Interviste impossibili: SIONA TALI LOMU

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, le “Interviste impossibili”.

Quattro chiacchiere con personaggi più o meno famosi, pronti ad essere riesumati a nostro uso e consumo e a dirci la loro sul nostro micromondo. Si tratta di personaggi passati troppo presto a miglior vita, che hanno segnato, ognuno a modo proprio, il mondo dello sport.

Ciò che ho scritto vuole essere un ricordo per loro e per le loro imprese e spunti di riflessione per noi. Tengo a precisare che le domande e le risposte sono ovviamente inventate e che non deve essere messo in discussione il profondo rispetto per le persone, le imprese e gli sport citati.

Tutte le informazioni “tecniche” invece sono reali e riscontrabili. La principale licenza che mi sono preso, è di aver accostato a questi personaggi più o meno famosi, il nostro amato subbuteo/CDT con un taglio ovviamente fantasioso. Buona lettura!

Iniziamo il nostro viaggio incontrando Siona Tali Lomu, più conosciuto come Jonah Lomu, giocatore di Rugby, nel ruolo di tre quarti ala, nato nel 1975 ad Auckland in Nuova Zelanda dove morì nel 2015 a causa di un arresto cardiaco scatenato, probabilmente, dalla sindrome nefrosica che lo costrinse ad uno stop forzato nel 1999 e al definitivo ritiro nel 2010, dopo momenti esaltanti ed un’ultima stagione da dilettante in Francia.

D. Buongiorno Jonah, benvenuto e grazie di aver accettato questa intervista!

R. Buongiorno a voi. Ma vorrei essere chiamato col mio vero nome… Siona.

D. Mi scusi credevo…

R. Credeva male! Tengo molto alle mie radici! I miei genitori sono originari dell’isola di Tonga, dopo che si sono trasferiti in Nuova Zelanda, hanno voluto mantenere sempre vive le tradizioni del nostro popolo.  Quando mi hanno iscrittto al Wesley College di Auckland, un istituto Metodista, mi hanno costretto a cambiare il nome in Jonah in onore del profeta (ma anche perché suonava simile a Siona!!) ma a me piace molto di più il mio nome originale!

D. Ok, ok… nessun problema, ci mancherebbe solo di fare arrabbiare un Marcantonio di 196 cm e 120 kg! Conosce il Subbuteo vero?

R. Certamente, in realtà conosco ovviamente meglio il Subbuteo Rugby. Dalle mie parti fece più presa rispetto al Subbuteo calcistico.

Foto tablerugby.com

D. E come le sembrano?

R. Beh mi sembrano entrambi molto interessanti e divertenti! Al Subbuteo calcistico ho giocato diverse volte con degli amici fissati più con la palla rotonda che con quella ovale. Sicuramente l’idea stessa di rappresentare una partita, sia di rugby che di calcio potendo usare i giocatori per cui tifiamo è molto intrigante… certo comprenderà che per me non è stato facile giocarci, visto che ho degli hot dog al posto delle dita. Non ha idea di quanti omini ho disintegrato per aver tirato un po’ troppo forte…

D. Ovviamente lo capisco, anche se le posso garantire di aver visto giocatori con dita “importanti”, avere una delicatezza nei tocchi, degna dei migliori chirurghi! Molto dipende dalla voglia e da quanta passione mettiamo nelle cose che facciamo…

R. Sta dicendo che non ho messo passione nella nobile arte del Calcio a punta di dito???

D. No, no… assolutamente… non mi guardi cosi male, era cosi… per dire… Maaa riprendiamo l’intervista… Prima parlava del divertimento anche nei giocatori da “imitare”. Lei è nato in Nuova Zelanda da genitori Tongani, con tutto il rispetto, parlimo di due realtà non proprio ai vertici nel mondo del calcio e soprattutto con giocatori non proprio famosissimi. Lei che squadra usava? Una legata alle sue origini? O la nazionale Neozelandese?

R. Tutto il rispetto dice? Non si direbbe! Comunque nessuna delle due. Usavo la ref 2… quella tutta blu e facevo finta fosse l’Auckland Blues. Una delle squadre dove ho giocato, che faceva attività in Franchise.

D. Franchise? In che senso?

R. Praticamente, in ambito sportivo, il termine serve ad indicare una società professionistica che opera in una determinata area. Lo scopo princicipale del Franchise non è di assicurarsi un risultato sportivo ma di produrre profitti. La performance sportiva diventa solo uno dei mezzi per realizzarli, gli altri sono il merchandising, i diritti televisivi e l’offerta di posti esclusivi nell’impianto di gioco a prezzi diciamo non per tutti.

D. Interessante… E complimenti… lei è davvero preparato sull’argomento. Crede che questo modello possa essere applicabile anche al Subbuteo attuale?

R. Perché no? Certamente sarà difficile proporre biglietti costosi per vedere due settantenni correre intorno ad un tavolo sbraitando come indemoniati, ma il merchandising già viene fatto. Siamo d’accordo che non è fatto nel modo migliore e soprattutto non è strutturato, ma si potrebbe senz’altro fare. Allo stesso modo i diritti televisivi, chiaramente senza scomodare paragoni fuori luogo tipo la Rai, Sky o Netflix…

D. Questa me la segno che non si sa mai… Torniamo a lei… Siona Tali Lomu… ad oggi, lei è stato il più giovane neozelandese ad aver disputato un test match con i mitici All Blacks e, con ben 15 realizzazioni in due edizioni di torneo, è il miglior marcatore di mete nella Coppa del Mondo insieme al sudafricano Bryan Habana… è nella International Rugby Hall of Fame e nella World Rugby Hall of Fame, ed ha ricevuto l’Ordine al Merito della Nuova Zelanda. Tanta roba per un giovanotto di belle speranze…

R. Già. Diciamo che, nonostante la salute non mi abbia assistito, mi sono tolto qualche soddisfazione… ho anche un personale di 10 e 8 sui 100 metri piani… ma la ribalta vera e propria è arrivata ai mondiali del 1995 in Sudafrica. Precisamente nella semifinale contro l’Inghilterra. Dopo appena un minuto e mezzo Graeme Bachop mi ha passato la palla sul fronte sinistro. Mi sono messo a correre. Tony Underwood ha provato a fermarmi. Niente da fare. Continuo a correre e allora ci prova Will Carling a buttarmi giù. L’ho allontanato con un braccio. E via, di nuovo a correre, palla in mano, il fuoco negi occhi, determinato a fare meta. Quando mi sono trovato davanti Mike Catt, gli sono letteralmente passato sopra, per poi arrivare a segnare i primi punti che ci avrebbero portato alla vittoria e avrebbero anche dimostrato la potenza che la squadra mise in campo in quella partita. Davvero un momento indimenticabile. Peccato aver perso poi la finale contro i padroni di casa solo per un drop, un calcio da tre punti tirato in mezzo ai pali. Pazienza…

D. Storia davvero suggestiva. Questa è l’ennesima dimostrazione che le cosiddette “nuove leve” servono in ogni sport. Giusto?

R. Assolutamente sì. È una regola che vale sempre. Uno dei problemi che accomunano il Subbuteo ed il Rugby è quello di avere poca visibilità e poco ricambio. Bisognerebbe investire molto di più sulla ricerca di nuovi giocatori che spesso non si avvicinano solamente perché non sanno che esistono squadre organizzate, campionati, trofei da vincere, record da battere. La promozione a tutto tondo, dovrebbe essere uno degli obbiettivi principali di chi gioca. Naturalmente il concetto di visibilità è strettamente collegato con la ricerca dei nuovi campioni. Nel Subbuteo credo non sia un caso se l’età media dei giocatori più forti in assoluto, si stia abbassando sempre più. Questo, se sfruttato adeguatamente, potrebbe diventare un volano incredibile per trovare i nuovi Flores, Ciccarelli, Colangelo, Huynh…

D. Siona mi stupisce! Quindi ci segue?

R. Certo che si! [sorride! n.d.r.] Guardi che l’ho presa in giro prima, quando ho fatto la faccia cattiva! Noi giocatori di rugby siamo così, si combatte durante la partita, poi tutti a bere! Sì, vi seguo soprattutto quando ci sono i campionati del mondo, sperando sempre di poter vedere anche la nazionale Neozelandese contendere il titolo all’Italia o alla Spagna! Ma quassù abbiamo tempo, possiamo aspettare… e voi?

funerale Siona Tali Lomu

Ringrazio Siona Tali “Jonah” Lomu, per aver inaugurato questa nuova rubrica e ringrazio anche chi ha deciso di perdere qualche minuto per leggerla. Questo gigante passato troppo presto a miglior vita, ha lasciato il segno nel rugby mondiale. Mi è sembrata una buona idea iniziare da lui… Alla prossima!

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