L’incolmabile distanza dell’agonista di subbuteo

Purtroppo più passano gli anni e più mi accorgo che c’è una distanza siderale tra il club di subbuteo e l’associazione di subbuteo. Una distanza definita non tanto dai giocatori, ma dalla mentalità degli stessi che gestiscono anche i club (o credono di farlo).

Abbiamo già parlato di come è possibile gestire un’associazione, ma ancora ieri sentivo discussioni surreali sulla miglior gestione, organizzazione e sedi di gioco. Pur rispettando tutte le idee, ci sono delle regole base che non sono negoziabili e men che meno aggirabili.

Sentire parlare, nonostante la situazione attuale davvero difficile per le associazioni ridotte alla “fame”, di risistemare i “garage” di casa per andarci a giocare, non fa sorridere, fa rabbrividire! Dopo anni che si cerca di dare un’immagine al gioco, si cerca di portare fuori (dai garage) i club per dare una serietà organizzativa, oggi qualcuno pensa di tornarci dentro!! Come se l’uomo dovesse tornare nelle caverne a vivere con i falò.

Davvero qualcuno pensa di poter organizzare un “corso di calciotavolo” nel garage di casa? A parte la mancanza del minimo indispensabile (basti pensare al bagno), siete sicuri che un genitore affiderà mai il proprio figlio ad uno sconosciuto nel suo garage!? Scusate la domanda retorica, ma almeno rende bene l’idea del livello della proposta…

Altra idea, già più percorribile e adottata dalla grandissima maggioranza, i circoli privati. Soluzione intermedia sulla quale, purtroppo, ci siamo fermati. Non è la soluzione migliore, indubbiamente, ma già qualcosa di meglio rispetto al garage sopra menzionato. I limiti del circolo privato sono gli spazi che spesso devono essere condivisi. La risposta “tanto siamo in 5” non vale. Se così è non siete un’associazione, ma semplicemente cinque amici mascherati da associazione perché obbligati per poter giocare a livello “agonistico”. Va da sé che non abbiate la minima idea di cosa sia la promozione, una scuola subbuteo e lo sviluppo locale. Fintanto che giocate esistete, quando due smetteranno chiuderete. Di fatto un’associazione inutile.

Resta il fatto che il circolo privato non è eccezionale gli occhi di un genitore che ha ben altra idea di una sede di club, solitamente esclusiva, l’organizzazione, solitamente specifica e gli ambienti dove si svolge il gioco che dovrebbero essere interamente dedicati. Per fare un esempio calzante, le sedi di club top potrebbero essere Subbuteoland di Reggio Emilia e il Centro Sportivo in Miniatura di Roma. So perfettamente che sono frutto di investimenti e grande lavoro, ma questa è la via, non ci sono scorciatoie. Oggi avremmo dovuto essere tutti, o quasi, in queste situazioni. Invece siamo al livello che sapete con alcune eccezioni anche messe peggio…

Il movimento nazionale di calciotavolo subbuteo ha un limite insuperabile (ormai): sono tutti giocatori e pochissimi, parliamo di una decina su un migliaio di giocatori, ha mai intrapreso esclusivamente la carriera di dirigente o tecnico della propria associazione. Tutti giocano, tutti vogliono allenarsi con l’amico e a pochissimi interessa davvero la mission di qualsiasi associazione: lo sviluppo! Per i club di subbuteo la mission è giocare… e non c’è nulla di male nel voler giocare, ma non basta, anzi!

Tralasciamo quelli che hanno mille idee geniali, ma le devono fare gli altri! Quelli che vivono di virtualità e si affidano ai like o alle persone raggiunte da un post. Attività decisamente utile se finalizzata a qualcosa, ma totalmente fine a sé stessa se non c’è un punto di arrivo per le “migliaia” di persone che vengono raggiunte (sarebbe poi da spiegare cos’è effettivamente una persona raggiunta da un post: metà tra niente e “Guarda che gioco, esiste ancora!!”).

Cosa possiamo fare?

Tanto, ma anche nulla. A mio avviso manca la base per poter fare qualcosa e quindi, forse, non possiamo fare nulla. Seguo però, con grandissimo interesse, l’attività sia della FISCT che della Lega Nazionale Subbuteo e devo dire che vedo ancora tanto entusiasmo. Se andiamo nel concreto, però, vedo anche che alla fine sono sempre soli. Chi gestisce o prova a farlo, resta sempre da solo!

In un momento come questo dovrebbe essere automatico per tutte le associazioni programmare il domani (perché ci sarà un domani, a meno che non chiudano il 90% dei club e non è così impossibile anche se qualcuno vive in un mondo parallelo credendo che tutto vada bene…), iniziare a mettere su carta progetti da sviluppare, idee da discutere, opportunità da sfruttare, invece cosa si vede? Chi si trova di “straforo” per farsi la partitina, gente che si sente sui gruppi social per quattro chiacchiere, tanti che abbandonano e si dedicano ad altri giochi (anche nomi importanti, molto importanti nel nostro ambiente). Insomma una situazione che non lascia presupporre nulla di buono.

Però, (c’è sempre un però) forse una luce in fondo al tunnel potrebbe cominciare a vedersi. Non tutti sono passivamente in attesa dello sviluppo degli eventi, Ci sono gruppi di persone che si incontrano (virtualmente), discutono, progettano e gettano le basi per una ripartenza con un passo completamente diverso da quello degli ultimi anni, con una strategia ben definita a tavolino e non “perché io ne so e tu no” come avvenuto fino a ieri.

Forse danno anche un po’ fastidio. A volte nel sistemare gli strati di polvere si potrebbero trovare scheletri dimenticati dai vecchi inquilini e chiedendo spiegazioni magari sentirsi dire che è meglio lasciar perdere e metterci una pietra sopra. Insomma, pare che questo periodo di transizione appena iniziato stia procedendo in modo perfetto.

Ho solo un grande dubbio: sarà troppo tardi?


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