Il variegato e bizzarro cosmo calciotavolistico è contraddistinto, da anni, da fattispecie associative e di ominidi catalogabili in un alveo del pari eufemisticamente bizzarro ma non per questo, ancorché ovvio, non in linea con la fattispecie rappresentativa del gioco su panno verde più famoso al mondo che si caratterizza da oltre un cinquantennio in quel che fu il Subbuteo d’epoca, poi evolutosi nell’attuale calcio da tavolo. Sempre nella fermezza e negli inossidabili presupposti di una pratica del gioco ancor oggi, sia pure circoscritta al solo ambito nazionale, impiantata sull’originario gioco da tavolo di estrazione anglosassone.

In un esponenziale crescendo esecrabile-meritocratico, partendo dal peggio per arrivare, alfin, a quanto di meglio e di meraviglioso il cosmo calciotavolistico ci prospetta oggidì, segue l’elenco di “quelli che”, per finire, dulcis in fundo come d’uopo, con una storia meravigliosa, la storia meravigliosa, nella piena consapevolezza, ahimè, che le prime menzioni nell’ordine che segue, ne rappresentano una parte significativa, quelle ab ultimo, un minus per quantità ma un plus assoluto per qualità, probità e ammirazione.   

Ma andiamo per gradi:

  1. Quelli che, pur di vincere sarebbero e sono disposti a porre in essere qualunque cosa e qualsiasi comportamento nella pratica del gioco e non solo (N.d.A.: a costoro andrebbe ricordato che si tratta di un gioco dove pecunia non gira a differenza di uno sport);
  2. Quelli che, pur di vincere, vanno a prendere giocatori in ogni parte del globo terrestre magari elargendo anche integrali rimborsi spese od altro, evidentemente non classificabile nella categoria emolumentiale poiché contra lege (N.d.A.: anche a costoro andrebbe ricordato che si tratta di un gioco e che una miscellanea di stranieri od anche di italiani sparsi e residenti nelle regioni più disparate, è del tutto disallineato con le finalità e gli scopi di una ASD senza fini di lucro che ha e dovrebbe, di contro, perseguire ben altri scopi, non da ultimi se non per primi quelli sociali e umani);
  3. Quelli che, pur di mantenere dignitosamente la categoria, pescano giocatori a destra e a manca, al solo scopo di mettere insieme un quartetto decente che possa prendere parte ai campionati federali, primo ed unico scopo del sodalizio (N.d.A.: analogamente anche a costoro andrebbe ricordato quanto sub 1 e sub 2);
  4. Quelli che non hanno alcuna componente identitaria con la città che dà il nome all’associazione, salvo figure istituzionali o similari che spesso neppure giocano. Un po’ come se una ASD di Tokio annoverasse nel suo ambito un giapponese (nella migliore delle ipotesi), un cinese, un egiziano, un norvegese, un sudamericano ed un coreano (N.d.A.: a costoro andrebbero spiegate talmente tante cose che si fa prima a non dir nulla per quanto ovvie siano le considerazioni di merito, banalizzate dagli oppositori nelle consuete asserzioni di contrasto);
  5. Quelli che si sbattono da anni sul territorio locale, regionale e ovunque per promuovere e divulgare il gioco, coinvolgendo istituzioni, figli, amici dei figli e quant’altro utile alla causa; vieppiù organizzando eventi, profondendo energie, soldi e tempo sottratti alla famiglia, discapitando i propri interessi e le proprie priorità di vita a beneficio di una vision diametralmente opposta rispetto ai già citati bramosi assalitori di coppe, successi e promozioni (n. d. a.: a costoro andrebbe fatta una statua d’oro);
  6. Quelli che, come l’Esecutivo in carica, lavorano e si prodigano con così tanto zelo in molteplici e, sovente, complesse attività ed iniziative volte ad innalzare la conoscenza, l’immagine e la promozione del calcio da tavolo. Tutto ciò nonostante i loro impegni lavorativi e familiari, chi ne ha più chi meno; molti dei quali, peraltro, con rilevanti incombenze qualitative e quantitative nei loro ruoli e nelle loro mansioni professionali (n. d. a. costoro andrebbe fatto un monumento);
  7. Quelli che, come il PIERCE 14 d’un tempo e gli attuali team del BARCELLONA POZZO DI GOTTO e del MESSINA TSC, hanno cresciuto e avviato alla pratica del gioco ragazzini autoctoni (non solo figli di genitori meritori e profondamente dediti alla nostra disciplina) al punto da farli diventare degli autentici fenomeni sul piano tecnico ma prima ancora, con i loro insegnamenti, piccoli, grandi uomini. Le due squadre siciliane sono autentiche corazzate costruite in casa, i barcellonesi già assurti al ruolo di protagonisti nella massima serie con i ragazzi messinesi tecnicamente e umanamente fortissimi che ne stanno seguendo la rotta (N.d.A.:  a costoro basta dire GRAZIE. GRAZIE A FRANCESCO, A CONCETTO, A MARCO E A CESARE, dinanzi ai quali qualsiasi attestato di stima e di ammirazione non renderebbe loro adeguatamente merito);
  8. Quelli che hanno scritto una pagina meravigliosa, una storia meravigliosa che si è perpetuata di recente ma che, auspico, si perpetui quanto più possibile negli anni a venire restando sempre ben impressa nel cuore di tutti coloro che amano il gioco del calcio da tavolo. Invero un sentiment che non dovrebbe riguardare solo loro ma tutti, perché questa storia meravigliosa è patrimonio di tutti.

Mi riferisco alla SESSANA e, nello specifico, alla decisione di SAVERIO e ENZO, due genitori e due amici veri cui sono particolarmente legato, di riunirsi e ritrovarsi sul panno verde con i rispettivi figli MATTIA e LUCA, costituendo un “team familiare” con da sempre a capo l’umile e silenzioso DOTT. MARIO GALLO, fulgido e pacato esempio di vita e di cultura, oltre agli altri ragazzi di Sessa Aurunca.

Vedere scendere in campo un quartetto con due genitori e i rispettivi pargoli, nel frattempo di molto cresciuti ma da sempre innamorati del nostro gioco, è qualcosa di straordinariamente meraviglioso. Tantopiù laddove si consideri che sia SAVERIO che ENZO sono giocatori di categoria superiore avendo militato in club titolati e/o della massima serie.

Ma cosa importa ciò rispetto alla gioia di giocare con i propri figli? Cosa importa in quale serie giocano, si fosse trattata anche della serie Z o Y, cosa volete che importi? (n. d. a. a costoro sono e sarò sempre profondamente grato e auguro loro ogni bene possibile per loro stessi e per le loro famiglie).

Per l’appunto cosa importa? Bisognerebbe chiederlo ai summenzionati emeriti rappresentanti dei punti da sub 1 a sub 4.

Quelli che professano il credo del “conta solo vincere” e del “tutto il resto è noia”. Peccato che queste due massime appartengono ad altrettanti personaggi famosi che hanno fondato la loro vita su professioni dove gira la pecunia, tanta pecunia, al punto da poterselo permettere, che piaccia o no. E per quanto, soprattutto nel primo caso, risulti difficile stabilire il livello di disdicevole abominio e diseducazione ai valori e all’etica sportiva sottesi ad una siffatta deprecabile affermazione. Dovessi fare un elenco di tutti coloro che nel microcosmo calciotavolistico sono ancorati a siffatto scempio comportamentale teorico-pratico, fondante su un castello di sabbia, ahimè tipico di un modo di vivere e di pensare tutto italiano perpetuato nei secoli, starei qui a scrivere per giorni.

Provate solo a pensare se un bel giorno l’Esecutivo imponesse l’obbligo per ogni Associazione di schierare in occasione di qualsiasi evento, campionati federali in testa, un solo giocatore residente nella Regione ove ha sede il Sodalizio e tutti gli altri residenti in città o nella provincia di riferimento.

Ne scaturirebbe una riconfigurazione delle serie talmente cataclismatica da modificarne letteralmente gerarchie ed esponenti.

Non accadrà mai non abbiate timore, si fa solo per dire ma vi invito a riflettere. In fondo per i soliti noti l’unica cosa che conta è vincere, autoincensarsi e trascorrere ore, giornate, settimane a parlarne sui social attraverso decine se non centinaia di post, a discutere di risultati, classifiche, di episodi e situazioni di gioco persino banali o semplici che siano.

Meno male che, di converso, c’è una parte che fa da contrappeso alla quale la sola cosa che conta è trascorrere un weekend di relax, lontano dal quotidiano routinario e sempre più duro con i tempi che corrono. Il massimo se con i propri figli e con coloro con cui si relazionano abitualmente in presenza. Il virtuale, i quartetti d’occasione e di circostanza, le amicizie a distanza non rendono ma soprattutto, nel gioco del calcio da tavolo inteso come tale, non servono assolutamente a niente.

Rosario Ifrigerio
27.04.2022

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