Interviste Impossibili: BIANCA AMBROSETTI

Le interviste impossibili. Quattro chiacchiere con personaggi più o meno famosi, pronti ad essere riesumati a nostro uso e consumo e a dirci la loro sul nostro Micromondo.

Si tratta di personaggi passati troppo presto a miglior vita, che hanno segnato, ognuno a modo proprio, il mondo dello sport. Ciò che ho scritto vuole essere un ricordo per loro e per le loro imprese e spunti di riflessione per noi.

Tengo a precisare che le domande e le risposte sono ovviamente inventate, e che non deve essere messo in discussione il profondo rispetto per le persone, le imprese e gli sport citati. Tutte le informazioni “tecniche” invece sono reali e riscontrabili. La principale licenza che mi sono preso, è di aver accostato a questi personaggi più o meno famosi, il nostro amato subbuteo/CDT con un taglio ovviamente fantasioso.

Buona lettura!

Ben trovati. Oggi incontriamo una giovanissima campionessa olimpica italiana. Bianca Ambrosetti.

D. Ciao Bianca e benvenuta!

R. Ciao a tutti! Sono molto contenta di essere qui!

D. Benissimo, cominciamo subito. Parlaci di te. Sei veramente molto giovane. Quanti anni hai?

R. 14! Sono nata a Pavia nel 1914.

D. Un periodo decisamente complicato! Bianca, insieme alle tue amiche della squadra femminile di atletica, hai vinto la medaglia d’argento ad Amsterdam nel 1928. Com’è nata la passione per la ginnastica?

R. Praticamente ho iniziato prima a fare la ruota che a camminare. Mi ha sempre appassionato vedere fare le capriole e mi sono appassionata così tanto che ho iniziato ad allenarmi a casa con mia mamma Maria. Poi mi sono iscritta nella società sportiva dove lei faceva la custode, la “Ginnastica Pavese“, la prima polisportiva della zona nata nel 1879. La mamma era molto severa e ci teneva molto a ben figurare. Successivamente mi sono allenata nella palestra della scuola con il professor Gino Grevi che ha preso un gruppo di bambine e le ha portate a gareggiare prima in giro per l’Italia e poi alle olimpiadi.

D. Perbacco, hai detto che ti allenavi con una società sportiva nata addirittura nel 1879! Ed esiste ancora? Raccontaci…

R. Esiste, esiste! Ad oggi si occupa prima di tutto di pesistica e ginnastica sia artistica che ritmica. In origine era nata con l’idea di raggruppare diversi sport. Si capisce già dallo stemma sociale che è formato da uno scudo con un manubrio per i pesi al centro, intrecciato da un fioretto  ed una sbarra, avvolti da una fune. Una ruota di bicicletta completa il tutto. Lo stemma rappresentava le sezioni presenti nella polisportiva. Ginnastica, ciclismo, atletica pesante (sollevamento pesi e lotta), scherma, tiro a segno e pattinaggio. I fondatori erano un gruppo di visionari che aveva capito fin da subito la necessità di una propaganda diretta e diffusa. Addirittura avevano messo in piedi una fanfara con tanto di divisa, che accompagnava le gite domenicali che facevamo nella bella stagione.

D. Impressionante come già 140 anni fa si cercasse di fare proselitismo con sistemi decisamente all’avanguardia!

R. Proseli…che?

D. Scusami! Pro-se-li-ti-smo… è un termine che si usa prima di tutto per le religioni, i movimenti, i partiti  indica l’attività che si fa per formare nuovi seguaci! Ad esempio chi come noi gioca a subbuteo…

R. Subbuteo!!! Bello!!! L’ho visto da quassù! Sembra proprio divertente! Mi piacerebbe giocarci con la mia amica Luigina Giavotti! Ci sono le femmine vero?

D. Si, poche purtroppo, ma ci sono! Il Subbuteo, come la ginnastica, non è riservato solo agli uomini! Ci mancherebbe! E come nella ginnastica, diverse fanciulle darebbero parecchio filo da torcere a noi maschietti! Ma torniamo a te. Scommetto che la tua non è stata un’avventura facile, vero?

R. Per niente. A quei tempi una ragazza che faceva sport non era vista bene. Ancora meno quelle che facevano ginnastica. Addirittura lo stesso barone Pierre de Coubertin pensava che fosse ridicolo e disdicevole lo spettacolo delle donne negli stadi. Meno male che il conte Henri de Baillet-Latour successore del barone, decise di ascoltare le battaglie femministe dell’epoca. Tornando alla parte sportiva, Io mi sono divertita molto con la nostra squadra. Ci chiamavano le “Piccole Italiane” di Pavia  e le avversarie, quando ci vedevano, dicevano “Ecco Pavia, che il diavolo se le porti via”. 

Interviste impossibili subbuteo. squadra ginnaste con Bianca Ambrosetti
La squadra femminile delle ginnaste pavesi – foto ginnasticapavese.it

D. Addirittura! Allora eravate fortissime? Vi siete allenate molto per le olimpiadi?

R. Si eravamo forti. Certo non avevamo tantissima concorrenza in quel periodo. Ma ci avevano insegnato che bisognava dare il massimo sempre, per rispetto verso chi ci guardava ma soprattutto verso noi stesse. Gli allenamenti erano abbastanza impegnativi e purtroppo i controlli medici all’epoca erano abbastanza scarsini. Al punto che mi ammalai di tubercolosi appena prima di andare ad Amsterdam a gareggiare e praticamente nessuno se ne accorse. Questo comunque non mi ha fermato e con la squadra siamo riuscite ad arrivare terze nella danza, seconde agli attrezzi e anche nel salto, e a guadagnarci la medaglia d’argento davanti a inglesi, ungheresi e francesi e dietro solo alle padrone di casa olandesi che erano anche più grandi di noi!

D. Complimenti davvero! Un’impresa non da poco, visto che già non stavi bene di salute. Però sarai almeno riuscita a vedere Amsterdam. Peccato poi non poter godere dei festeggiamenti al vostro ritorno in patria.

R. In realtà di Amsterdam ricordo bene solo lo stadio dove abbiamo gareggiato. Per il resto eravamo alloggiate sulla barca “Solunto” e non ci facevano scendere facilmente. Lo raccontava anche Lavinia Gianoni che era la piu vecchia del gruppo con i suoi 16 anni e mezzo: “troppi ragazzotti in giro, il professor Grevi ci guardava con certi occhi”. Quindi… niente! Bisogna pensare alle gare! Al ritorno a casa ci hanno premiate con un’esibizione al teatro Lirico di Milano ed un libretto di risparmio di ben cento lire. Una cifra non da poco per quei tempi.

R. Decisamente. Parliamo di una cifra importante se torniamo indietro fino al 1928. Sopratutto per una giovane bambina come te.

D. Io ero giovane ma il record non è mio ma della Gigia [Luigina Giavotti n.d.r.] lei con 11 anni e 301 giorni è la più giovane atleta donna medagliata nella storia delle Olimpiadi ed anche la più giovane italiana partecipante, oltre che medagliata, ai giochi olimpici.

R. Insomma eravate davvero una grande squadra fatta di piccole campionesse.

D. Sì. Si può dire. L’unico rimpianto è di non sapere come potevano andare le cose se avessimo continuato a gareggiare tutte insieme. Potevamo scrivere delle belle pagine di sport.

R. Capisco quello che intendi. Diciamo che ci sono molti se e non possiamo sapere come sarebbero potuto andare le cose. Una cosa però l’abbiamo imparata di certo, grazie al tempo che ci hai concesso. Le imprese sportive italiane hanno radici molto profonde nel passato e noi siamo a tutti gli effetti una nazione capace di grandi imprese… Grazie Bianca, grazie a te e alla squadra di atletica femminile delle Olimpiadi del 1928!

Ciao a tutti… alla prossima!!!

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