subbuteo

Nell’ultimo Rosario del Venerdì le mie nefaste previsioni hanno trovato piena conferma: chi vuole giocare a San Benedetto del Tronto deve continuare a dotarsi di elmetto, maschere, bavagli e carta verde (che non è quella delle automobili).

Ebbene sì, le virostar del terrore non si arrendono, tanto scelleratamente martellanti quanto ridicole. E nonostante il fatto che le terapie intensive siano vuote e che il mondo intero abbia riaperto in ogni dove, continuano imperterrite a seminare terrore, a propagandare panico nella gente italica tra Omicron 2 che, per la verità, sembra più un modello di automobile, ad esternare pubblicamente pietose richieste di restrizioni esilaranti e difesa strenua di maschere e bavagli.

Un incredibile e predeterminato teatrino (e dove se non in Italia), nel quale il Ministro della Salute, il cui cognome di casuale non ha nulla, ha di recente superato se stesso fissando al prossimo 31 di marzo il termine degli incarichi da parte di Medici precari e/o non di ruolo chiamati in causa nel periodo pandemico ma, di converso, postergrando e procrastinando al 30 di aprile la fine dell’obbligo del green pass e del feticcio mascherina (sempre ammesso che ciò accada davvero: in un mese e mezzo da queste parti questi sarebbero capaci di tornare da un morto e dire che è vivo, farebbero combattere i foderi lasciando appese le sciabole).

Quale sia la ratio, il nesso, la coesistenza di queste decisioni non è dato sapere, a mio avviso non lo sa neppure chi le ha scriteriatamente assunte. Mentre i medici tornano a casa senza lavoro e senza soldi, la gente è costretta ancora ad esibire il lasciapassare. E in Europa, tanto per cambiare, i quotidiani ironizzano come sono soliti fare da decenni.

Covid e subbuteo

Dunque finché c’è Subbuteo c’è Speranza: sarebbe bello poter interpretare questo auspicio in una chiave esclusivamente positiva. Chiedo venia per l’uso di questo aggettivo ma, oramai da due anni a questa parte, è assurto a protagonista assoluto del comune lessico, della vulgar prosa al punto che il Devoto – Oli e addirittura l’Accademia della Crusca stanno studiando come e cosa si possa fare per dargli maggior lustro e rilevanza.

E invece no, almeno per quanto concerne San Benedetto del Tronto: bisognerà continuare a restare imbavagliati e mascherati, col concreto rischio di sentirsi male, considerati i lunghissimi tempi di permanenza sul parquet, la respirazione soffocata sul nascere da un feticcio posto sulla bocca, gli occhiali che si appannano e, nondimeno, da variegate forme di stress di ogni genere.

COSI’ E’ SE VI PARE recita l’inizio di una meravigliosa opera di Luigi Pirandello: per chi non lo avesse mai letto, né avesse mai assistito ad una sua rappresentazione, questo capolavoro assoluto tratta in abbrivio l’arrivo in una cittadina di provincia (quale potrebbe essere San Benedetto del Tronto) di una famiglia numerosa (ad esempio il nostro microcosmo) che riesce a sopravvivere ad un terribile terremoto (il Covid? …).

Invero mi è sovvenuto questo parallelismo iniziando a rileggere l’opera in una gradevolissima serata nell’alta bergamasca, dopo una docenza universitaria e un’analisi ispettiva dei conti presso un’azienda lombarda.

Immagino già il disagio e lo sdegno di gran parte dei subbuteisti italiani e ancor più di quelli greci, maltesi, iberici e austriaci solo per citarne alcuni, ovvero di tutti coloro che provengono da nazioni in cui da settimane, da mesi, termini come vaccini, mascherina e green pass suonano meglio se rispettivamente ancorati ad un aggettivo del latte, al Carnevale di Viareggio e ad un foglio di via automobilistico.

A Mons tutti liberi, a Vienna idem, nella cittadina marchigiana NO, di certo non per decisione o colpa del nostro splendido e laborioso ESECUTIVO.

Di contro ci sono gli irriducibili, quelli che ancora ieri, oggi ed anche domani statene pur certi, hanno sprizzato, sprizzano e permarranno ligi nello sprizzare gioia da tutti i pori, con commenti e link pubblici triti e ritriti, immarcescibilmente e instancabilmente improntati a seminare terrore, ad invitare alla massima prudenza. Tutti quelli che, in buona sostanza, si pensava avrebbero ripreso a giocare il 1° gennaio del 2057, ma che per l’irrefrenabile e l’incontenibile amore per il gioco più bello del mondo, hanno deciso encomiabilmente di anticipare i tempi di 35 anni ma, naturalmente, con tutte le precauzioni del caso, non sia mai!!

Rosario Ifrigerio
Bergamo, 21.03.2022

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