla vittoria della Coppa di Grecia), mentre Alketas Panagoulias, già CT della nazionale greca e della nazionale statunitense, fu artefice del successo del 1982, ottenuto dopo una memorabile vittoria per 2-1 contro gli arcirivali del Panathinaikos (marcatori: Estavillo 6′, Anastopoulos 69′) in un match cruciale che si giocò all’ultimo turno a Volos.

Dopo un periodo non particolarmente brillante dal punto di vista finanziario (il nuovo proprietario Giorgio Koskotas fu condannato per reati fiscali lasciando una società notevolmente indebitata), la squadra “riuscì” a non vincere il campionato per ben 9 stagioni pur annoverando, in rosa, giocatori del calibro di Lajos Detari (Fig. 5) ed Oleg Protasov

Fig. 5 – L’ungherese Lajos Detari con la maglia dell’Olympiakos
Fig. 6 – L’indimenticato Oleg Blochin, leggenda del calcio ucraino

Il club si aggiudicò la Coppa di Grecia 1989-1990 battendo in finale l’OFI Creta (4-2), la Coppa di Grecia 1991-1992 battendo in finale il PAOK (1-1 allo Stadio Toumba di Salonicco e 2-0 al Pireo) e la Supercoppa di Grecia 1992 battendo l’AEK Atene (3-1 allo Stadio Olimpico Spyros Louīs). Guidato dall’ex fuoriclasse ucraino Oleg Blochin (Fig. 6), l’Olympiakos raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe 1992-1993, eliminando il Monaco di Arsène Wenger, ma venendone poi estromesso ad opera dell’Atletico Madrid.

Il 1993 vide l’arrivo, in qualità di proprietario e presidente del club, di Socratis Kokkalis che rilanciò il club dal punto di vista finanziario e sportivo a partire dall’ingaggio di Dusan Bajevic come guida tecnica.

L’Olympiakos tornò a vincere il campionato nel 1996-1997, con 12 punti di vantaggio sull’AEK Atene e 20 punti sul Panathinaikos mentre, nella stagione successiva (nella quale rivinse il titolo), a dieci anni dall’ultima apparizione nella massima competizione calcistica continentale, l’Olympiakos tornò a disputare la Champions League, dove si piazzò terzo nel proprio gruppo nella fase a gironi, dietro a Real Madrid (futuro vincitore della competizione) e Rosenborg ma davanti al Porto.

Il 1998-1999 fu una delle migliori stagioni nella storia del club, che in patria centrò il double campionato (con 10 punti di vantaggio sull’AEK) Coppa di Grecia (battuto in finale il Panathinaikos con gol di Mavrogenidis al 54° e Ofori-Quaye al 90º minuto, pur avendo giocato per più di 60 minuti in inferiorità numerica).

Sul fronte europeo la squadra fu protagonista di un ottimo percorso in Champions League. Superato agevolmente l’Anorthōsis nel secondo turno preliminare, l’Olympiakos approdò alla fase a gironi, dove ottenne 11 punti, frutto di 3 vittoria casalinghe contro Ajax (1-0), Porto (2-1) e Dinamo Zagabria (2-0) e 2 pareggi esterni (2-2 contro il Porto e 1-1 contro la Croazia Zagabria) in 6 partite.

Ai quarti di finale, contro la Juventus del neo-tecnico Carlo Ancelotti, i greci limitarono i danni all’andata, segnando con Andreas Niniadīs su calcio di rigore al 90° il gol del 2-1 di fronte a 10.000 sostenitori greci giunti al Delle Alpi. Nella partita di ritorno, dominata andando anche in vantaggio, la Juventus riuscì a segnare il gol della qualificazione approfittando di un vistoso errore del portiere Dimitris Eleftheropoulos, eroe delle partite precedenti.

Fig. 7 – Il brasiliano Giovanni, faro del centrocampo dell’Olympiakos

Le successive quattro stagioni portarono altri quattro scudetti (1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003) e videro l’Olympiakos ingaggiare giocatori di caratura internazionale quali Zlatko Zahovič, Giovanni (Fig. 7), Christian Karembeu e Rivaldo, oltre a Pär Zetterberg, Zé Elias, Nery Castillo, Chrīstos Patsatzoglou, Lampros Choutos e Stelios Venetidis.

Nel corso della stagione 1999/2000, nonostante le aspettative legate anche all’arrivo di Giovanni e Zahovic, la squadra non superò la fase a gironi della Champions League e Bajevic fu esonerato per far posto ad Alberto Bigon, il quale durò solo pochi mesi venendo a sua volta sostituito (con la squadra prima in classifica) da Ioannis Matzourakis che portò la squadra a vincere il campionato.

Nel 2000-2001 la squadra di Matzourakis si piazzò terza nel suo girone nella prima fase a gruppi della Champions League, a pari punti con il Lione, che si qualificò come seconda. Contrasti con Giovanni e Choutos, in aggiunta ad evidenti dissapori con i tifosi portarono all’esonero del tecnico, che lasciò il posto al suo vice Takīs Lemonīs. L’Olympiakos continuò a dominare in patria, vincendo il suo 30° titolo nazionale, il quinto consecutivo, con 12 punti di vantaggio sul Panathinaikos e 17 sull’AEK Atene ma perse in finale di Coppa di Grecia (2 – 4 contro il PAOK)

Nel 2001-2002 la squadra di Lemonis vinse un altro scudetto, il sesto consecutivo, ma solo grazie al vantaggio negli scontri diretti con l’AEK In Coppa di Grecia fu sconfitto in finale per 2-1 dall’AEK Atene, mentre in Champions League si piazzò ultimo nel suo girone.

Fig. 8 – Rivaldo con la maglia dell’Olympiakos

Nel campionato 2002-2003 il successo arrivò dopo un finale thrilling: alla 29ª giornata l’Olympiakos ospitò il Panathinaikos, capolista con tre punti di vantaggio sulla squadra del Pireo, cui sarebbe servita una vittoria. I biancorossi ebbero la meglio sui verdi per 3-0 (marcatori: Giovanni 3′, Giannakopoulos 15′ 48′) allo Stadio Georgios Kamaras e celebrarono il record di sette campionati vinti consecutivamente, traguardo poi bissato nel 2017. Nel 2004 la dirigenza del club decise di riaffidarsi a Bajevic ingaggiando il fuoriclasse brasiliano Rivaldo (Fig. 8), ex pallone d’oro (1999) e campione del mondo con il Brasile nel 2002

Insieme al campione brasiliano, il club ingaggiò anche il portiere della nazionale greca campione d’Europa nel 2004, Antonis Nikopolidis.

Alla fine della stagione arrivò un altro double nazionale: il campionato fu vinto con un solo punto di vantaggio sul Panathinaikos, la Coppa di Grecia con un 3-0 in finale all’Aris. In Champions League il percorso della squadra fu dignitoso, con 10 punti guadagnati in un difficile girone con Liverpool (poi vincitore del torneo), Monaco e Deportivo La Coruña e qualificazione sfumata negli ultimi quattro minuti di gioco dell’ultimo match giocato ad Anfield contro il Liverpool.

Nel campionato 2005-2006, sotto la guida del norvegese Trond Sollied, l’Olympiakos trionfò per la 34ª volta, vincendo tutti e quattro i derby contro Panathinaikos e AEK Atene, impresa riuscita in precedenza solo nel 1972-1973, con uno score di 11 gol fatti e 3 subiti. L’AEK Atene fu sconfitto dall’Olympiakos anche nella finale della Coppa di Grecia per 3-0, successo che valse il secondo double consecutivo per gli uomini allenati da Sollied.

Dopo una stagione da record, nel 2006 Trond Sollied volle in squadra Michał Żewłakow, Júlio César e Tomislav Butina. Dopo deludenti risultati in Champions League fu esonerato alla fine del 2006 e sostituito da Takīs Lemonīs, che portò in prima squadra Vasilīs Torosidīs e condusse la compagine biancorossa alla vittoria del terzo campionato di fila, anche se fallì la conquista della Coppa di Grecia a causa di una sorprendente eliminazione contro il PAS Giannina.

Nell’estate del 2007 l’Olympiakos attuò una campagna acquisti molto dispendiosa, con gli arrivi di Luciano Galletti, Darko Kovačević, Raúl Bravo, Lomana LuaLua, Cristian Ledesma e Leonel Núñez. Tornò in squadra il difensore Paraskevas Antzas e fu ingaggiato anche il talentuoso attaccante Konstantinos Mitroglou, 19 anni, proveniente dal Borussia M’gladbach. La cessione del messicano Nery Castillo fu la più costosa nella storia del calcio greco (20 milioni di euro, 5 dei quali finirono nelle tasche del giocatore per via di un accordo siglato in precedenza).

In campionato la squadra non partì bene, ma in Champions League disputò un ottimo girone e, grazie al secondo posto (11 punti, gli stessi del Real Madrid), si qualificò per gli ottavi di finale a spese di Werder Brema e Lazio, prima di essere eliminata agli ottavi di finale dal Chelsea. A causa del cattivo rendimento in campionato Sokratis Kokkalis esonerò Takis Lemonis e lo sostituì con José Segura, che portò l’Olympiakos alla conquista del titolo, il quarto consecutivo, e della Coppa di Grecia (battuto in finale l’Arīs Salonicco per 2-0).

Nel 2010 si apre un nuovo ciclo dirigenziale con il club che passò nelle mani del magnate Evangelos Marinakis. Il quale riportò in panchina Ernesto Valverde e ingaggiò calciatori di spessore internazionale come Albert Riera, Ariel Ibagaza, Kevin Mirallas, Marko Pantelić e François Modesto. La squadra vinse il campionato 2010-2011 per la 38ª volta nella sua storia, con 13 punti di vantaggio dal Panathinaikos secondo.

In vista della nuova stagione arrivarono Jean Makoun, Pablo Orbaiz, Iván Marcano, Rafik Djebbour e Djamel Abdoun. La compagine del Pireo non tradì le attese e nel 2011-2012 mise in bacheca il 39º titolo e la 25ª Coppa di Grecia della sua storia. In Champions League ben figurò in un difficile girone con Arsenal, Borussia Dortmund e Olympique Marsiglia, ma, nonostante i 9 punti ottenuti grazie a due prestigiose vittorie interne contro Arsenal e Dortmund (entrambe per 3-1) e una vittoria esterna contro il Marsiglia (1-0), perse la qualificazione all’ultima giornata a causa della vittoria del Marsiglia in casa del Dortmund (3-2).

L’Olympiakos proseguì il cammino europeo in Europa League, dove ai sedicesimi di finale eliminò il Rubin Kazan’ (1-0 in casa e in trasferta), prima di cadere per la regola dei gol fuori casa contro il Metalist negli ottavi (vittoria esterna per 1-0 con gol di David Fuster e sconfitta interna per 2-1 al Pireo, dopo essere stati in vantaggio fino all’81º minuto e aver colpito due pali nel primo tempo).

Nel 2012 Ernesto Valverde annunciò la sua decisione di tornare in Spagna e fu sostituito con il portoghese Leonardo Jardim, a sua volta clamorosamente esonerato il 19 gennaio 2013, con la squadra prima con 10 punti di vantaggio sulla seconda in campionato. La compagine del Pireo si era piazzata terza nel girone di Champions League, con 3 vittorie e 3 sconfitte in 6 partite. Dal 19 gennaio al 3 febbraio 2013 fu guidata ad interim da Antōnīs Nikopolidīs, prima dell’ingaggio dello spagnolo Míchel, che guidò la squadra alla vittoria del 40º titolo nazionale e della 26ª Coppa di Grecia (3-1 in finale all’Asteras Tripolis) per il 16º double per il club ateniese.

La campagna acquisti dell’estate 2013 vide arrivare al Pireo Javier Saviola, Joel Campbell, Roberto, Alejandro Domínguez, Vladimír Weiss, Delvin N’Dinga e Leandro Salino. La squadra di Míchel visse un’ottima stagione a livello nazionale e internazionale. Si piazzò secondo nel girone di Champions League con 10 punti, qualificandosi per gli ottavi di finale della competizione per la terza volta in sei anni. Qui vinse in casa contro il Manchester United per 2-0 (marcatori: Alejandro Domínguez 38′, Campbell 55′) una partita dominata, ma perse per 3-0 nel ritorno a Old Trafford.

Senza problemi, invece, il cammino nel campionato greco 2013-2014, vinto (41º titolo) con addirittura 17 punti di vantaggio sul PAOK secondo. Dopo una dignitosa fase a gironi della Champions League 2014/15, impreziosita dalle vittorie contro Atletico Madrid e Juventus, la squadra fu eliminata ai sedicesimi di Europa League dal Dnipro ma riuscì, comunque, a vincere l’ennesimo double nazionale.

Altri due titoli nazionali vinti nel 2016 e nel 2017 e nuovo cambio in panchina per la stagione 2018/19 quando fu ingaggiato il portoghese Pedro Martins Nel giugno 2018, come annunciato l’11 aprile, la panchina fu affidata al portoghese Pedro Martins. Superati i preliminari di Europa League 2018-2019, la squadra superò anche la fase a gironi grazie al successo casalingo per 3-1 all’ultima giornata contro il Milan prevalendo sullo stesso per una migliore differenza reti; l’eliminazione dal torneo giunse ai sedicesimi di finale, per mano della Dinamo Kiev. Sul fronte nazionale, il campionato 2018-2019 fu chiuso al secondo posto.

Nella stagione seguente la squadra, rinforzata dagli arrivi di Rúben Semedo, Mathieu Valbuena e Youssef El-Arabi, tornò ad aggiudicarsi il campionato nazionale, con sei giornate di anticipo, per poi bissare il successo nel 2020-2021, con ben sette giornate di anticipo sulla fine del campionato grazie alla vittoria per 3-1 contro i rivali del Panathinaikos.

In campo europeo la squadra riuscì a fare degli ottimi risultati sia nella stagione 2019/2020 sia quella 2020/2021. Nella prima dopo aver superato i preliminari di Champions League ai danni dei russi del Krasnodar, è arrivato terzo nel girone B della UEFA Champions League 2019-2020, davanti alla Stella Rossa e dietro al Bayern Monaco e al Tottenham. In Europa League, dopo aver clamorosamente eliminato l’Arsenal ai sedicesimi (0 – 1 in casa ma 2 – 1 all’Emirates Stadium) (Fig. 9), l’Olympiakos è stato eliminato dal Wolverhampton (1-1 in casa e 0 – 1 fuori).

Fig. 9 – Un’azione di gioco in Olympiakos – Arsenal della UEFA Europa League 2019/20

Nella stagione 2020/2021, superati i preliminari di Champions League ai danni dell’Omonia, il club del Pireo si è classificato nuovamente al 3º posto, davanti al Marsiglia e alle spalle di Manchester City e Porto. Declassata nuovamente in Europa League, la squadra ha affrontato gli olandesi del PSV ai sedicesimi, riuscendo a passare grazie una vittoria casalinga per 4-2 e una sconfitta in trasferta per 2-1, mentre agli ottavi si è consumata la vendetta dell’Arsenal (1 – 3 ad Atene ed inutile vittoria per 1 – 0 a Londra).

PANATHINAIKOS

Il Panathīnaïkos venne fondato il 3 febbraio 1908 come P.O.A. – Podosferikos Omilos Athinon (Π.Ο.Α. – Ποδοσφαιρικός Όμιλος Αθηνών) da Giōrgos Kalafatīs, calciatore che aveva appena partecipato alle Olimpiadi del 1906 tenutesi proprio ad Atene e da alcuni suoi atleti appena fuoriusciti dal loro vecchio club, il Panellinios G.S. per creare una nuova associazione dedicata interamente al calcio (Fig. 10).

Fig. 10 – La prima formazione del Panathinaikos (1908)

Dopo circa un anno, in seguito ad alcune divergenze di opinione con altri membri della dirigenza, Kalafatīs decise di ricostruire la squadra cambiando il nome della società in P.P.O. – Panellinios Podosferikos Omilos (in greco: Π.Π.Ο. – Πανελλήνιος Ποδοσφαιρικός Όμιλος, Club Calcistico Panellenico), assicurandosi un’area di gioco in piazza Amerikis.

Qualche anno dopo, precisamente nel 1912, Kalafatīs, finora allenatore-giocatore della squadra, chiamò in panchina John Cyril Campbell il quale, grazie anche all’apporto di giocatori come Michalis Papazoglou, Michalis Rokos, Loukas Panourgias e Apostolos Nikolaïdīs aveva condotto il club ad avere già una certa notorietà a livello nazionale.

Nel 1926 in Grecia venne fondata la federazione calcistica nazionale, che l’anno successivo organizzò il primo campionato greco di calcio in sostituzione della coppa S.E.G.A.S. anche se, almeno inizialmente, si trattava di una serie di campionati locali con una fase finale a livello nazionale per le sole squadre “meritevoli”.

Durante gli anni trenta il Panathīnaïkos non ottenne risultati degni di nota, anche a causa di dissapori all’interno della dirigenza del club; gli unici risultati di rilievo furono la conquista del titolo nella stagione 1929-1930 (Fig. 11) e quella della Coppa di Grecia 1939-1940 in seguito alla vittoria per 3-1 sull’Aris Salonicco in finale.

Fig. 11 – Il Panathinaikos campione di Grecia nella stagione 1929/30

Il Panathīnaïkos vinse il secondo titolo nella stagione 1948-1949, e contemporaneamente arrivò anche alla finale della Coppa nazionale (dove venne però sconfitto dai concittadini dell’AEK Atene); vinse quindi il terzo titolo nazionale nella stagione 1952/53 e un’altra Coppa di Grecia in quella 1954/55. Il 1959 fu un anno emblematico: in Grecia nacque l’Alpha Ethniki, il primo campionato greco con un format uguale a quello dei maggiori tornei europei (un unico girone all’italiana), mentre in prima squadra si assistette all’esordio del “Generale” Dīmītrīs “Mimīs” Domazos.

Il Panathīnaïkos vinse subito la prima edizione e si ripeté per altre sei volte fino al 1970, quando conquistò il decimo titolo. In questo periodo chiuse la stagione 1963/64 da imbattuto, vincendo un altro double nella stagione 1968/69

Pur avendo vinto diverse volte in patria, il palcoscenico europeo non regalò altrettante soddisfazioni, soprattutto in Coppa dei Campioni; infatti, sebbene il Panathīnaïkos avesse rappresentato la Grecia in più occasioni, raramente era riuscito a superare il primo turno, e comunque mai il secondo.

Le cose cambiarono quando venne chiamato a sedersi in panchina Ferenc Puskás, che da giocatore aveva invece sollevato il trofeo in tre occasioni: nell’edizione 1970-1971 il Panathinaikos superò la Jeunesse Esch e lo Slovan Bratislava nei primi due turni, poi l’Everton nei quarti e la Stella Rossa in semifinale; il passaggio in quest’ultimo turno fu complicato dalla sconfitta per 4-1 subita a Belgrado, alla quale venne posto rimedio con la vittoria per 3-0 nella gara di ritorno ad Atene.

Il 2 giugno 1971 il club andò quindi a Wembley a giocarsi la finale contro una delle squadre più famose del momento: l’Ajax del calcio totale, guidato da Rinus Michels in panchina e da Johan Cruijff in campo (Fig. 12).

Fig. 12 – L’ingresso in campo di Panathinaikos ed Ajax nella finale di Coppa dei Campioni del 1971

A vincere l’incontro furono gli olandesi con il punteggio di 2 – 0 ma Antonis Antoniadis si laureò capocannoniere della competizione. Inoltre, a causa della rinuncia dei campioni continentali, il Panathinaikos ebbe la possibilità di giocare contro il Nacional nella Coppa Intercontinentale 1971.

La coppa rimase, però, in Sudamerica: dopo il pareggio per 1 – 1 allo Stadio Geōrgios Karaiskakīs nella gara d’andata, al ritorno in Uruguay i padroni di casa vinsero 2-1 (a segnare per gli ellenici fu in entrambe le occasioni Totia Fylakouris).

Negli anni successivi il Panathinaikos continuò ad affermarsi in campo nazionale, vincendo un ulteriore titolo nazionale nella stagione 1971/72 e centrando un altro double al termine del campionato 1976/77, soprattutto grazie ai gol di Antoniadis, secondo nella Scarpa d’oro 1972 con 39 reti, solo una in meno rispetto a Gerd Müller.

Nel 1979, con l’avvento del professionismo in Grecia, la squadra fu acquistata da Yiorgos Vardinogiannis, facente parte di una famiglia di imprenditori televisivi e petroliferi. Dopo un periodo di transizione il Panathīnaïkos centrò due volte l’accoppiata campionato – coppa (1984 e 1986) e vincendo anche un altro campionato ed un’altra coppa in altre due diverse stagioni.

Anche al di fuori dei confini nazionali, il Panathinaikos si mise particolarmente in luce raggiungendo la semifinale della Coppa dei Campioni 1984/85 dove venne eliminato dal Liverpool che poi avrebbe affrontato la Juventus nella tragica finale allo stadio Hejsel di Bruxelles nella Coppa dei Campioni 1984-1985, fu questo il periodo nel quale il club cominciò a giocare diverse partite allo stadio Olimpico di Atene, in alternanza con il Leoforos.

Il Panathīnaïkos confermò il suo buon periodo anche nella prima metà del decennio successivo conquistando il double altre due volte (nel 1991 e nel 1995), vincendo il campionato nel 1990 e nel 1996, la coppa nazionale nel 1993 e nel 1994 e la Supercoppa nel 1993 e nel 1994.

Fig. 13 – Krzysztof Warzycha, il miglior goleador della storia del Panathinaikos

Sempre nel 1996 i greci raggiunsero le semifinali di Champions League, dove trovarono nuovamente l’Ajax: gli olandesi furono sconfitti in casa per 1-0, ma poi vinsero 3-0 ad Atene ed in seguito persero in finale a Roma contro la Juventus. Nel gennaio del 1998, inoltre, il bomber polacco Krzysztof Warzycha divenne il miglior goleador di sempre nella storia del Panathinaikos (Fig. 13)

Nell’estate del 2000 il presidente Vardinogiannis si dimise dopo 21 anni di gestione, favorendo alla successione il nipote Giannis il quale cambiò strategia aziendale. Nei primi anni della sua gestione il club, che già veniva da alcuni anni senza successi, alternò prestazioni altalenanti in campionato a buone prove in campo internazionale: guidato in panchina da Sergio Markarián e trascinato da Michalis Konstantinou raggiunse infatti, dopo aver superato due fasi a gironi, i quarti di finale della UEFA Champions League 2001-2002, dove venne eliminato dal Barcellona.

Lo stesso traguardo venne raggiunto anche nella successiva edizione di Coppa UEFA, quando fu invece fermato dai futuri vincitori del Porto. In quella stessa stagione la squadra tornò in corsa per la vittoria finale del campionato, arrendendosi solo all’ultima giornata ai rivali dell’Olympiakos.

In seguito la squadra fu profondamente rimodellata (con gli acquisti di Ezequiel González, Lucian Sânmărtean e Markus Münch) ed affidata al tecnico israeliano Itzhak Shum il quale condusse i verdi di Atene, dopo otto anni di astinenza, al doble campionato (il diciannovesimo)/coppa.

Il successo non bastò all’allenatore israeliano il quale lasciò il club insieme al portiere Nikopolidis ed altri artefici principali dell’ultimo trionfo in campionato. Vennero invece ingaggiati tra gli altri Flávio Conceição ed Igor Bišćan ma la squadra, sulla cui panchina si sedettero Zdeněk Ščasný e Alberto Malesani, non riuscì a superare i rivali dell’Olympiakos e dovette accontentarsi di un secondo e di un terzo posto nei due campionati successivi.

Nell’estate 2008 Nikos Pateras assunse l’incarico di presidente al posto di Vardinogiannis, chiamando in panchina l’olandese Henk Ten Cate ed acquistando, tra gli altri, il terzino Gabriel ed il mediano Gilberto Silva, proveniente dall’Arsenal. Il Panathīnaïkos, pur piazzandosi nuovamente terzo in campionato si rese protagonista di un buon cammino in Champions League, chiudendo la fase a gironi al primo posto davanti all’Inter e al Werder Brema per poi venire eliminato agli ottavi dal Villarreal.

Per la stagione 2009-2010 la squadra venne rafforzata in estate con una campagna acquisti imponente (35 milioni di euro investiti e arrivi di peso quali quelli di Djibril Cissé (Fig. 14), Kōstas Katsouranīs e Sebastián Leto) e, pur perdendo nel periodo natalizio l’allenatore Ten Cate, sostituito da Nikos Nioplias, conquistò il suo ventesimo titolo nazionale, il primo dopo sei anni, al quale si aggiunse il trionfo contro l’Arīs Salonicco nella finale di Coppa.

Fig. 14 – L’attaccante francese Djibril Cissè

Nell’estate 2010 arrivarono Jean-Alain Boumsong, Sidney Govou, e Luis García oltre all’allenatore portoghese Jesualdo Ferreira, ma la squadra non riuscì a difendere il titolo, giungendo seconda, e terminando il girone di Champions League all’ultimo posto in classifica, fuori anche dalla zona Europa League.

A causa di problemi finanziari e divergenze professionali il Panathīnaïkos dovette cedere il capocannoniere Cissé alla Lazio ed il portiere titolare Alexandros Tzorvas al Palermo, con lo scopo principale di ridurre il monte ingaggi. Arrivarono Quincy Owusu-Abeyie, Toché, Vitolo e Zeca, mentre la presidenza passò a Dimitris Gontikas.

La stagione iniziò piuttosto male: la squadra non riuscì ad entrare nel tabellone principale delle due Coppe europee ed arrivò secondo in campionato. Nel frattempo, la quota maggioritaria della società passò a Ioannis Alafouzos, proprietario dell’emittente greca Skai, che rilevò il club a costo zero e chiese ai tifosi di contribuire con una sorta di azionariato popolare.

Vennero raccolti poco meno di 3 milioni di euro grazie al contributo di 8.606 sostenitori (tra i quali gli ex calciatori del club Jean-Alain Boumsong, Sotiris Ninis, Gilberto Silva e Djibril Cissé), mentre il nuovo proprietario riuscì a rilevare la quota che apparteneva a Vardinogiannis e a costituire un board di 20 nuovi membri con a capo nuovamente Dimitris Gontikas.

Giannis Vardinogiannis cedette ufficialmente il 54% del Panathinaïkos alla Panathinaïkos Alliance, mentre Giannis Alafouzos divenne presidente. Le difficoltà finanziarie del club pregiudicarono però l’annata 2012-2013, che si concluse con un deludente sesto posto in campionato: nella stagione successiva il Panathīnaïkos restò così direttamente fuori dalle competizioni europee per la prima volta dopo sedici anni.

In vista della stagione 2013-2014 i membri salirono a 9.305, e nel maggio 2013 la panchina fu affidata a Yannis Anastasiou, che seppe combinare giovani del vivaio con nuovi acquisti stranieri in cerca di riscatto. Malgrado le scarse aspettative la squadra si piazzò quarta in campionato nella regular season e seconda dopo i play-off, qualificandosi così per la Champions League, con Marcus Berg capocannoniere del torneo. Battendo per 4-1 il PAOK nella finale di Coppa di Grecia venne poi finalmente conquistato un nuovo trofeo dopo diversi anni di delusioni sportive.

Purtroppo, per ulteriori due stagioni il Panathinaikos non riuscì ad accedere alla UEFA Champions League e il 2 novembre 2015 Anastasiou fu sollevato dall’incarico e sostituito da Andrea Stramaccioni, che condusse la squadra al terzo posto in campionato. L’allenatore italiano terminò la sua esperienza il 1º dicembre 2016, con la squadra terza in campionato a sette punti dalla vetta della classifica; gli subentrò Marinos Ouzounidīs, già calciatore della squadra negli anni ’90, mantenendo il terzo posto in Souper Ligka.

Dal punto di vista calcistico la stagione 2017-2018 fu probabilmente la peggiore nella storia del Panathīnaïkos: con il club attanagliato da problemi societari e debiti, la squadra, penalizzata di 8 punti anche a causa delle intemperanze dei propri tifosi, riuscì a salvarsi chiudendo il campionato al tredicesimo posto, il peggior piazzamento nella storia del club in massima divisione.

Ouzounidis lasciò alla fine della stagione la guida tecnica, mentre alla fine di giugno 2018 la squadra passò sotto il controllo di Pairoj Piempongsant, uomo d’affari thailandese a capo di PAN ASIA Fund, che ne ha rilevato la proprietà da Giannis Alafouzos.

In panchina venne poi chiamato Giorgos Dons, che guidò i verdi all’ottavo posto nella Souper Ligka Ellada 2018-2019, macchiata dalla sospensione del derby con l’Olympiakos ed i conseguenti 11 punti di penalizzazione. Dopo la stagione 2019/20 sospesa causa pandemia da COVID 19, quella appena conclusa (2020/21) ha visto il Panathinaikos chiudere al quinto posto ma staccato di ben 37 punti dall’Olympiakos campione e fuori dal giro europeo (Fig. 15)

Fig. 15 – Una formazione del Panathinaikos 2020/21

IL SUBBUTEO

I colori biancoverdi del Panathinaikos ci introducono, anche in questo capitolo, al verde mondo del Subbuteo dove Olympiakos e Panathinaikos hanno un loro spazio sia nel catalogo HW che in quello LW. Come sempre procediamo in ordine cronologico e partiamo dalle storiche miniature anni ’70. Nel catalogo HW l’Olympiakos non ha una ref dedicata ma è compresa nell’ambito delle squadre assegnate alla ref 4 (Stoke City, Vicenza, Stella Rossa) con la classica maglia a strisce verticali biancorosse, pantaloncini bianchi, calzettoni rossi con bordo bianco ed accoppiata base/inner di colore rosso/bianco anche se è molto facile trovare un’accoppiata completamente opposta (Fig. 16)

Fig. 16 – La ref 4 HW

Anche il Panathinaikos non ha una ref dedicata ma viene compresa nel novero delle squadre che fanno capo alla ref 157 dedicata primariamente al Messico. Si tratta di una miniatura con maglietta verde, calzoncini bianchi ed accoppiata base/inner solitamente di colore verde/bianco (Fig. 17)

Fig. 17 – La ref 157 HW

Anche nel mondo delle LW le due compagini greche non hanno ref dedicate con l’Olympiakos presente con la ref 4 (identica alla controparte HW) e la ref 52 riferita principalmente al Bayern Monaco e che si connota per i pantaloncini di colore rosso, per le strisce verticali della maglietta tendenti ad un rosso più spiccato e, soprattutto per base ed inner entrambe di colore rosso (Fig. 18)

Fig. 18 – La ref 52 LW

Il Panathinaikos è riportato in diverse ref LW tra le quali la 36 (Rapid Vienna), 157 (Messico, identica alla controparte HW), 459 (Norwich City 2° maglia) e 477 (Werder Brema). Nella ref 36 spiccano le strisce verticali verdi su fondo bianco con calzoncini bianchi, calzettoni verdi ovvero bianchi ed accoppiata base/inner verde/bianco (ma ne esistono versione con accoppiata di colori totalmente invertiti) (Fig. 19)

Fig. 19 – La ref 36 LW

Nella ref 459 la miniatura presenta una maglia con righe sottili di colore verde su fondo bianco con disegno che si ripete anche sulle maniche, calzoncini verdi, calzettoni bianchi con bordi verdi ed accoppiata base/inner solitamente di colore bianco/verde (Fig. 20)

Fig. 20 – La ref 459 LW

Infine la ref 477 ha una prevalenza di bianco (maglietta e calzettoni) con bordi verdi (maglia e calzettoni), calzoncini verdi ed accoppiata base/inner solitamente bianco/verde (Fig, 21)

Fig. 21 – La ref 22 LW

In definitiva, quindi, due tra le big del calcio ateniese offrono diversi spunti di discussione non solo per la loro storia ultracentenaria ma anche per le varianti presenti nel catalogo Subbuteo, soprattutto quello LW ed in modo particolare per quello che concerne i biancoverdi del Panathinakos.

E dalla Grecia, con il prossimo capitolo, ci sposteremo nuovamente nel Regno Unito: basterà attendere solo 15 giorni…


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