IL DERBY DEL RODANO – Quando il subbuteo parla francese

Di derby sparsi in giro per il mondo ce ne sono davvero tanti, alcuni noti anche a chi interessa davvero poco di calcio, altri per intenditori dal palato fine. Poi ce ne sono alcuni noti per lo più agli addetti ai lavori ma dallo spessore tecnico, comunque, rilevante come quello del quale andremo a parlare nelle prossime righe, il derby del Rodano, ossia quello che si disputa in Francia tra St Etienne ed Olympique Lione.

La rivalità tra le due squadre origina, in primis, dalla vicinanza tra le due città, separate da appena 60 chilometri ma anche dal fatto che si tratta delle due città con il maggior numero di abitanti tra quelle della regione. Un’ altro motivo di ruggine è di carattere storico-sociale: da sempre, Saint-Étienne è stata considerata come una città del popolo, una città operaia in quanto, nel XIX secolo, questa città rappresentava, con Lens, il bastione francese dell’industria mineraria.

In definitiva una città povera, al contrario di Lione da sempre considerata come una città borghese in grado di essere superiore a Saint-Étienne a livello politico, amministrativo ed economico.

Last but not least, la contrapposizione sportiva: più ricco il palmares del Saint Etienne, considerata come la più grande squadra francese degli anni Settanta, con 10 titoli di campione e 6 coppe di Francia. Il Lione, al contrario, è una squadra dalla storia molto più recente, il cui palmarès si è costruito negli anni 2000 con la vittoria di ben sette titoli nazionali nel primo decennio del secolo.

Numerosi i confronti diretti con la prima sfida andata in scena nel 1951. Se i primi incontri erano dominati dal Saint-Etienne, il Lione ha spesso vinto dagli anni Novanta fino a oggi. Per esempio, il Saint-Etienne non ha vinto un solo incontro fra 1994 e 2010, e Lione non ha vinto una sola volta fra 1962 e 1966, 1968 e 1971, e fra 1978 e 1982. La rivalità tra i tifosi ha anche scritto la storia dei Derby: le rivalità nelle curve (in francese “les virages”) fanno parte dell’atmosfera d’un derby, e i “verts” di Saint Etienne sono particolarmente conosciuti per le loro coreografie (Fig. 1, Fig. 2)

ASSOCIATION SPORTIVE DE SAINT ETIENNE

L’Association Sportive de Saint-Étienne Loire, noto semplicemente come Saint-Étienne, è stato fondato nel 1919 e disputa gli incontri casalinghi al Geoffroy Guichard, stadio appartenente alla città metropolitana di Saint-Étienne e già di proprietà dello stesso club fino al 1965. È la squadra francese che ha vinto più campionato nazionali (per la precisione dieci tra il 1957 ed il 1981, davanti a Olympique Marsiglia e PSG, entrambe a nove), e terza per titoli francesi complessivi dopo Paris Saint-Germain e Olympique Marsiglia: vanta infatti anche sei Coppe di Francia, una Coppa di Lega e cinque Supercoppe francesi. Nelle coppe europee il risultato migliore è rappresentato dal raggiungimento della finale di Coppa dei Campioni 1975-76, persa a Glasgow contro il Bayern Monaco. Diversi grandi giocatori, come vedremo più avanti, hanno militato nella fila del St Etiennte: in primis Dominique Bathenay, Dominique Rocheteau e, soprattutto, Michel Platini.

La città di St Etienne si trova all’interno di una regione a carattere prettamente industriale e, come tale, anche la squadra di calcio doveva rispecchiare, sin dalla sua fondazione, l’anima operaia della regione. In effetti, il St Etienne nacque come sezione sportiva denominata “Amicale des employés de la Société des magasins Casino”, un’organizzazione creata nel 1912 dal “Groupe Casino”, con sede a Saint-Étienne, coerentemente con la sua politica del corporativismo sportivo. Per tale motivo, la sezione, e quindi la squadra di calcio, in seguito, adottò il colore verde della catena dei negozi alimentari. Qualche mese dopo la nascita della FFFA (la Federazione calcistica francese), la squadra, chiamata AS Casino, aprì la sua sezione calcistica nel luglio del 1919. il 29 marzo 1920, su iniziativa di Albert Jacquet, segretario generale dell’azienda, l’AS Casino venne rinominata “Amical Sporting Club”, al fine di rispettare il regolamento adottato dalla federazione che vietava l’utilizzo di marche nei nomi delle squadre. Il club era riservato agli imipiegati del Casino, il centro d’allenamento si trovava su un terreno di proprietà dell’azienda. Sette anni più tardi, su iniziativa di Pierre Guichard, figlio del fondatore Geoffroy Guichard, divenuto presidente, l’Amical Sporting Club venne fusa con le “Stade Forézien universitaire” all’interno dell’Association Sportive Stéphanoise (ASS), conservando sempre il colore verde.Nel 1930 la federazione francese passò al professionismo e, in linea con i regolamenti vigenti, l’ASS dovette andare alla ricerca di uno stadio di proprietà. Il fondatore dell’azienda comprò, quindi, un discreto appezzamento di terreno che poi cedette al club onde consentire l’edificazione dello Stadio Geoffroy Guichard. Nonostante avesse ottemperato a questo primo obbligo, il club non poté iscriversi al campionato francese 1932/1933 perché non ancora sportivamente e amministrativamente pronto per il passaggio al professionismo.

Nel 1955 l’ASSE vinse il suo primo trofeo, la Coppa Charles Drago, mentre conquistò il suo primo titolo nazionale nel 1956/1957 guadagnandosi il diritto di partecipare per la prima volta alla Coppa dei Campioni, anche se fu sconfitto dai Rangers nel turno preliminare (Fig. 3)

Fig. 3 – Il St Etienne vincitore del campionato 1957/58

Nel 1961 divenne presidente del club Roger Rocher e l’anno seguente la squadra vinse la Coppa di Francia, pur retrocedendo in Division 2. Sconfisse poi il Vitória Setúbal nel primo turno di Coppa delle Coppe alla quale comunque partecipò, e tornò immediatamente nella massima divisione, vincendo, da neopromossa, il secondo titolo nazionale della sua storia, quello del 1964. La svolta arrivò nel 1967, quando la dirigenza ingaggiò come allenatore colui che aveva portato al successo lo Stade Reims, Albert Batteux. Militavano già in squadra il portiere Georges Carnus, il difensore Bernard Bosquier, i centrocampisti Robert Herbin e Aimé Jacquet, oltre agli attaccanti Hervé Revelli e Georges Bereta, ai quali si aggiunse l’allora sconosciuto Salif Keïta. Nei quattro anni successivi il Saint-Étienne vinse altrettanti campionati, ai quali si aggiunsero due Coppe di Francia (1967 e 1970) e tre Supercoppe nazionali; in Coppa dei Campioni, nell’edizione 1969-1970, sconfisse in rimonta l’esordiente Bayern Monaco di Sepp Maier, Franz Beckenbauer e Gerd Müller (Fig. 4), mentre in quella successiva venne subito eliminato dal Cagliari di Gigi Riva.

Fig. 4 – Un’immagine di St Etienne – Bayern Monaco nella Coppa dei Campioni 1969/70

Al termine della stagione 1970/1971 Carnus, Bosquier e Keita si trasferirono all’Olympique Marsiglia, mentre la panchina venne affidata a Herbin, che si è appena ritirato dal calcio giocato. In rosa c’erano già Gérard Farison, Jean-Michel Larqué, Dominique Bathenay, Christian Synaeghel e Christian Lopez, ai quali si aggiunsero Ivan Ćurković, Oswaldo Piazza e la giovane stella Dominique Rocheteau (Fig. 5).

Fig. 5 – Dominique Rocheteau, stella negli anni ‘70

Con una rosa di tale spessore, la squadra vinse due double, nel 1974 e nel 1975. Da ricordare anche le due conseguenti partecipazione alla massima competizione continentale: nella prima i francesi eliminarono lo Sporting Lisbona di Hector Yazalde, l’Hajduk Spalato (che vinse l’andata per 4-1 e fu sconfitto solo nei tempi supplementari) e il Ruch Chorzów; in semifinale fu però il Bayern Monaco ad avere la meglio. La seconda partecipazione iniziò invece con le doppie vittorie contro KB e Rangers, mentre nei quarti il passaggio contro la Dinamo Kiev di Oleh Blochin, vittoriosa per 2-0 all’andata, si concretizzò anche stavolta ai supplementari. Dopo aver sconfitto anche il PSV i francesi arrivarono alla finale di Glasgow, dove incontrarono nuovamente i tedeschi, che vinsero 1-0 e conquistarono il loro terzo trofeo consecutivo. L’ASSE vinse comunque il nono titolo, e continuò la striscia con la vittoria della Coppa di Francia 1976-1977. Quest’epoca di successi si chiuse col decimo titolo nazionale, vinto nel 1980-1981, quando c’erano in rosa anche Johnny Rep ed il giovane Michel Platini (Fig. 6).

Fig. 6 – Un giovane Michel Platini con la maglia del St Etienne

Nel 1982 uno scandalo finanziario condusse il Saint-Étienne verso un inesorabile declino con il presidente Rocher costretto a lasciare il club, passando inoltre molti mesi in carcere con la squadra a fare lo yo – yo tra Division 1 e Division 2. Nonostante le prestazioni della squadra fossero di gran lunga inferiori rispetto a quelle del passato, l’ASSE beneficiò sempre del supporto incondizionato dei propri tifosi.

Nel campionato di Ligue 1 1999/2000 il St. Etienne ottenne un insperato sesto posto e, grazie anche all’acquisto degli attaccanti brasiliani Alex ed Aloisio, i tifosi confidarono di poter rivivere i fasti del passato; purtroppo, però, nel 2001 i due sudamericani e il portiere ucraino Levyc’kyj furono sospesi per quattro mesi per aver impiegato passaporti falsi. Alla fine dello scandalo, al quale furono collegati anche alcuni dirigenti, furono sottratti sette punti in campionato ai bianco-verdi, causandone, di fatto, la retrocessione nella divisione inferiore. La squadra vinse la Ligue 2 nel 2004 e l’anno seguente riuscì a qualificarsi per la Coppa Intertoto grazie al sesto posto in campionato: dopo aver battuto il Neuchâtel Xamax i francesi non riuscirono però a superare il terzo turno contro i romeni del CFR Cluj.

Il St. Etienne tornò a giocare in Europa dopo 26 anni, grazie al quinto posto conseguito nel campionato 2007/2008: dopo aver superato i primi due turni, il club venne eliminato negli ottavi della Coppa UEFA 2008-2009 dal Werder Brema poi finalista. In campionato le cose andarono decisamente meno bene con il piazzamento al diciassettesimo posto, a soli tre punti dalla zona retrocessione, risultato, purtroppo, bissato nel campionato successivo, risultati che crearono non pochi malumori all’interno della tifoseria

Dopo un “digiuno” durato 32 anni, il Saint-Étienne vinse la Coppa di Lega 2013, battendo in finale il Rennes per 1-0 con la rete del brasiliano Brandão (Fig. 7)

Fig. 7 – I “Verts” in trionfo dopo la vittoria in Coppa di Lega contro il Rennes nel 2013

Grazie a questo successo i bianco-verdi si guadagnarono anche l’accesso ai preliminari di Europa League, competizione dalla quale furono eliminati nella fase a gironi. Il piazzamento al quinto posto al termine della stagione 2014/2015 consentì una nuova partecipazione all’Europa League l’anno seguente: dopo essere arrivati al secondo posto nel proprio girone, alle spalle della Lazio, furono poi eliminati dal Basilea nei sedicesimi di finale. nei sedicesimi dal Basilea. Finalmente, dopo due stagioni terminate a metà classifica, arrivò il quarto posto nella Ligue 1 2018/2019. Nell’ultimo campionato disputato (2020/2021), il St Etienne si è classificato all’undicesimo posto, al riparo dalle zone calde della classifica ma comunque fuori dalle posizioni che contano per la partecipazione alle coppe europee.

OLYMPIQUE LYONNAIS

Al contrario del St Etienne, parliamo di una squadra dalla storia piuttosto recente dato che la squadra nasce ufficialmente il 3 agosto 1950 come costola di un sodalizio, Racing Club de Lyon, fondato nel 1896 ma privo di una vera anima calcistica. Il primo allenatore fu Oscar Heisserer il quale diresse le operazioni il 26 agosto 1950 quando la squadra esordì battendo il Paris Charenton di fronte a 3.000 spettatori. Nel suo primo mezzo secolo di vita il Lione non riuscì mai a vincere il campionato francese e non fu raro vederlo in Ligue 2 almeno fino alla fine degli ann’80 allorché fu rilevato (giugno 1987) dal ricco imprenditore Jean –Michel Aulas il quale si propose l’obiettivo di rendere l’OL la prima squadra di Francia mirando ad un’immediata risalita in Ligue 1 (all’epoca l’OL militava nel gruppo B della seconda divisione) e ad una qualificazione alle coppe europee in non più di 4 anni.

Fino ad allora il Lione vantava una vittoria in Coppa di Francia nella stagione 1972/73 (Fig. 8)

Fig. 8 – I giocatori del Lione festeggiano la vittoria in Coppa di Francia nella stagione 1972/73 (in primo piano, con la maglia numero 9, Bernard Lacombe)

Al termine della stagione 1987/88, al termine della quale il Lione sfiorò la promozione in Ligue 1, Aulas ingaggiò come allenatore il trentaseienne Raymond Domenech, nato a Lione e calciatore simbolo della squadra negli anni Settanta, affiancandogli Bernard Lacombe, altra stella del calcio transalpino, come direttore sportivo.

L’ambizioso presidente diede alla coppia carta bianca sul mercato, consentendo ai due di scegliere i calciatori che ritenessero più adatti a centrare la promozione in massima serie. Arrivarono l’esperto congolese Eugène Kabongo e François Lemasson, cui si affiancarono giovani di valore come Bruno N’Gotty e Pascal Fugier. Trascinati da 21 gol di Kabongo, i lionesi ottennero la promozione in Ligue 1 dopo un pareggio senza reti con l’Alès, aggiudicandosi per la terza volta la Ligue 2.

La prima stagione in massima serie con Domenech fu conclusa con un ottimo ottavo posto, malgrado un inizio tribolato. Nel 1990-1991 il piano di Aulas si realizzò con l’approdo in Europa grazie al quinto posto in classifica. La vittoria contro il Bordeaux all’ultima giornata in un Gerland strapieno non sancì immediatamente la qualificazione in Coppa UEFA, che fu ottenuta solo dopo che il Monaco vinse Coppa di Francia, liberando così un posto europeo per i lionesi.

Nel 1991-1992 il club uscì al primo turno sia in Coppa UEFA che in Coppa di Francia e si salvò per due punti, terminando il campionato al 16º posto, peggior performance sotto la gestione Aulas. Il quattordicesimo posto dell’annata seguente convinse Domenech a dimettersi per assumere le redini della nazionale francese under-21. Aulas puntò su Jean Tigana e rinforzò la squadra con gli ingaggi di Abedi Pelé, Manuel Amoros e Pascal Olmeta, protagonisti dei cinque titoli consecutivi vinti dall’Olympique Marsiglia dal 1989 al 1993 e della vittoria della UEFA Champions League 1992-1993. Malgrado le attese, il Lione si piazzò ottavo, fallendo la qualificazione europea.

Nel 1994-1995, guidato da N’Gotty e da altri giovani quali Florian Maurice e Franck Gava, il Lione si classificò secondo, a dieci punti dal Nantes campione. Per i lionesi fu la seconda qualificazione in Coppa UEFA. Nella stessa stagione il club esordì in Coupe de la Ligue, competizione rinnovata nella formula. Qui fu eliminata agli ottavi di finale contro i futuri vincitori del torneo, il PSG. Tigana lasciò il Lione per accasarsi al Monaco e con lui lasciarono il club Bruno N’Gotty, che passò al PSG, e Manuel Amoros che tornò al Marsiglia. Aulas trattenne, invece, i giovani attaccanti Florian Maurice e Franck Gava.

Nel 1995-1996, sotto la guida di Guy Stéphan, il Lione, privo dell’infortunato Gava per tutta la stagione, dovette puntare su Maurice e sui giovani Ludovic Giuly e Cédric Bardon. Maurice segnò 18 gol, ma non bastarono ad andare oltre un undicesimo posto in campionato, un secondo turno in Coppa UEFA ed un primo in Coppa di Francia. Anche l’ultimo treno per l’Europa andò perduto dopo la sconfitta ai calci di rigore contro il Metz in finale di Coppa di Lega.

Nell’estate 1996 arrivarono a Lione l’attaccante Alain Caveglia e il centrocampista Christophe Cocard. Stavolta Stéphan dovette rinunciare a Maurice, fermo per sei mesi a causa di un infortunio al tendine d’Achille patito alle Olimpiadi di Atlanta. Dopo una sonora sconfitta contro l’Auxerre (7-0) alla quattordicesima giornata Stéphan fu esonerato e sostituito dal direttore sportivo Bernard Lacombe. Lacombe cambiò stile di gioco e, malgrado due eliminazioni dalle coppe, riuscì a migliorare il rendimento della squadra, portandola all’ottavo posto e centrando così la qualificazione alla Coppa Intertoto; da rilevare la vena realizzativa di Caveglia (19 reti) e Giuly (16).

Il 1997-1998, seconda stagione con Lacombe in panchina, fu caratterizzato da un deludente rendimento casalingo e da un ottimo rendimento in trasferta. Il sesto posto, ottenuto superando in classifica l’Auxerre all’ultimo turno, garantì la qualificazione in Coppa UEFA. In Coppa di Francia furono raggiunte le semifinali, miglior risultato nel torneo dal 1976, mentre ci fu la vittoria in Coppa Intertoto, il che garantì la qualificazione al secondo turno della Coppa UEFA, dove i francesi furono eliminati dall’Inter, poi vincitrice del torneo (vittoria per 2-1 al Meazza e sconfitta per 2-1 a Lione).

Nel 1998-1999 il Lione visse alti e bassi. Trascinato dai nuovi acquisti Vikash Dhorasoo e Marco Grassi, iniziò alla grande il campionato, battendo per 6-1 il Tolosa e per 2-1 i campioni di Francia del Marsiglia. Il 3 febbraio 1999 l’ambiente fu funestato dalla tragedia che colpì il portiere Luc Borrelli, morto in un incidente d’auto; nonostante l’immane tragedia, i calciatori riuscirono a terminare il campionato al terzo posto, qualificandosi per la Champions League per la prima volta nella storia del club. In Coppa di Francia il Lione uscì ai trentaduesimi di finale, mentre in Coppa UEFA fu eliminato ai quarti di finale dal Bologna (due sconfitte per 3-0 e 2-0).

Nell’estate 1999 il presidente Aulas ingaggiò l’attaccante Sonny Anderson dal Barcellona per 17 milioni di euro (cifra record per un club francese), Pierre Laigle e Tony Vairelles. Dopo un inizio incerto, la squadra si portò in vetta alla classifica alla quinta giornata. Continuò a condurre la classifica sino al 15 febbraio 2000, quando subì una pesante sconfitta a Nantes (6-1). Quattro giorni dopo fu eliminato dalla Coppa di Francia dal Bastia. La squadra, sospinta dai 23 gol di Anderson, concluse il torneo al terzo posto per la seconda stagione consecutiva, a nove punti dalla testa della graduatoria. In Europa fu eliminato dalla Champions League dal Maribor nel terzo turno preliminare e retrocesse in Coppa UEFA, dove eliminò HJK Helsinki e Celtic prima di essere eliminato, a sua volta, dal Werder Brema neii sedicesimi di finale.

Quello che era stato seminato negli anni Novanta portò i suoi frutti nel decennio successivo in cui il Lione vinse ben 7 campionati consecutivi.  A Lacombe successe nel 2000 il direttore tecnico Jacques Santini, che passò a ricoprire le vesti di allenatore. Il nuovo allenatore rinforzò la difesa chiedendo l’ingaggio dei brasiliani Edmílson e Cláudio Caçapa, nonché dello svizzero Patrick Müller. Il Lione iniziò il campionato 2000-2001 con tre pareggi consecutivi e si trovò, a metà stagione, in una posizione di mezza classifica.  In Champions League raggiunse per la prima volta nella sua storia la fase a gironi, dove, con un ruolino di 3 vittorie e 3 sconfitte, si piazzò secondo dietro al Valencia futuro finalista perdente del torneo. Nella seconda fase a gruppi ottenne 2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte e si piazzò terza a pari punti con l’Arsenal, ma svantaggiato dagli scontri diretti malgrado una differenza reti generale migliore. Grazie ad una striscia di 18 partite di fila senza sconfitte il Lione finì secondo in campionato. Vinse inoltre la Coppa di Lega prevalendo per 2-1 sul Monaco con gol di Caçapa e Müller, il primo trofeo vinto dopo la Coppa di Francia del 1972/73.

Fig. 9 – Juninho, il mago dei calci di punizione

Nella stagione successiva il Lione fece ancora meglio, aggiudicandosi il suo primo titolo nazionale. Rinforzata dagli arrivi del brasiliano Juninho Pernambucano (Fig. 9), il mago dei calci piazzati, di Éric Carrière e dall’affermazione del giovane del vivaio Sidney Govou, la squadra, dopo la sconfitta (0-2) all’esordio in campionato contro il Lens, inanellò 6 risultati utili consecutivi (5 vittorie e un pareggio) e si portò in testa. In Champions League ebbe il medesimo rendimento dell’anno precedente (3 vittorie e 3 sconfitte), ma il terzo posto nel girone dietro il Barcellona e il Bayer Leverkusen (poi finalista perdente del torneo) non garantì il passaggio del turno.

Il Lione retrocesse dunque in Coppa UEFA, dove eliminò il Bruges ai sedicesimi di finale e fu estromesso dal torneo dallo Slovan Liberec agli ottavi di finale. In campionato mantenne per larga parte del torneo il secondo posto, salvandosi in alcune circostanze al 90º minuto (come ad Auxerre, dove un gol di Govou diede ai lionesi la vittoria consentendo loro di rimanere agganciati al Lens). La lotta per il titolo si decise il 4 maggio 2002, in uno Stade Gerland tutto esaurito, quando gli uomini di Santini affrontarono il Lens capolista in un vero e proprio spareggio. Ai gol di Govou e Philippe Violeau rispose l’ex lionese Jacek Bąk, ma Pierre Laigle ristabilì le distanze (3-1). Per i lionesi fu il primo titolo nazionale dal 1944-1945 e l’inizio di un’epopea nazionale senza precedenti (Fig. 10)

Fig. 10 – La festa dei giocatori del Lione nella decisiva vittoria contro il Lens nell’ultima giornata del campionato 2001/02

Due settimane dopo la vittoria del titolo Santini annunciò che avrebbe lasciato la panchina del Lione per diventare nuovo CT della Francia. Suo successore fu Paul Le Guen, fermo da un anno dopo essersi dimesso dalla carica di allenatore del Rennes. Le Guen puntò forte sul settore giovanile affidando ruoli di primo piano a giovani come Hatem Ben Arfa, Demba Touré, Juninho, Péguy Luyindula, Jérémie Bréchet e Mahamadou Diarra, prelevato dal Vitesse.

Vinta la Supercoppa di Francia travolgendo per 5-1 il Lorient, nel 2002-2003 il Lione fece registrare in campionato larghe affermazioni contro Sedan e Bastia, ma crollò sino al 10º posto a causa degli impegni in Champions League, dove la squadra si piazzò nuovamente terza nel girone di prima fase, retrocedendo in Coppa UEFA, dove fu eliminato dal Denizlispor. Malgrado la concorrenza di agguerrite rivali come Monaco e Marsiglia, il Lione ottenne cinque 5 risultati utili di fila e vinse la Ligue 1 con una giornata di anticipo, rendendo ininfluente la sconfitta all’ultima giornata contro il Guingamp (1-4). I festeggiamenti per il secondo titolo di fila furono funestati dalla morte di Marc-Vivien Foé, centrocampista del Lione che morì per un attacco di cuore durante il match di Confederations Cup tra Camerun e Colombia del 26 giugno 2003, disputata proprio allo Stade de Gerland.

Nel 2003-2004 il Lione di Le Guen, che in estate aveva rivinto la Supercoppa di Francia battendo l’Auxerre per 2-1, vinse il suo terzo titolo nazionale consecutivo con 3 punti di vantaggio sulla seconda classificata, grazie anche agli apporti dei nuovi acquisti Florent Malouda, Michael Essien ed Anthony Réveillère. Il club, che aveva anche ingaggiato il veterano brasiliano Giovane Élber e promosso in prima squadra il giovane terzino sinistro Jérémy Berthod, non raggiunse la vetta della classifica prima del 20 marzo 2004, con un successo per 1-0 contro il Nantes. Nella Champions League, rinnovata nel format, la squadra vinse il proprio raggruppamento superando il Bayern Monaco e agli ottavi di finale ebbe la meglio sulla Real Sociedad per poi arrendersi al Porto, futuro campione, ai quarti di finale.

Fig. 11 – Essien con la maglia del Lione

Più agevole fu la vittoria del campionato 2004-2005, vinto con ben 12 punti di vantaggio sulla seconda. Le Guen trattenne tutte le stelle della squadra e puntellò l’organico con gli arrivi di Éric Abidal, Sylvain Wiltord, del difensore brasiliano Cris e dell’attaccante brasiliano Nilmar. La stagione cominciò bene, con la vittoria della Supercoppa di Francia contro il Paris Saint-Germain per 7-6 ai rigori (1-1 dopo i tempi supplementari), e proseguì ancora meglio, con la squadra che già ad ottobre era in cima alla classifica, con un ottimo margine sulle avversarie. Alla fine, fu festa per i lionesi, che nei tre anni precedenti non avevano mai vinto il titolo con più di tre punti di margine. L’avventura in Champions League ricalcò quella dell’annata precedente: il Lione vinse il proprio girone perdendo solo contro il Manchester United e precedendo gli inglesi in classifica, poi eliminò il Werder Brema (3-0 in Germania e addirittura 7-2 a Lione) agli ottavi di finale, ma ai quarti di finale perse ai rigori contro il PSV (1-1 sia all’andata che al ritorno) in un match dall’arbitraggio controverso. Il 9 maggio 2005, il giorno dopo la vittoria del quarto titolo francese consecutivo, Le Guen annunciò che si sarebbe dimesso alla fine della stagione, malgrado gli fosse stato offerto un prolungamento triennale del contratto. Michael Essien divenne il primo calciatore del Lione a venire eletto Calciatore dell’anno della Ligue 1 (Fig. 11)

Il 29 maggio 2005 Jean-Michel Aulas annunciò il nome del successore sulla panchina del club, Gérard Houllier, ex tecnico del Liverpool, che sottoscrisse un contratto triennale, tornando così in Francia dopo 17 anni. Il Lione cambiò l’attacco, affidandolo ai nuovi acquisti Fred, brasiliano, e John Carew, norvegese. A centrocampo prese Benoît Pedretti e il portoghese Tiago per colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Essien. Il reparto offensivo poteva anche contare sui giovanissimi Karim Benzema, Hatem Ben Arfa e Jérémy Clément. Nella stagione 2005-2006 il Lione iniziò il campionato con 15 risultati utili consecutivi, tra cui la partita valida per l’assegnazione della Supercoppa di Francia (4-1 contro l’Auxerre), e diversi incontri di Champions League, tra cui un 3-0 nel primo incontro della fase a gruppi, contro il Real Madrid allo Stade Gerland. Concluse il campionato a quota 84 punti, con ben 15 punti di vantaggio sulla seconda in classifica e con un roboante 8-1 all’ultima giornata contro il Le Mans caratterizzato dalla tripletta di Fred (Fig. 12, Fig. 13)

In Champions League la compagine di Houiller approdò ai quarti di finale dopo aver battuto negli ottavi di finale il PSV sia in casa che in trasferta ma fu eliminata dal Milan

Nell’estate del 2006 il Lione cedette Mahamadou Diarra al Real Madrid per 25 milioni di euro e Jérémy Clément in Scozia, mentre arrivarono Kim Källström dal Rennes, Jérémy Toulalan dal Nantes e Alou Diarra dal Lens.

Nella sessione invernale del calciomercato sarebbe arrivato Milan Baroš dall’Aston Villa (in uno scambio con John Carew). Nella stagione 2006-2007 il club lionese si aggiudicò dapprima la Supercoppa di Francia, la quinta consecutiva, superando ai rigori il PSG (1-1 dopo 120 minuti e 5-4 dal dischetto). Poi, malgrado un rallentamento nella seconda parte di stagione, vinse ancora il campionato francese, con 81 punti (alla pausa natalizia era già in testa con 50 punti) e addirittura 17 di vantaggio sulla seconda. In Coppa di Francia fu eliminato ai quarti di finale e in Coppa di Lega fu sconfitto in finale dal Bordeaux (1-0), mentre in Champions League, dopo aver concluso la fase a gironi da imbattuta per la seconda annata consecutiva, fu eliminato agli ottavi di finale dalla Roma, con cui perse per 2-0 in casa dopo lo 0-0 dell’andata all’Olimpico. Proprio in conseguenza dell’ennesimo fallimento europeo, Aulas decise di sostitutire Houllier con Alain Perrin, fresco vincitore della Coppa di Francia con la sorpresa Sochaux. Durante la sessione estivo di calciomercato del 2007 furono acquistati Fabio Grosso dall’Inter. Abdul Kader Keita  e Mathieu Bodmer, entrambi dal Lille. Dopo la sesta vittoria consecutiva in Supercoppa francese, l’esplosione dei gemelli del goal Benzema (Fig. 14) e Ben Arfa portò alla vittoria di campionato ed al bis in Coppa di Francia (vittoria per 1 – 0 in finale contro il PSG con rete di Govou), primo double nella storia del Lione (Fig. 15)

In Champions League i lionesi riuscirono a qualificarsi per gli ottavi di finale grazie a due vittorie contro lo Stoccarda (2-0 in Germania e 4-2 in Francia), al pareggio (2-2) in casa contro il Barcellona e alla vittoria esterna (3-0) ad Ibrox contro i Rangers nell’ultimo match della fase a gironi. L’eliminazione giunse, come l’anno precedente, agli ottavi di finale, questa volta per mano del Manchester United poi campione (1-1 allo Stadio di Gerland e 1-0 per gli inglesi all’Old Trafford).

Alla fine della stagione anche Perrin fu esonerato per far posto a Claude Puel: iniziava un periodo di 9 anni (fino al 2014) in cui nonostante i grandi nomi (da Miralem Pjanic al portiere Gregory Coupet, da Lisandro Lopez a Michel Bastos) ed una stabile presenza ai vertici del calcio transalpino, il Lione non portò a casa tofei se non una Supercoppa vinta nel 2012 sotto la guida di Remi Garde, la cui era si chiuse nel maggio 2014 allorchè fu sostituito da Hubert Fournier.

Il campionato 2014-2015 segnò il ritorno al vertice dell’OL. La squadra cambiò la sua filosofia, affidandosi ai promettenti giovani del settore giovanile denominati Les enfants du pays (poiché tutti residenti o nati a Lione): a Lacazette, Grenier, Umtiti e al capitano Gonalons si aggiunsero Nabil Fekir, Rachid Ghezzal, Clinton N’Jie, Corentin Tolisso, Jordan Ferri e Anthony Lopes.

Sotto la guida del nuovo tecnico Fournier la squadra visse un inizio di stagione difficile e fu eliminata dall’Europa League nel turno preliminare dall’Astra Giurgiu, eliminazione che mise fine a una striscia di 17 partecipazioni consecutive del Lione in una coppa europea. Fu estromessa subito anche dalla Coppa di Francia (sconfitta per 3-2 in casa del Nantes ai sedicesimi di finale) e in Coppa di Lega (contro il Monaco dopo i tiri di rigore agli ottavi di finale).

In campionato, però, il Lione ottenne ottimi risultati, mantenendosi in testa alla classifica per lunga parte del girone di ritorno. Alla terzultima giornata, perdendo per 3-0 a Caen, la squadra perse però ogni speranza di vincere il titolo e concluse poi al secondo posto, a 8 punti dal PSG, con Lacazette capocannoniere del torneo.

Complice il precoce infortunio di Fekir (rimasto in infermeria per sei mesi) e il doppio impegno campionato-Champions, l’inizio stagione del Lione fu negativo, con la sconfitta in Supercoppa di Francia a vantaggio del Paris SG, l’eliminazione da entrambe le coppe nazionali e l’ultimo posto nel girone di Champions League. Questa serie di insuccessi ebbe come conseguenza l’esonero di Fournier a fine dicembre sostituito dal viceallenatore Bruno Génésio.

Il 9 gennaio 2016 l’OL inaugurò il suo nuovo stadio, il Parc OL, in occasione di una vittoria per 4-1 contro il Troyes alla ventesima giornata di campionato. Ciononostante, l’inaspettata rimonta in Ligue 1 (alla fine il Lione si piazzò al secondo posto) abbinata ad una netta vittoria sul Monaco alla penultima giornata, permisero al neoallenatore di essere confermato in panchina anche per la successiva stagione. L’estate del 2016 vide gli addii di alcuni protagonisti delle stagioni passate, quali Henri Bedimo (passato a parametro zero al Marsiglia), Bakary Koné (direzione Malaga), Samuel Umtiti (ceduto a caro prezzo al Barcellona) e Gueïda Fofana (ritiratosi dal calcio giocato nonostante la giovane età a causa di un grave infortunio subito nelle stagioni passate). Al loro posto furono acquistati il difensore argentino Emanuel Mammana dal River Plate, lo svincolato Nicolas N’Koulou dal Marsiglia e il nazionale polacco Maciej Rybus dal Terek Groznyj. La stagione 2016/17 si concluse con un quarto posto in campionato ma fu caratterizzata da un buon percorso europeo in Europa League, laddove la squadra di Genesio arrivò alle semifinali per poi essere eliminato dall’Ajax (Fig. 16)

Fig. 16 – Una fase della gara di ritorno contro l’Ajax nella semifinale di Europa League della stagione 2016/17

L’estate del 2017 vide le partenze di tre pedine-chiave quali Alexandre Lacazette, Corentin Tolisso e del capitano Maxime Gonalons, oltre a quelle di Emanuel Mammana, Maciej Rybus e Mathieu Valbuena. Sul fronte degli arrivi furono ingaggiati, tra gli altri, Bertrand Traoré, Pape Cheikh Diop, Ferland Mendy, Marcelo e Mariano Díaz.

La squadra riuscì a sopravanzare di un punto il Marsiglia, finendo terza e qualificandosi così alla fase a gironi di Champions League. In Coppa di Francia fu il Caen a eliminare il Lione ai quarti di finale, mentre in coppa di lega fu il Montpellier a eliminare i lionesi agli ottavi. In Europa League il cammino si fermò agli ottavi di finale contro il CSKA Mosca. Nella stagione seguente i francesi si qualificarono per la fase a gironi di Champions League, che chiusero da imbattuti al secondo posto con 8 punti, frutto di una sola vittoria (1-2 in casa del Manchester City) e di 5 pareggi consecutivi, qualificandosi così per gli ottavi di finale. In questo turno, malgrado il pari (0-0) all’andata in casa, il Lione fu eliminato dal Barcellona, che nella sfida di ritorno si impose al Camp Nou con il punteggio di 5-1.

In campionato il Lione tenne un rendimento altalenante, ottenendo punti con le prime della classifica, ma perdendoli con squadre di media-bassa graduatoria. Dopo un inizio incerto, con due sconfitte nelle prime quattro giornate, la squadra risalì comunque la china fino a chiudere il girone di andata in terza posizione, piazzamento confermato alla fine del campionato, con conseguente qualificazione alla fase a gironi di Champions League.

Per la stagione 2019-2020 il presidente Aulas ingaggia Juninho Pernambucano nel ruolo di direttore sportivo e Sylvinho come allenatore al posto di Génésio, che aveva annunciato le proprie dimissioni già ad aprile. Le tre cessioni importanti di Tanguy Ndombele (al Tottenham per 60 milioni di euro), Ferland Mendy (al Real Madrid per 48 milioni di euro) e Nabil Fekir (al Betis per 19,75 milioni di euro) consentirono di  rinforzare l’organico con gli arrivi di Thiago Mendes, Jeff Reine-Adélaïde, Joachim Andersen, Youssouf Koné, del portiere Ciprian Tătărușanu e di Jean Lucas Oliveira. Dopo un debutto promettente (3-0 contro il Monaco e 6-0 contro l’Angers), in campionato seguiranno 3 pareggi e 4 sconfitte, una delle quali (quella nel derby contro il St Etienne) fatale per Sylvinho che venne sostituito da Rudi Garcia (Fig. 17).

Fig. 17 – Rudi Garcia sulla panchina del Lione

L’avvento dell’ex tecnico di Lille e Roma scuote l’ambiente in maniera positiva con la squadra che riesce a concludere al settimo posto in campionato (sospeso causa pandemia da Covid 19) ma, soprattutto a raggiungere le semifinali di Champions League dopo 10 anni.

L’ultima stagione disputata ha visto il Lione arrivare quarto in Ligue 1 (Fig. 18) ed ottenere la qualificazione alla prossima Europa League con l’obiettivo di tornare protagonista in patria e all’estero anche se ci sarà da affrontare la stella nascente del Lille fresco campione di Francia. 

Fig. 18 – Una formazione del Lione 2020/21

Fin qui la storia ed i successi delle due protagoniste del derby del Rodano nel calcio reale ma quale vetrina per i nostri eroi nel verde mondo delle basi basculanti?

IL SUBBUTEO

Precisiamo subito che, per entrambe, resteremo ancorati al catalogo HW dove le due squadre sono ben rappresentate con due ref dal discreto valore economico e collezionistico e si inseriscono in un filone di squadre transalpine all’epoca molto gettonato.

Partiamo dal St. Etienne, presente con la ref 146 (Fig. 19)

Fig. 19 – La ref 146 HW dedicata al St Etienne

Nella ref il St Etienne è rappresentato con la tipica maglia verde con colletto e bordi di colore bianco, calzoncini bianchi, calzettoni verdi ed accoppiata base/inner di colore verde/bianco. Si tratta di una ref non rarissima ma che, comunque, non è proprio a buon mercato.

Il Lione è presente nel catalogo HW con la ref 139, decisamente più rara e, quindi, anche più costosa della precedente (Fig. 20).

Fig. 20 – La ref 139 HW

Nella ref la maglia è bianca con due righe orizzontali rosso/blu presenti sia anteriormente che posteriormente, calzoncini blu, calzettoni bianchi con bordi rossi ed accoppiata base/inner solitamente di colore blu e bianco ma sono presenti varianti che richiamano i colori sociali con base di colore blu ed inner di colore rosso.

E con questa nota ispirata ai tanto cari colori del Kent, si chiude il capitolo dedicato a due grandi del calcio francese. Siete pronti a tornare ora nella terra d’Albione?


La scatola completa Subbuteo del campionato francese!!

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